Inchiesta: Crisi economica europea

Irlanda in crisi: forse scatterà un aiuto da 100 miliardi

All'Ecofin prevale la linea del sostegno all'ex Tigre celtica. Al tavolo con Dublino Ue e Bce, ma anche l'Fmi si dice pronto a mettere 20 miliardi. Molto esposte le banche tedesche e inglesi. Van Rompuy: "Ne va della vita dell'euro e dell'Unione".

Crisi economica Ulisse Spinnato Vega — 18/11/2010
Titolo: Il premier irlandese, Brian Cowen
Fonte: Immagine dal web

Dopo la Grecia, l'Irlanda. E forse anche il Portogallo. I debiti sovrani della periferia d'Europa rischiano di finire da un momento all'altro nella spirale della crisi. E l'Ue deve muoversi con tempestività nel tentativo di bloccare gli attacchi della speculazione internazionale.

"SALVARE L'EURO A TUTTI I COSTI". Ne va dell'esistenza dell'euro stesso. Il pericolo può diventare sistemico e il presidente dell'Unione, Herman Van Rompuy, non si nasconde dietro un dito: "Dobbiamo lavorare tutti insieme per permettere all'Eurozona di sopravvivere. Perché se l'Eurozona non sopravviverà, anche l'Unione non sopravviverà". Parole nette, che chiamano in causa la responsabilità dei Paesi membri. La Germania fa la faccia feroce e stigmatizza la politica degli aiuti? I Paesi dell'Europa centrale e settentrionale si accodano a Berlino? Sarà, ma nell'Ecofin di ieri è cresciuta comunque la consapevolezza che gli egoismi nazionali non possono prevalere. E si è rafforzata la linea del sostegno ai 'Pigs'.

IL REGNO UNITO: "DISPOSTI AD AIUTARE". Persino la Gran Bretagna, che non è certo un modello di europeismo, ha fatto sapere di essere pronta a soccorrere le banche irlandesi. Il Cancelliere dello scacchiere britannico, George Osborne, ha lasciato intendere che una partecipazione di Londra al fondo di sostegno della zona euro e al Fondo monetario internazionale è "negli interessi" dello stesso Regno Unito. Il governo Cameron, aiutato da Svezia e Olanda, è appena riuscito a far saltare l'accordo sul bilancio europeo. Tuttavia, qui si tratta di salvare le banche britanniche che hanno forti esposizioni in Irlanda e strette connessioni con il sistema creditizio dell'ex Tigre celtica.

Un graffito lasciato lunedi scorso da un writer su un muro di Dublino

BANCHE TEDESCHE IN ALLARME. Anche la Germania è pronta a fare la sua parte malgrado la cancelliera Angela Merkel sia in difficoltà nel giustificare la scelta di fronte all'elettorato interno. I tedeschi vivono con fastidio il sostegno finanziario all'area dei 'Pigs' e in numero sempre maggiore ritengono che l'Europa non sia foriera di benefici. Tuttavia le banche tedesche sono esposte al debito delle nazioni periferiche per svariate centinaia di miliardi di euro. Dunque, un default irlandese o portoghese avrebbe pesanti conseguenze sulla stessa economia di Berlino.

LE CONDIZIONI DELL'EUROPA. Secondo il ministro belga Didier Reynders, che presiedeva i lavori Ecofin, l'aiuto dell'Ue all'Irlanda è ineluttabile. Ora, però, bisogna capire se Dublino sarà disposta a farsi dare una mano. Il premier irlandese Brian Cowen sa bene che accettare soldi dall'Europa, e magari anche dal Fondo monetario, significa rinunciare a un pezzo di sovranità. E questo non sarebbe un bel biglietto da visita per la campagna elettorale, già difficile, che lo attende in vista del voto d'inizio 2011. D'altronde, lo stesso Reynders ha precisato che l'aiuto europeo sarà "condizionato" da una serie di richieste allo scopo di "migliorare la situazione di bilancio" irlandese.

I MECCANISMI DI SOSTEGNO. In ogni caso, probabilmente l'aiuto scatterà e l'Ue avrà modo di dimostrare quel tempismo d'intervento che è mancato ai tempi della crisi greca. La cifra di sostegno potrebbe aggirarsi intorno ai 60 miliardi. Si tratterebbe di soldi che fanno capo all'Efsm, il Meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria, uno strumento comunitario più agile e rapido del celebre Efsf al quale è aggrappata Atene. Quest'ultimo è il Fondo di sostegno finanziario che nasce dalla recente intesa intergovernativa e che potrebbe comunque raccogliere dai mercati 750 miliardi di euro in pochi giorni. L'Fmi, dal canto suo, sarebbe disposto a partecipare con una ventina di miliardi. L'organismo internazionale si è detto pronto a sedersi al tavolo delle trattative con Ue e Bce "al fine di identificare il modo migliore di fornire, se necessario, un aiuto che consenta di contenere i rischi sui mercati". Vedremo se Dublino starà al gioco o meno.

LE RITROSIE DI DUBLINO. Di sicuro il governo irlandese sta trattando alacremente. E pare che alla fine potrebbe chiedere 80 o 100 miliardi, di cui un 50 per cento darebbe ossigeno alle banche e l'altra metà allevierebbe lo stato dei conti pubblici su cui pesa un deficit del 32 per cento. Di questo hanno discusso i 27 dell'Ecofin, ma l'idea di una 'tutela' europea non piace all'ex Tigre celtica che di certo dovrebbe rinunciare all'aliquota del 12,5 per cento per le imposte societarie. Si tratta di una tassazione molto bassa che nell'ultimo decennio ha trasformato l'Isola di smeraldo nel paese dei balocchi per le aziende di tutto il mondo.

VIA LIBERA ALLA VIGILANZA UE. Al vertice dei ministri delle Finanze del Continente, però, non si è discusso solo di debiti sovrani. Sono stati anche adottati in via definitiva i testi legali che istituiscono l'European systemic risk board, un sistema di vigilanza basata su quattro nuove autorità che sarà attivo dal 2011 e sorveglierà i rischi sistemici legati a Borse, banche e assicurazioni. L'Ecofin ha poi convocato un vertice straordinario per il 16 dicembre in cui si tenterà di arrivare all'accordo sul bilancio Ue 2011. La riunione tratterà anche le questioni della governance economica e di riforma del Patto di stabilità.

TREMONTI: "ITALIA SOLIDA". Sul versante italiano, il ministro dell'Economia Giulio Tremonti ha cercato, come al solito, di gettare acqua sul fuoco: "L'Italia non è il problema, ma è parte costitutiva della soluzione. Per ragioni storiche abbiamo una posizione solida". Poi ha aggiunto: "Non si sono viste anomalie sul movimento degli spread", sottolineando che i tassi di rendimento dei bond nostrani vanno meglio di quelli spagnoli perché, malgrado il debito pubblico, il sistema pensionistico, le banche e il debito privato sono "sotto controllo".


LINK:
- La pagina web dell'Ecofin