Inchiesta: I tagli alla cultura

Tagli alla cultura: teatro in crisi? Due opinioni a confronto

Demansionamenti, compensi bassi e la concorrenza di lavoratori stranieri. Alla vigilia dello sciopero dei lavoratori dello spettacolo, un direttore di scena e un amministratore teatrale offrono letture diverse sulle condizioni di lavoro nei palcoscenici.

Cronaca Italia Silvia D'Ambrosi — 19/12/2010
Fonte: Immagine dal web

La scena è il teatro dove Maurizio Tufillaro, direttore di scena e Franco Cortese, amministratore di produzione, hanno spesso lavorato fianco a fianco nella realizzazione di spettacoli teatrali per le stesse compagnie. Ricoprono ruoli diversi, e forse proprio questa diversità ha fatto emergere la differente lettura delle difficoltà cui si trova oggi il teatro italiano. In queste due interviste proviamo ad analizzare insieme a loro il 'mondo-teatro' attraverso due esperienze professionali diverse oggi a rischio come quelle di centinaia di lavoratori del mondo dello spettacolo.

Maurizio, uomo schietto, dalla tempra forte ed energica, che si commuove quando parla del suo lavoro, in teatro ci ha passato tutta una vita. Trentacinque anni di attività portata avanti con passione e dedizione tra  allestimenti e torunèe in giro per l'Italia. Oggi parla del teatro quasi come di tunnel senza uscita, con il rammarico di farne parte solo in qualche occasione. La crisi c‘è e si fa sentire con tante difficoltà che, secondo lui, "hanno a che fare essenzialmente con l’assenza di fondi". "Oggi non si trova più lavoro perché il teatro con la T maiuscola, non c'è più - ci racconta -. Il teatro sta cambiando, sta perdendo quella sua impronta forte, sta andando verso il commerciale che garantisce guadagni più immediati". 

Maurizio, di chi pensa sia la responsabilità di quanto sta accadendo oggi al teatro?
"Non rimprovero il teatro in sé, ma chi fa teatro, perché ormai ci si muove solo all'insegna del 'soldo', del risparmio. Sono stati tagliati fondi sin da quando è sparito il ministero dello Spettacolo, oggi sono le produzioni stesse a risparmiare, per guadagnare di più a scapito della qualità della rappresentazione e di chi lavora in teatro. Faccio il direttore di scena da una vita, e ormai spesso mi viene chiesto di fare anche l'elettricista, il macchinista, l'attrezzista, insomma il factotum. Così si perdono professionalità oltre che posti di lavoro". 

È una situazione che ha potuto riscontrare anche nei grandi teatri?
"Non faccio fatica a dirle che all'Eliseo di Roma un tempo le maestranze lavoravano durante un'intera giornata, oggi vengono chiamate un'ora prima che inizi lo spettacolo e questo sempre per ridurre al minimo le spese".

Ci sono situazioni diffuse di precariato anche in questo settore?
"Va chiarito che salvo pochi professionisti assunti dai teatri stabili, il nostro è un mestiere precario di per sé. Non esistono, infatti, nel teatro i contratti a tempo indeterminato, ci sono i contratti a tempo determinato per alcune funzioni, come quelle dei tecnici, m32w12qwa anche degli attori, che durano quanto dura lo spettacolo. Visto che ormai i tempi, per ragioni di risparmio, sono contingentati, anche i contratti sono ridotti  nel tempo".

Tutele da parte dei sindacati?
"Già tempo fa il contratto sindacale garantiva il minimo salariale, l'ultima volta che ho avuto un contratto, però, non mi sono rivolto ai sindacati che non riescono a garantire neanche più quello, ma ho contrattato direttamente con la produzione, lì chi più alza la voce forse riesce ad ottenere qualcosa in più, una vera trattativa araba!".

