Inchiesta: Crisi economica europea

Irlanda: gli aiuti europei e il voto anticipato

L'ex Tigre celtica accetta un sostegno triennale per 80-90 miliardi. Anche la Gran Bretagna interviene con un fondo autonomo da 7 miliardi di sterline. Ma a Dublino cresce la turbolenza politica e ora gli osservatori spostano l'attenzione sul Portogallo.

Crisi economica Ulisse Spinnato Vega — 23/11/2010
Titolo: Da sinistra il premier inglese David Cameron e il premier irlandese Brian Cowen
Fonte: Flickr: The Prime Minister's Office

L'Irlanda tende la mano e l'Europa la afferra. A gennaio scatterà il piano di aiuti da 80-90 miliardi in tre anni che nell'immediato dovrebbe allontanare la minaccia della speculazione internazionale e in prospettiva potrebbe contribuire a salvare l'ex Tigre celtica dal default.

AIUTI, TUTTI D'ACCORDO. Il via libera al sostegno in favore del debito sovrano irlandese è arrivato dai ministri economici dell'Eurozona che hanno chiesto a Dublino misure anti-crisi immediate e severe. Le risorse dell'Ue saranno finanziate con il Fondo salva-Stati (Efsf) varato e applicato per la prima volta in primavera per tirar fuori la Grecia dai guai. Al piano di aiuto pro-Irlanda partecipano anche – ed era previsto – il Fondo monetario internazionale e alcuni Paesi esterni all'area euro come Svezia e Gran Bretagna. Tutti i ministri finanziari dell'Unione si sono infatti detti d'accordo nel giudicare indispensabili le misure di sostegno a Dublino al fine di preservare la stabilità finanziaria dell'Eurozona, eppure stupisce l'interventismo inglese che ha portato a uno stanziamento diretto di 7 miliardi di sterline in favore del dirimpettaio irlandese.

L'INTERVENTO BRITANNICO. Proprio il premier David Cameron, il più anti-europeista dei leader politici del Regno Unito, si è mostrato subito pronto a mettere sul tavolo un pacchetto di aiuti per l'ex colonia celtica. Un prestito diretto che non equivale a un magnanimo gesto di beneficenza e che dovrà essere restituito con i dovuti interessi. La Gran Bretagna è intervenuta con prontezza per proteggere le sue banche da un default che causerebbe grossi guai al sistema creditizio di Sua Maestà. Le sole Royal Bank of Scotland e Lloyds Bank (entrambe parzialmente statali) hanno infatti 80 miliardi di sterline di esposizione sull'altra sponda del Mar d'Irlanda. Nel complesso, gli istituti inglesi detengono più di 100 miliardi di euro di debito dell'Isola di smeraldo (una cifra simile a quella delle banche tedesche), per cui Londra ha immediatamente compreso che c'era poco da tergiversare.

DUBLINO VERSO IL VOTO ANTICIPATO. Nel frattempo, però, a Dublino sta precipitando la situazione politica. I Verdi, che fanno parte della coalizione di governo, hanno invocato elezioni anticipate già a gennaio. A stretto giro, l'opposizione del Labour ha chiesto la testa del premier Brian Cowen, mentre Enda Kenny, leader del Fine Gael, ha sentenziato: "Ciò che è necessario ora sono elezioni immediate, così che un nuovo governo, con una chiara maggioranza parlamentare, possa preparare il piano quadriennale, completare i negoziati con l'Ue e il Fmi e delineare la finanziaria per il 2011". Cowen non ci sta, ma la popolazione è sul piede di guerra con il ceto politico che avrebbe atteso troppo prima di ammettere di essere nei guai e accettare l’aiuto europeo.

SALE L'ALLARME PORTOGALLO. Se il 'tesoro' irlandese pare ormai in cassaforte, i timori adesso si spostano su Portogallo e Spagna. In particolare, gli osservatori puntano l'attenzione su Lisbona, che però cerca di rassicurare i mercati evidenziando le differenze tra la propria condizione e quella irlandese. Il settore bancario portoghese è "ben vigilato e adeguatamente capitalizzato", ripete il ministro delle Finanze Fernando Teixeira Dos Santos. E spiega che il governo ha messo in piedi una "chiara strategia" di aggiustamento del bilancio pubblico. E' vero, inoltre, che il Portogallo non ha subito bolle immobiliari, però l'Irlanda ha già bussato alla porta dei mercati per i propri bisogni di rifinanziamento fino al giugno 2011, mentre Lisbona dovrà cercare liquidità nella prima metà dell'anno prossimo. E si tratta di una cifra vicina ai 20 miliardi, mica bruscolini.


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