Inchiesta: Inchiesta Aiazzone

Aiazzone: il freddo Natale dei lavoratori. Clienti sul piede di guerra

Prosegue la nostra inchiesta - Panmedia è in ritardo sullo scadenzario che essa stessa aveva fissato per le spettanze di settembre-ottobre. Il fatturato è ai minimi. I consumatori, intanto, depositano esposti alle procure

Cronaca economica Ulisse Spinnato Vega — 20/12/2010
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Il Natale ormai alle porte sarà più freddo, triste e spento per i lavoratori del gruppo Aiazzone-Emmelunga. Panmedia aveva stilato un nuovo scadenzario per il pagamento degli stipendi di settembre (50% a saldo il 6 dicembre), di ottobre (due tranche al 13 e 20 dicembre) e per un terzo della tredicesima (27 dicembre). Nannimagazine.it lo aveva pubblicato, inchiodando così l'azienda torinese alla proprie responsabilità.

STIPENDI: SCADENZE NON RISPETTATE. Cosa è successo? Tutto pressoché liscio sull'appuntamento del 6 dicembre. Poi, però, sono iniziati i problemi. La prima metà di ottobre (scadenza: 13 dicembre) ad oggi risulta pagata non dappertutto in Italia e comunque non prima del week end appena passato. Venerdì scorso, infatti, i sindacati avevano protestato con una comunicazione ufficiale, nella quale si ricordava che "la situazione delle lavoratrici e dei lavoratori è drammatica. Pertanto vi comunichiamo che, qualora tutte le lavoratrici e i lavoratori non avessero certezza dell'avvenuto pagamento di detta retribuzione entro e non oltre il giorno lunedì 20 dicembre, ci riterremo liberi di intraprendere tutte le forme di lotta e di tutela, anche legale, a difesa dei loro interessi". Una presa di posizione durissima, se si considera che negli ultimi tempi le sigle dei lavoratori si sono attestate su una linea di 'tregua' responsabile per non contribuire a peggiorare la già disastrata situazione aziendale.

FATTURATO: SITUAZIONE CRITICA. Nel frattempo, siamo alla scadenza del saldo di ottobre (20 dicembre). E i dipendenti scuotono la testa in preda allo sconforto. "Gira voce che non ci sarà più niente. Soldi finiti", sussurra qualcuno di loro. In effetti, la situazione finanziaria del gruppo appare sempre più disperata. In merito al fatturato di novembre, Nannimagazine.it aveva azzardato una cifra compresa nella forbice 2-4 milioni di euro. In realtà, nella prima settimana del mese scorso, i ricavi dell'intero gruppo si sarebbero fermati a 400mila euro. Dunque, quella stima desolante sembra adesso addirittura ottimistica. L'atmosfera è quasi di disfatta un po' ovunque negli store del marchio. Sono partite molte lettere di dimissioni e spesso, nei negozi, non ci sono nemmeno i numeri per lavorare decentemente. Basti considerare che a Torino 4 o a Poirino, alcune giornate sono trascorse con un solo addetto alla cassa e uno alle vendite. Due dipendenti in tutto il centro espositivo. Giorni qualunque di ordinaria follia organizzativa.

IL DISAGIO DEI 'PADRONCINI'. Si è spesso discusso dei problemi dei fornitori, dei dipendenti e dei clienti. Poi, però, ci sono anche i trasportatori, i cosiddetti 'padroncini' che effettuano le consegne per Aiazzone-Emmelunga. Michele Grigoriu è un giovane romeno che lavora su Capena: "Fino a pochi giorni fa eravamo fermi allo stipendio di maggio. Ora ci hanno pagato 3.500 euro sul mese di giugno e comunque non si va in giro, siamo fermi. Oggi è lunedì e io sono a casa". Come mai? Accade infatti che in questa fase stiano mandando a Pomezia tutte le consegne della zona, per cui a Capena si respira un'immobilità surreale. Su Pomezia si tornerà a breve per parlare delle mosse di Giovanni Semeraro, qui invece conta sottolineare come Capena sia diventato di recente un fronte caldo di scontro tra Panmedia e i lavoratori.

CAPENA: IL PRESIDIO E IL CONSIGLIO COMUNALE.
Il presidio del 7 e 8 dicembre da parte dei dipendenti aveva mandato su tutte le furie Giuseppe Gallo, amministratore unico della società piemontese. Da Torino, secondo la Fisascat-Cisl, erano giunte in quelle ore velate minacce di sospensione dei lavoratori, della Cig o del pagamento degli stipendi se l'iniziativa non fosse stata annullata. Poi pare che il capo del personale Panmedia, Sergio Carloni, avesse addirittura minacciato la chiusura del punto vendita per i mancati incassi dei giorni dell'Immacolata. La sindacalista Cisl Sara Imperatori aveva risposto: "In quei due giorni sono arrivati complessivamente una ventina di clienti. La metà per disdette e lamentele e l'altra metà è stata tranquillamente accompagnata nel negozio dai dipendenti". Dunque, non ci sarebbe stato detrimento per il già desolante fatturato aziendale. Venerdì 10 dicembre, il comune di Capena ha dedicato parte del Consiglio comunale al caso Aiazzone e l'amministrazione ha preso posizione in favore dei lavoratori e a difesa dei livelli occupazionali. I dipendenti hanno anche cercato di favorire un incontro tra le autorità locali e la dirigenza torinese, ma dal Piemonte hanno risposto picche.

