Inchiesta: Lino Banksy

Banksy: nel film il vicolo cieco della street art

'Exit through the gift shop', il documentario del writer candidato agli Oscar, racconta la storia di un cameraman divenuto anche lui artista, mettendo in luce le contraddizioni di un mondo che critica ciò che vorrebbe diventare

Correnti artistiche Francesco Amorosino — 07/01/2011

C'era una volta un uomo che aveva un'ossessione: doveva registrare tutti i momenti della sua vita, dai più importanti a quelli insignificanti, con la videocamera, riempiendo migliaia e migliaia di videocassette mai più riviste. Quell'uomo si chiama Terry Guetta e la sua vita è cambiata quando ha immortalato qualcosa di inaspettato. In occasione di una gita in Francia ha scoperto che suo cugino nascondeva un grande segreto. Era nientemeno che Space Invaders, uno dei più famosi street artist del mondo. 

Cosa fosse bene questa street art Terry non lo sapeva, ma da quel momento si decise a indagare a fondo e a catturare tutti i più famosi nomi dell'arte urbana con la sua videocamera, lasciando il suo negozio di abiti vintage. La cosa più incredibile è che c'è riuscito, arrivando addirittura ad avvicinare Banksy, il più misterioso di tutti gli artisti, pronto ad aiutarlo a realizzare il suo documentario sulla street art. Peccato che questo documentario non è mai esistito.

È questa la storia bizzarra, assurda, improbabile eppure forse reale raccontata in 'Exit through the gift shop' il primo film realizzato da Banksy, il sovversivo street artist di Bristol, che da soggetto del   pretestuoso documentario di Terry Guetta ne è diventato il regista, girando l'obiettivo verso il confusionario 'cacciatore' di street artist per raccontarne la trasformazione. Il film, infatti, mostra come l'ossessione per la videocamera viene presto sostituita da quella per la street art, mutando Terry Guetta in Mr Brainwash, il più inqualificabile degli artisti, capace con le sue azioni di mettere in discussione tutto ciò che fino a quel momento si era realizzato.

Il film, che ha ottenuto la candidatura agli Oscar come migliore documentario, è uscito in dvd prima in Inghilterra, poi negli Stati Uniti, in una confezione che contiene anche degli ironici occhiali 2D e degli adesivi, mentre insieme al film sono presenti interessanti contenuti speciali. Il tutto ha riscosso un grande successo, lasciando, però, tutti gli spettatori pieni di domande. Il film non svela l'identità del misterioso artista, come qualcuno si aspettava, e neanche parla approfonditamente del lavoro di Banksy, ma si concentra sulla vita di Guetta e sulla sua rinascita come street artist. Francese ma residente a Los Angeles, dopo la scoperta dell'identità segreta del cugino, Terry riesce a contattare altri street artist a partire da Shepard Fairey, conosciuto anche come Obey e divenuto famosissimo per il poster di Obama simbolo della corsa alle presidenziali.

Guetta diventa amico di Shepard Fairey che lo introduce all'ambiente dei graffitari, portandolo con sé in incursioni notturne tutte documentate fedelmente dalla videocamera dell'ossessionante cameraman. La scusa era quella di fare un documentario sulla street art, ma a Guetta, in realtà, non interessava minimamente montare le scene da lui registrate perché per lui bastava filmarle per far sì che il lavoro fosse compiuto. Il gioco è finito dopo che Guetta è finalmente riuscito ad arrivare a Banksy che, dopo essersi prestato alle riprese, gli chiede del documentario. Il cameraman si improvvisa così videomaker e monta il più delirante lungometraggio che si sia mai visto sulla terra, tanto sconclusionato che Banksy gli dice che invece di fare il regista dovrebbe diventare uno street artist.

Ecco che Guetta decide di diventare Mr Brainwash e rubando tutti i trucchi del mestiere a tutti gli artisti che ha conosciuto, miscelandoli con una buona dose di satira da due soldi e citazioni pop crea una enorme serie di opere. In realtà la vicenda è più complessa, perché dato che non è capace di realizzare tutto ciò che ha in mente, Guetta assolda un gruppo di creativi che realizzano tutte le sue folli idee. Il trucco funziona, perché nella sua prima enorme mostra, lanciata grazie alla pubblicità fatta dagli street artist intervistati, l'artista guadagna un sacco di soldi con la vendita delle opere, mostrando come sia più importante il richiamo d'immagine, il creare aspettativa, piuttosto che la vera sostanza del lavoro. Guardando la mostra Shepard Fairey dice che Mr Brainwash ha reso tutto ciò che loro hanno fatto fino a quel momento "meaningless", 'senza senso'. 

È forse proprio questo il senso dell'intero film, la percezione che questi stessi street artist si guardino intorno senza riuscire a comprendere ciò che finora hanno fatto e dove siano arrivati. Lo stesso Banksy forse qui più di ogni altra sua iniziativa si rende conto della contraddizione di voler andare contro il potere, di mettere in luce il marcio del consumismo e del mondo dell'arte per poi piegarsi a quelle stesse regole, cercando disperatamente di farne parte. L'artista sovversivo viene sovvertito da un uomo che è riuscito a infiltrarsi nel suo ambiente e l'ha messo di fronte a uno specchio. 

Mr. Brainwash imitando con razionalità imprenditoriale, con una furbizia mal miscelata con l'ingenuità di credersi un grande artista, mette in luce il vuoto e il limite dell'arte urbana quando è solo fine a se stessa. Afferma, senza volerlo, la necessità di dover andare più in là, di rinnovarsi, di proporre soluzioni e alternative e non solo critiche sterili. Dopo questo film forse Banksy non potrà più realizzare le opere fatte finora aspettandosi che siano lette in modo del tutto positivo. Dovrà cambiare e fare un passo oltre, oppure rischierà di diventare solo l'altra faccia del delirante Mr Brainwash. Intanto ha giurato che non aiuterà mai più nessuno a fare un documentario sulla street art. 

LINK
- Il sito web ufficiale del film