Inchiesta: Inchiesta Aiazzone

Aiazzone: Holding dell'Arredo fa crac. Fatturato al lumicino

Prosegue la nostra inchiesta ? Cronaca di un fallimento annunciato. Da dove nasce? Quali le possibili conseguenze? A dicembre ricavi ridotti a 600 mila euro. Panmedia ai lavoratori: ?Non possiamo dare scadenze sui pagamenti?

Cronaca economica Ulisse Spinnato Vega — 18/01/2011
Fonte: Ulisse Spinnato Vega

Piove sul bagnato? Forse è meglio dire che macerie si aggiungono a macerie. Il fallimento di Holding dell'Arredo è come una piccola bomba che deflagra su ciò che resta dei marchi Aiazzone-Emmelunga.

IL FALLIMENTO DI HOLDING. Il tribunale di Roma, infatti, non ha accettato le condizioni avanzate dalla società di Renato Semeraro, guidata nell'ultima fase dal liquidatore Maria Carpina di Flumeri (persona di fiducia di Gian Mauro Borsano e un tempo segretaria di Giuliano Amato). L'ex Emmelunga sembrava destinata ad affiancare B&S con una seconda procedura di concordato preventivo e una proposta che voci insistenti davano intorno al 14%. La sentenza 1/2011 del 5 gennaio scorso (trascritta in Camera di Commercio giorno 7) ha sancito invece l'irricevibilità delle garanzie offerte. Il giudice ha affidato la curatela fallimentare all'avvocato Sergio Scicchitano, legale di rango del foro di Roma, esperto di 'infarti' societari e già amministratore di aziende pubbliche. Sulla sua figura si tornerà a breve, qui conta comprendere come nasce il crac di Holding e quali possono essere le conseguenze sulla gestione del marchio Aiazzone da parte dell'affittuaria Panmedia.

I NUMERI DEL CRAC. L'ultimo bilancio disponibile di HdA è quello 2009. I prodromi dello sfascio erano già allora molto evidenti, malgrado la ricapitalizzazione del 2008 da 3,4 a 8 milioni di euro. Prima di tutto, un fatturato crollato a 74 milioni dai 118milioni di fine 2008. Poi un rosso di esercizio da 22 milioni, il patrimonio netto piombato a -13,6 milioni e un crollo di tutti i principali indicatori di redditività: dal Margine operativo lordo (-24,4%) al Roa – il Return on assets, in pratica l'utile netto rapportato al totale delle attività – (-26,5%), giusto per fare due esempi. Naturalmente c'era stato un crollo delle immobilizzazioni finanziarie, tra partecipazioni e crediti, da 6,8 milioni a 855 mila euro. E nelle pieghe del bilancio salta all'occhio un assottigliamento delle disponibilità liquide da 1,2 milioni a 500 mila euro, nonché un'impennata del disagio sui prestiti emessi da 1,7 a 4,5 milioni.

CHI E' SERGIO SCICCHITANO? Il tracollo era inevitabile? A guardar bene, il totale passivo era sceso nel 2009 a 76 milioni contro gli 86 del 2008 e i costi di produzione erano stati tagliati o comunque tenuti a bada. Ma la differenza l'ha fatta il tonfo verticale del valore della produzione. "La verità è che si è voluto far fallire Holding per salvare B&S e le persone care all'ingegner Borsano che ci stanno dentro – insistono molti fornitori – Tutto il marcio è stato caricato su una società che non serviva più a nessuno". E i dipendenti: "Lo sapevamo da tempo che sarebbe finita così". Adesso toccherà a Scicchitano capire quanto pesa "il marcio", distinguerlo dagli asset utili e provare a vedere in che misura possono essere soddisfatti i creditori. Il legale calabrese con studio in Prati, a due passi da Piazza Mazzini, è un esperto di queste cose. Al Tribunale fallimentare di Roma lo conoscono bene per il suo ruolo di coadiutore giudiziario nell'amministrazione straordinaria del Gruppo Cirio e soprattutto perché è stato il liquidatore giudiziale della Federconsorzi. Nel suo curriculum c'è la militanza politica nell'Italia dei valori (è pronto a candidarsi al Senato in caso di elezioni anticipate) e la delega alla Tutela dei consumatori affidatagli da Walter Veltroni quando l'esponente del Pd era al primo mandato in Campidoglio. Attualmente è anche presidente di Lazio Service Spa. Nannimagazine.it lo raggiunge telefonicamente e Scicchitano esordisce: "Guardi, ho accettato l'incarico del Tribunale appena mercoledì scorso. Ancora devo studiare le carte. Posso dirle che al momento i creditori identificati sono 825. Adesso si tratterà di censire attività ed asset per venderli nel miglior modo possibile".