CAPENA: IL CAOS IN LOGISTICA. In tutto questo bailamme, il caos e la disorganizzazione regnano sovrani nel punto vendita appena fuori Roma. Infatti alla logistica di Fiano Romano sono stati richiamati in servizio i tre magazzinieri (su quattro) mandati a inizio dicembre in cassa integrazione. Gallo si è reso conto che un solo dipendente non bastava. Lui stesso, durante i primissimi giorni di avvio della Cig, aveva chiesto di far scaricare a Fiano oltre 1.100 colli, mostrando di non sapere nemmeno che presso quella logistica era rimasto un solo magazziniere. "Se l'avesse saputo, non avrebbe mai imposto un carico di lavoro che una persona sola non può fare. Gallo non ha affatto il polso della situazione", denunciavano allora i lavoratori in presidio.

CAPENA: IL MERCATINO 'PARALLELO'. In più, da Capena (ma non solo) sottolineano la beffa che si aggiunge al danno: Panmedia paga i fornitori senza controllare lo stato dei contratti con la clientela. In pratica, si effettuano scarichi di merce cui l'utenza ha già rinunciato. E spesso si tratta di mobili (soprattutto cucine) su misura che non sarà possibile piazzare a nuovi clienti. Ultima anomalia del punto vendita a Nord di Roma è una sorta di mercatino alternativo, con prodotti Unieuro e Progetto Casa, gestito proprio all'interno del negozio dalla compagna di Gian Mauro Borsano. Intorno a questa sorta di attività parallela sarebbe stato montato una specie di "ricatto morale ai nostri danni – dicono i dipendenti – La proprietà ci prometteva una mano sul fronte stipendi se noi avessimo dedicato le nostre energie a tale iniziativa separata".

L'ESPOSTO ALLE PROCURE. Lo sbando è totale. Al quadro disperato, va aggiunta la condizione di sfratto esecutivo in cui si trovano tutti gli store ospitati in locali affittati. E l'esposto alle procure di mezza Italia depositato per conto dei consumatori da parte di Aeci (Associazione europea consumatori indipendenti). In più, aumenta il numero delle aziende che hanno tagliato le forniture ad Aiazzone malgrado gli accordi sbandierati da Gallo. Nannimagazine.it aveva citato il caso di Samoa, adesso si sa per certo che anche la Noctis di Piero Priori s'è chiamata fuori. "Deve essere successo qualcosa di molto grave, perché da una quindicina di giorni non ci consegnano nemmeno uno spillo", dice un dipendente di Sesto Fiorentino.

LA PARTITA SU FIRENZE. Proprio il punto vendita di Firenze potrebbe essere stato al centro di una piccola querelle tra Giuseppe Gallo e Giovanni Semeraro (il soggetto che sta lavorando alla partnership con Panmedia). Nannimagazine.it lo aveva inserito nel novero dei negozi che sarebbero passati a Semeraro Mobili. Invece, negli ultimi giorni pare che Panmedia si sia impuntata per mantenere quello che viene considerato un 'gioiello di famiglia' in relazione alla sua alta redditività storica. Sesto Fiorentino è un ex Emmelunga e ha sempre rivaleggiato, in termini di resa, con il 'gemello' di Corsico (Mi). Sembra che Giovanni Semeraro fosse stato a lungo indeciso tra i due e che alla fine avesse scelto Firenze. Ora, però, Gallo avrebbe deciso di tenerlo e di farlo fruttare. "Ma come fa? Non ci stanno i soldi, manco gli incassi. Ora il problema è per noi che restiamo con Panmedia – si lamenta un altro dipendente di Sesto – Se lui non è in grado di rilanciare, che facciamo? Non abbiamo manco la cassa integrazione e potremmo perdere il lavoro. La mia impressione è che Gallo rischia di chiudere".

LE ACQUISIZIONI DI GIOVANNI SEMERARO. Tuttavia, lo store di Firenze potrebbe rientrare in ballottaggio in un secondo momento. Per adesso, ormai è certo, Giovanni Semeraro rileva invece Siracusa, Catania, Lamezia, Bari, Pomezia e Chieti-Pescara. Tutti punti vendita ampiamente anticipati da Nannimagazine.it con l'eccezione di Pomezia. L'accordo Panmedia-Semeraro Mobili non è ancora stato ufficializzato, ma pare che potrebbe trattarsi di un'acquisizione e non di un subaffitto. "In pratica, Giovanni Semeraro ci mette 18 milioni e si prende il meglio. Così lascia Gallo con gli scarti. Come farà Panmedia a risollevarsi? – riflette un fornitore-creditore che chiede l'anonimato – D'altronde è il tipico metodo che usano questi tizi qua. Anche Holding dell'Arredo sta per proporre un concordato al 7-9% (simile a quello B&S di cui si è già scritto su Nannimagazine.it, ndr). E probabilmente la ex Emmelunga non ce la farà perché su Holding è stata scaricata anche la 'monnezza' di B&S. Un modo per compromettere il meno possibile le persone che interessa salvare". L'ombra dei 'furbetti del comodino' continua dunque ad allungarsi sulla gestione Panmedia. Un episodio lo testimonia: almeno fino a settembre scorso, Giampiero Palenzona era ancora al libro paga di Gallo. Quest'ultimo aveva provato a rimpallare il costo su B&S che però ha rispedito indietro la patata bollente.