Inchiesta: Discarica Malagrotta

Rifiuti: Malagrotta story, tra illegalità sanate e interventi a norma rimasti sulla carta

Dalla direttiva Ue sul conferimento dell'immondizia al decreto Seveso II. Intanto, l'ordinanza del sindaco Alemanno a tutela della salute è scaduta. L'individuazione di un sito alternativo alla discarica? È la saga che più appassiona i politici locali.

Inquinamento e Rifiuti Paola Alagia — 17/01/2011
Fonte: Immagine dal web

Che cosa è accaduto lo scorso 14 gennaio? Per i cittadini del Lazio e in particolare di Roma, poteva limitarsi a essere il giorno di presentazione della nuova squadra di assessori del sindaco Gianni Alemanno che, a metà mandato, ha deciso di rottamare la sua prima giunta. 

E invece è andata in onda un'altra puntata della saga politica di Malagrotta. Il primo cittadino della Capitale, neanche un mese fa, aveva gettato la spugna, lasciando al governatore del Lazio, Renata Polverini, il difficile compito di individuare un sito alternativo alla discarica più grande d'Europa. Quale migliore esempio dello scaricabarile e dell'incapacità di assunzione di responsabilità che è un po' il leit-motiv per leggere la storia infinita dei rifiuti romani?

LO SCARICABARILE ISTITUZIONALE. "Sia la Regione – ha detto il sindaco dando il via alla fase due a Palazzo Senatorio – ad individuare un nuovo sito alternativo a Malagrotta, che è di per sé una vergogna". Alemanno non si è limitato a questo auspicio, ma ha anche dispensato consigli: "La Regione non deve parteggiare per il Comune o la Provincia, ma individuare il sito più idoneo dal punto di vista ambientale". Rimpalli di responsabilità come questo, insieme a silenzi carichi di conseguenze e atti lasciati a metà, hanno fatto grande la discarica di Roma che dagli anni '60 a oggi ha finito col sotterrare oltre 60 milioni di tonnellate di rifiuti indifferenziati, e che da sei anni aspetta di essere chiusa. 

Malagrotta, infatti, ha raggiunto la sua anzianità di servizio, ma per una sorta di 'accanimento terapeutico' si continua a tenerla in vita a colpi di proroga di dodici  mesi in dodici mesi, in spregio alle leggi, all'ambiente e alla salute dei cittadini. A tutto vantaggio, invece, del proprietario della discarica e, evidentemente, delle classi dirigenti, a prescindere dal colore politico. Come spiegare, altrimenti, il fatto che l'incapacità degli enti locali nell'individuazione di un sito alternativo a Malagrotta sia stata compensata, anche se per ora solo a livello di annuncio, dalla prontezza di riflessi di Manlio Cerroni? Il proprietario della mega discarica, infatti, quasi due mesi fa, già annunciava il suo nuovo asso nella manica per il post Malagrotta: la discarica di Monti dell'Ortaccio, nel municipio XV.

LE ILLEGALITA' SANATE...Tutta la storia degli impianti sorti nei pressi del quartiere Massimina di Roma è punteggiata di illegalità sanate a suon di atti amministrativi e di interventi a norma lasciati sulla carta. Tanto per cominciare, nel territorio laziale è dal 1988 che sono stati autorizzati la discarica, la raffineria e l'inceneritore per rifiuti ospedalieri senza preventive analisi ambientali. E, poi, c'è la perdurante noncuranza dei dettami europei: la direttiva Ue numero 31 del 1999 (quella che vincola l'ingresso in discarica solo ai rifiuti pretrattati)  non solo è stata recepita con quattro anni di ritardo, per essere applicata dopo altri due (attraverso il decreto del 3 agosto 2005), ma è rimasta comunque lettera morta. Fino a questo momento, infatti, il regime di funzionamento degli impianti di Cerroni non ha subito modifiche  e così circa l'80 per cento dell'immondizia indifferenziata prodotta nella Capitale continua ad essere conferita a Malagrotta. Il 2005, in ogni caso, rappresenta un anno nodale per gli sviluppi della discarica grazie alle due ordinanze (la numero 14 e la 16) di Marco Verzaschi. Il commissario straordinario per l'emergenza di rifiuti della giunta Storace ha dato  il via libera alla doppia linea di gassificazione sull'ottavo colle d Roma.

… E LE NORME NON RISPETTATE.  Un gassificatore in un'area ad alta concentrazione di impianti industriali, già gravata dai rifiuti della discarica, costituiva un danno per l'ambiente e per la salute. I comitati di residenti e lo stesso comune di Roma si sono a lungo affannati a ripeterlo senza ottenere risultati. I piani imprenditoriali di Cerroni, infatti, sono andati avanti lo stesso. Non hanno subito alcun rallentamento neppure dal decreto Seveso II del '99.  Entrambi i vincoli posti dal provvedimento (sia la classificazione dell'area quale "sito a rischio d'incidente rilevante", sia l'obbligo delle consultazioni dei cittadini), infatti, sono stati puntualmente evasi. Seppure sia rimasto sulla carta  il successivo piano regionale dei rifiuti targato Marrazzo (l'ex presidente della Regione Lazio), che non contemplava alcuno stop al gassificatore, quest'ultimo è stato ugualmente portato termine. Pure la storia dei commissariamenti pone il Lazio fuori legge: un anno per stilare un piano, ma dal 1999 al 2008 è stato solo un susseguirsi di commissari straordinari per fronteggiare l'emergenza. Un nuovo piano regionale adesso esiste, ha ricevuto il disco verde della giunta Polverini, ma in questi mesi dovrà essere approvato dal consiglio.  

E' 'SPARITO' IL DOCUMENTO DI ESPERTI DI VELTRONI. Accanto alle illegalità nascoste sotto il tappeto, però, ci sono tanti atti rimasti incompiuti. Che fine ha fatto, ad esempio, il documento stilato dalla commissione di esperti di veltroniana memoria? L'ordinanza grazie alla quale l'allora sindaco di Roma dava il via a tale commissione risale al 2002 e allo stesso anno rimanda anche la fine dei suoi lavori per migliorare la gestione dei rifiuti nella Capitale. "Una delle conclusioni degli esperti – mette in evidenza Massimiliano Iervolino dei Radicali italiani che ha studiato con attenzione il documento – è stata quella di superare il cassonetto multi materiale stradale, che raccoglie in maniera indifferenziata sia il vetro che la plastica, per passare a quello monomateriale. Ma dopo nove anni i bidoni blu sono ancora tutti lungo le vie di Roma". Tale atto, tuttavia, non è il solo rimasto chiuso in fondo a un cassetto. 

È SCADUTA L'ORDINANAZA ALEMANNO A TUTELA DELLA SALUTE.
Le rilevazioni effettuate, da febbraio a maggio scorso, dall'Agenzia regionale per la protezione dell'Ambiente (Arpa Lazio) nella mega discarica di Malagrotta, hanno segnalato un altissimo inquinamento delle falde acquifere. Le istituzioni, però, fino ad ora non hanno preso alcun provvedimento. La stessa ordinanza emanata dal sindaco Gianni Alemanno, il 12 novembre scorso, che fissava in un mese la dead-line per avviare i controlli nell'area e adottare misure a tutela dell'incolumità pubblica, non ha sortito effetti pratici. I termini sono scaduti e non è accaduto nulla. Non è scattata neppure la denuncia all'Autorità giudiziaria, anch'essa contemplata nell'ordinanza in caso di inottemperanza delle prescrizioni.