Inchiesta: Crisi economica europea

Eurolandia: la Germania sferza l'Europa

La cancelliera Angela Merkel: "Se volete il nostro aiuto per salvare la moneta unica, va applicato un Patto per la competitività". Ma i contenuti fanno tremare i polsi a molti Paesi e la commissione Ue teme di essere esautorata.

Crisi economica Ulisse Spinnato Vega — 08/02/2011
Titolo: Il cancelliere tedesco Angela Merkel
Fonte: Immagine dal web

Germanizzare l'Europa: sembra uno slogan hitleriano, ma in realtà non è nulla di così crudele. Angela Merkel, è ovvio, non ha niente a che vedere con il Fuhrer, tuttavia il suo piano per avvicinare l'economia europea a parametri d'efficienza tedeschi sta mettendo in subbuglio la commissione Ue e molte cancellerie continentali.

IL TANDEM FRANCO-TEDESCO. Stavolta Berlino ha cercato l'intesa con la Francia e questa sorta di nuovo direttorio ha un obiettivo preciso: imporre un 'Patto per la competitività' (da affiancare al Patto di stabilità riveduto e corretto) come condizione per potenziare il fondo salva-Stati nato a seguito della crisi greca. Il progetto riguarda in prima battuta i 17 Paesi della zona euro e il ragionamento della Germania è chiaro: se volete che mettiamo soldi per le nazioni in difficoltà e salviamo la moneta unica, queste nazioni si devono avvicinare a standard tedeschi di salute economica e finanziaria. Berlino paga interessi molto bassi (che fanno da riferimento per tutti) sul rimborso del proprio debito. Quindi, condividere parte di esso con Paesi più deboli in un organismo finanziario comune significherebbe perdere una quota dei vantaggi garantiti attualmente dai propri titoli.

I PUNTI DEL PIANO. Il piano Merkel-Sarkozy ha suscitato vivaci reazioni sia sul metodo che sul merito. La commissione Ue si sente emarginata e tende a difendere l'approccio comunitario rispetto a quello intergovernativo. Ma nello scorso weekend, al Consiglio dei 27 capi di Stato e di Governo, la Merkel ha risposto: "Dirigismo? Non si può discutere in 27. La cooperazione sulla competitività dovrà essere fatta prendendo esempio dai migliori". Sul fronte del merito, i contenuti del piano fanno tremare i polsi a molti Paesi: un tetto all'indebitamento stabilito con leggi nazionali o addirittura inserito nelle Carte costituzionali; un innalzamento dell'età pensionabile a 67 anni; l'abolizione dell'indicizzazione automatica dei salari sull'andamento dei prezzi (presente ancora in pochi Paesi come la Francia) e l'armonizzazione delle politiche per il lavoro e della tassazione sulle imprese per favorire la circolazione delle persone ed evitare fenomeni di dumping, come quello che vede protagonista l'Irlanda.

LE VOCI CONTRARIE.
L'opposizione di molte cancellerie al Consiglio europeo è stata durissima. La Polonia, l'Austria (che ha detto no soprattutto sul tema dell'età pensionabile), l'indebitato Belgio (contrario all'abolizione del vincolo salari-inflazione) e il Lussemburgo (noto paradiso fiscale) hanno subito risposto picche. Spagna, Portogallo e Irlanda hanno cercato di fare buon viso a cattivo gioco, visto che il loro destino è in parte legato alla salute dell'Efsf. L'Italia ha un grosso impaccio che è il debito pubblico, ma a fine vertice il premier Berlusconi è apparso troppo preso dalle vicende nostrane per impegnarsi in una posizione chiara sui temi discussi a Bruxelles. In ogni caso, il duo Germania-Francia ha notato che le contrarietà erano forti e generalizzate, quindi ha deciso di soprassedere. Ma solo per il momento: il piano verrà infatti discusso in un vertice straordinario che si terrà prima di quello del 24-25 marzo, data nella quale si dovrebbe arrivare a un accordo complessivo sulle misure per far fronte alla fibrillazione dei debiti sovrani e di molte banche di Eurolandia.

IL RAFFORZAMENTO DELL'EFSF. In ballo rimane il potenziamento del fondo salva-Stati, che ha iniziato a emettere titoli propri (una sorta di introduzione surrettizia degli eurobond caldeggiati da Tremonti e rifiutati dalla stessa Germania) ben accolti dai mercati e in grado di raffreddare la crisi della moneta unica. La dotazione attuale è di 440 miliardi, ma circa la metà non può essere realmente spesa perché ha una funzione di capitale di vigilanza. Il suo sblocco potrebbe avvenire solo se aumentassero le garanzie fornite dai singoli Paesi. Inoltre, si discute in merito alla possibilità che il fondo acquisti bond dei Paesi dell'euro. Altro tema delicato è il nuovo stress test per le banche europee da effettuare in primavera. Il precedente esperimento non è stato soddisfacente, visto che la simulazione di crisi è stata agevolmente superata anche da istituti di credito come quelli irlandesi che poi, alla prima fibrillazione finanziaria, sono finiti gambe all'aria.