Maurizio osserva poi come il teatro sia stato sempre trascurato e penalizzato dal Governo al quale "della cultura non è mai importato nulla", e i tagli alla cultura "diventano un alibi utilizzato dai produttori per risparmiare sulla pelle dei lavoratori. Pur di risparmiare e spesso lucrare sul lavoro altrui si penalizzano esperienze e professionalità accumulate nel tempo". A questo proposito il direttore di scena, che ha 35 anni di esperienza, si vede spesso scavalcato da persone che, a 30 o anche 40 anni, ne ha solo 10-15 di esperienza. "Cosa devo pensare? - sottolinea - Penso che lo si fa per risparmiare. La mia esperienza può garantire la messa in scena di uno spettacolo di qualità, ma alle produzioni non importa nulla se il risparmio è anche solo di 20 euro".

Lo spettacolo, quindi, deve andare avanti, meglio però se a basso costo. E qui Maurizio sottolinea come, soprattutto negli ultimi tempi, la manodopera dietro le quinte non si cerchi più nel nostro Paese, bensì all'estero. "Il fenomeno del  momento - ci spiega ancora Maurizio - è rivolgersi ai tecnici dell'est, che vengono ulteriormente sottopagati e sfruttati. É un paradosso, ma è così che va oggi".

Franco Cortese, invece, il 'sistema teatro' lo organizza come amministratore di spettacoli e produzioni, ed è proprio lui che spesso offre lavoro a Maurizio. Franco ci conferma che "la vita del teatro è stata sempre precaria poiché legata al successo di uno spettacolo. Una vita un po' avventurosa, anche se queste precarietà vengono compensate da uno stipendio più alto di quello solitamente percepito dai precari veri, proprio per l'instabilità degli ingaggi".

Ma chi sono le figure lavorative nell'ambito del teatro? "Quelle che più si conoscono perché vanno fisicamente in scena, sono gli attori - ci risponde Cortese -. Oggi purtroppo, a causa del dilagare dei reality, questi presunti attori sono sempre meno qualificati. Ci vengono imposti dalle produzioni e spesso si tratta di giovani dalla preparazione approssimativa che nulla hanno a che vedere con quelli che escono da prestigiose accademie". "Ma per le maestranze del teatro il discorso è diverso - aggiunge -. Sono profili estremamente professionali, macchinisti, elettricisti, direttori di scena, amministratori, sarti, sono persone che non appaiono in scena e alle quali, generalmente, il lavoro non manca".

Un primo punto di disaccordo tra Maurizio e Franco Cortese riguarda i ruoli. Per Cortese, infatti, "non c'è niente che non riguardi un direttore di scena o un amministratore: nel teatro di prosa non ci sono mansioni rigide, bisogna essere disponibili fare a ciò che serve". Quanto ai lavoratori stranieri, Cortese di nuovo dissente dall'opinione del suo collega spiegando che "forse nel cinema è possibile che siano più presenti, ma nel teatro mi risulta che si limitino a mansioni di facchinaggio o simili, e del tutto occasionali, niente di specializzato".

Per quel che riguarda il suo di ruolo professionale, Cortese ci spiega che l'amministratore "è un po' uno snodo cruciale della vita del teatro; una volta stabilito come mettere su uno spettacolo e definiti attori, tecnici, scenografi e così via, infatti, l'amministratore vigila sul buon funzionamento della macchina anche, ma non solo, da un punto di vista amministrativo".

Sul fronte dei tagli al Fondo unico per lo spettacolo, Cortese non ha dubbi: "Incidono moltissimo, tanto che molte compagnie sono costrette a chiudere. Ad esempio, ci sono compagnie che, con un fondo di 100mila euro, sono oggi ridotte a passare da 20 spettacoli a 5mila euro di una volta a 5 spettacoli a 10mila euro, di oggi". "È evidente - conclude - che le compagnie più piccole, con nomi poco altisonanti, sono state le più penalizzate. Infatti, compagnie che a Roma, andavano all'Eliseo, oggi sono costrette a lavorare in teatri come La Cometa che, con solo 300 posti, le costringe quasi a una remissione. Senza citare poi, i pagamenti che avvengono in alcuni casi, anche dopo 6 mesi, un intervallo di tempo che nel caso di una piccola compagnia vuol dire chiudere bottega".