LE CONSEGUENZE PER PANMEDIA. Giovedì pomeriggio Scicchitano incontrerà Giuseppe Gallo, amministratore unico di Panmedia. Quest'ultimo è, a detta di chi l'ha visto negli ultimi giorni, molto preoccupato per l'esito (davvero imprevisto?) della vicenda Holding. In quanto conduttrice (ossia affittuaria) di beni detenuti dalla società fallita, la piccola Spa pubblicitaria torinese potrebbe soffrire pesanti conseguenze sia sul fronte imprenditoriale che finanziario. Primo: alcuni dei punti vendita conferiti in locazione rischiano di finire nel mirino della curatela fallimentare. Per esempio l'ex Emmelunga di Chieti-Pescara, che tra l'altro è forse l'unico ceduto per via diretta a Panmedia (senza l'intermediazione delle Srl satellite Emmeuno, Emmedue o Emmecinque). Secondo: Scicchitano avrà forse qualcosa da ridire sui canoni d'affitto di sicuro vantaggio che Gallo versa alla proprietà degli store? Nannimagazine.it aveva pubblicato tempo fa il contratto di locazione Holding-Panmedia e chiunque ha potuto notare le ottime condizioni spuntate dalla società torinese. Lo stesso curatore fallimentare racconta: "Quel canone è uno degli aspetti salienti della vicenda. Holding dell'Arredo era stata svuotata e incassava l'affitto come una sorta di nuda proprietaria. Proprio oggi è stato nominato un consulente tecnico che ne valuterà la congruità. Secondo la legge, entro 60 giorni dalla dichiarazione di fallimento - aggiunge Scicchitano - il curatore può subentrare nella locazione o sciogliersi dal contratto. Il giudice delegato prenderà questa decisione: si potrà proseguire oppure io mi svincolerò. Però capisco che ciò creerà problemi ai punti vendita e alle maestranze. Mi spiace, ma il fallimento è di norma una procedura liquidatoria, non gestoria". Se Panmedia chiedesse mai di andare avanti anche a fronte di un canone più alto? "A quel punto dovrei verificare lo status, le condizioni economiche di Panmedia", chiude Scicchitano. E lì i nodi verrebbero di certo al pettine.

LA POSIZIONE DI GIANNI SEMERARO. Dai documenti camerali ancora non risulta, ma gira voce che proprio il negozio di Pescara sia stato oggetto di un atto notarile firmato giusto pochi giorni prima la sentenza di fallimento. Il 2 o il 3 gennaio, passate appena le sbornie del Capodanno, il punto vendita abruzzese sarebbe stato ceduto in via definitiva a Gianni Semeraro, l'uomo della provvidenza che dovrebbe salvare la situazione e che in realtà si sta prendendo sei dei migliori punti vendita del marchio Aiazzone (Siracusa, Catania, Lamezia, Bari, Pomezia e appunto Chieti-Pescara). Nannimagazine.it non ha potuto riscontrare la notizia. Ma se fosse vero, cosa se ne potrebbe dedurre? Che il fallimento non era poi così imprevisto? Che Gianni Semeraro ha sbattuto i pugni sul tavolo e ha chiesto una contropartita precisa di fronte alla clamorosa svolta? Sono supposizioni, però è certo che i locali di Pescara sono vuoti e il magazzino è stato liberato il 15 gennaio. Le voci di una cessione definitiva riguardano anche Siracusa (ex B&S), mentre per il resto si tratterebbe di subaffitti, almeno in prima battuta. Gli smantellamenti, comunque, proseguono con alacrità pure a Lamezia e Catania. Va precisato che in alcuni casi la revocatoria fallimentare ha effetto retroattivo, per cui i beni venduti (o ceduti a titolo di proprietà) possono essere reclamati dai creditori. L'acquirente terzo, però, può essere tutelato se viene dimostrata la sua buona fede e soprattutto se il prezzo pagato per l'acquisto del bene risulta adeguato.

