Inchiesta: Crisi economica europea

Irlanda alza la bandiera bianca e chiede gli aiuti

Il governo: "Le forze del mercato non ci hanno consentito di fare da soli". Non ancora chiara la cifra del prestito, ma si potrebbe arrivare a 120 miliardi. Coinvolto anche l'Fmi. Dublino intanto studia un piano di rigore da 15miliardi in 4 anni

Crisi economica Ulisse Spinnato Vega — 22/11/2010
Titolo: Da sinistra il premier irlandese, Brian Cowen e il ministro delle Finanze, Brian Lenihan
Fonte: Immagine dal web

La cifra non è ancora precisa, si tratta di alcune "decine di miliardi di euro". Tuttavia il governo irlandese ha ufficializzato la sua richiesta di sostegno finanziario a Unione europea, Bce ed Fmi. Dublino alla fine ha ceduto e la bandiera bianca è stata issata dal ministro delle Finanze, Brian Lenihan, durante un'intervista alla radio nazionale Rte.

LA RESA IRLANDESE. "Le forze del mercato non hanno consentito all'Irlanda di proseguire da sola sulla sua strada – ha aggiunto Lenihan – L'intenzione e l'attesa è che i colloqui si concludano con la messa a disposizione di una linea di credito a cui attingere se necessario. Qualcosa di simile a quanto fecero gli Stati Uniti nell'autunno del 2008 quando annunciarono alle loro banche che c'erano fondi a disposizione anche se gli istituti di credito credevano non essere necessari". Il bailout vedrà una parte di risorse destinate alle esauste casse statali e un'altra parte ai buchi del sistema bancario.

FORSE ARRIVERANNO 120 MILIARDI. Molte indiscrezioni di stampa avevano fissato l'asticella a 80-100 miliardi di aiuti, ma ora il Sunday Times dice che l'Isola di smeraldo potrebbe aver bisogno di 120 miliardi di euro, una cifra addirittura superiore ai 110 concessi alla Grecia (che però ha un PIL molto più alto). L'operazione verità da parte delle autorità irlandesi era comunque nell'aria, visto che la situazione stava diventando troppo pericolosa. Eppure ancora martedì scorso il premier Brian Cowen aveva detto in Parlamento che Dublino non avrebbe chiesto sostegni all'Europa e che lo scenario sarebbe stato stabile almeno fino al prossimo anno. Un'ipotesi rassicurante che non ha trovato riscontri nella realtà, dato che la Banca centrale irlandese e la Bce hanno rilevato grossi rischi per sei banche locali.

BANCHE IN EMERGENZA. Gli istituti di credito dell'ex Tigre celtica hanno divorato 130 miliardi soltanto nelle ultime settimane e ora sono del tutto dipendenti dagli aiuti stranieri per sopravvivere. Il rapporto fra prestiti e depositi ha infatti superato del 160% la soglia di guardia. Nel frattempo Allied Irish Banks ha deciso puntellare la patrimonializzazione, aumentando la quota di capitale da 5,4 miliardi a 6,6 miliardi di euro. E ha inoltre stabilito di non vendere il suo ramo britannico.

DUBLINO SOTTO TUTELA. A questo punto la partita non è più solo economica, ma anche politica. C'è il problema grave del deficit e del debito, però l'arrivo dei prestiti da fuori corrisponderà a una sorta di commissariamento da parte dell'Europa e del Fondo monetario. La supervisione delle politiche di bilancio e delle ristrutturazioni bancarie sarà per lungo tempo invasiva e il governo irlandese dovrà garantire obiettivi chiari e mano ferma. D'altro canto, bisognerà evitare atteggiamenti irriguardosi nei confronti della sovranità nazionale, in modo da scongiurare eccessi di protesta e forme di rivolta sociale.

IL NODO DELLA CORPORATE TAX. Dublino non pare disponibile a rinunciare alla 'corporate tax' del 12,5%, attualmente la più bassa in Europa. Si tratta di un'aliquota di assoluto favore che nell'ultimo quindicennio ha reso l'Irlanda il paradiso per gli investimenti esteri e che i politici locali considerano strategica anche in ottica di rilancio post-crisi. Le grandi compagnie americane presenti nell'ex Tigre celtica (come Intel, Microsoft, Merril Lynch o Hewlett Packard) hanno già fatto sapere che se le tasse aumenteranno, loro andranno via dal Paese. Sull'altro fronte, però, molte nazioni europee lamentano da anni una concorrenza sleale e vorrebbero legare la concessione degli aiuti a un innalzamento del peso fiscale sugli affari.

LE MISURE DRACONIANE E LO SCENARIO POLITICO. Ora il governo irlandese studia un piano di rigore da 15 miliardi in 4 anni, piano che potrebbe essere presentato già martedì. Si tratta di una cifra che equivale al 10% del PIL nazionale (pari a 156 miliardi). Per intenderci, è come se l'Italia dovesse tirar fuori 150-160 miliardi da qui al 2014. Le conseguenze politiche di una tutela Ue-Bce-Fmi su Dublino saranno di certo pesanti: probabilmente il primo ministro Cowen non sarà riconfermato nel 2011 e cadrà così la coalizione bianco-verde composta dai centristi del Fianna Fail e dagli ecologisti. A quel punto potrebbe nascere un governo alternativo bianco-rosso supportato dal Labour e dagli altri centristi del Fine Gael. 


LINK
-
Tutto sulle finanze pubbliche irlandesi