I GRATTACAPI DI GALLO. Si era già scritto in queste pagine che Gianni Semeraro non si sarebbe lanciato a testa bassa nell'avventura Aiazzone finché non fosse stata chiara la sorte di B&S e Holding dell'Arredo. Adesso, il fallimento di quest'ultima cambia le carte in tavola e rende più guardingo l'imprenditore di Erbusco. In tale situazione, è possibile per i creditori esercitare azioni penali nei confronti dei debitori e qualche bene 'sparito' potrebbe rientrare in gioco. Inoltre, si aprono spiragli per i crediti privilegiati che invece nella procedura di concordato risultano spesso penalizzati. Gianni Semeraro, in ogni caso, rimane alla finestra, manda un suo rappresentante alle riunioni aziendali di Panmedia e osserva Gallo dibattersi nel mare agitato di una gestione industriale difficilissima. I piani del manager di Lavello appaiono ora scombussolati e chi lo ha incontrato il 13 dicembre a Torino, ne ha notato l'atteggiamento dimesso, quasi sconfortato. "Non posso dare uno scadenzario preciso sui pagamenti – avrebbe detto alle Rsa di fronte alla Confindustria locale – Devo prima confrontarmi con il curatore fallimentare". Qualcuno che non era alla riunione, ma ne ha ascoltato racconti dettagliati, riferisce: "Gallo ha confessato che vorrebbe darci un terzo della tredicesima entro il 30 gennaio. Però lui stesso era scettico su questa possibilità".

IN STALLO LA CASSA INTEGRAZIONE. Qualcuno tra i lavoratori ancora spera che il 15 di febbraio venga saldato il mese di gennaio. Nel frattempo, però, restano in sospeso le mensilità di novembre e dicembre, oltre alla 13esima e alla 14esima dell'anno scorso. "Qui in negozio facciamo appena mille o due mila euro al giorno di fatturato. E' persino inutile scioperare", dice un venditore Aiazzone che chiede l'anonimato. Come se non bastasse, ci sono problemi sui fondi pensione e i sindacati sono infuriati perché qualcosa si è inceppato nel meccanismo di avvio della cassa integrazione. Manca ancora, infatti, il piano di investimenti che in sede ministeriale Panmedia si era impegnata a presentare all'Inps e quindi non scatta il finanziamento dell'ammortizzatore. C'è tempo fino al 25 gennaio e Gallo ha promesso che la cosa sarà risolta la prossima settimana. "Non abbiamo comunicazioni da parte dell'azienda e nemmeno dai direttori. Possibile che l'unico a informarci sia il vostro giornale?", lamenta un altro dipendente. Forse qualcosa si è rotto persino nel rapporto tra la società torinese e i proprietari del marchio. Dell'ultima lettera inviata da Gallo a Nannimagazine.it, colpisce soprattutto l'affermazione secondo cui Panmedia, esattamente come gli altri creditori, punta al concordato per essere risarcita. 

FATTURATO, A DICEMBRE 600MILA EURO. La verità è che Panmedia continua a difettare di una partnership finanziaria solida. E' impensabile gestire il business facendo leva soltanto su fatturati ormai al lumicino. Gli uomini vicini al manager di origini lucane girano come trottole per i vari punti vendita d'Italia e cercano di stimolare i dipendenti a dare il massimo. Ma la situazione resta pressoché disperata. I ricavi di dicembre sono ridotti a 600mila euro (2 milioni a novembre, 8 milioni a ottobre) e gennaio, con i saldi sugli altri prodotti, è tradizionalmente un mese di magra per il settore arredi. Qualche falla è stata chiusa, diversi clienti hanno ricevuto indietro le caparre e altri hanno visto arrivare la merce. Tuttavia, rimangono molti i consumatori insoddisfatti e a breve potrebbero partire una o più class action contro l'azienda. In compenso, la settimana prossima scatterà una nuova campagna pubblicitaria televisiva. A molti sembra quasi uno scherzo, una beffa. E un dipendente si domanda: "Voglio proprio vedere su quale messaggio punteranno". L'ultima notizia importante riguarda B&S e il concordato al 7,49%. I fornitori sono sul piede di guerra e il primo febbraio si incontreranno a Perugia per decidere il da farsi. "Stiamo tentando di creare un comitato. Cercheremo in tutti i modi di ostacolare questa vergogna – dice uno di loro – Preferiamo non prendere nulla e farli fallire. Siamo pronti anche a denunciare le banche".


LINK
- Holding dell'Arredo: informazioni camerali (pdf)