Inchiesta: Inchiesta Aiazzone

Aiazzone: i misteri, gli intrecci, le trappole di un grosso affare

Prosegue la nostra inchiesta ? Il ruolo di Giovanni Semeraro in Panmedia e il piano alternativo accarezzato da Chefdeville. Il rilancio di alcuni store e le possibili chiusure di 15-20 punti vendita. Ma l'eminenza grigia è ancora Borsano.

Cronaca economica Ulisse Spinnato Vega — 12/11/2010
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Un sottobosco di imprenditori con pochi scrupoli. Un gioco di matriosche societarie in cui spariscono soldi e debiti. Un intreccio complesso di interessi, amicizie, collusioni, invidie, antipatie. Più passa il tempo e più la storia dei marchi Aiazzone-Emmelunga assume contorni sinistri e al tempo stesso tipici del basso capitalismo italico. Nomi che entrano in scena, sembrano uscirne e poi rientrano sotto mentite spoglie, promesse roboanti e investimenti carenti, tendenza all'improvvisazione e mancanza di visioni a lungo termine.

IL RUOLO DI GIOVANNI SEMERARO. Meglio però iniziare dal presente e dagli scenari futuri. Con il passare dei giorni, si viene delineando il ruolo (e il peso) di Giovanni Semeraro nell'iniziativa Panmedia. L'imprenditore di Ostuni entra nella Spa torinese con 18 milioni di euro, contribuisce al piano complessivo di ristrutturazione del ramo d'azienda, ma mostra di non fidarsi fino in fondo. E, infatti, ottiene in garanzia la gestione diretta di sei punti vendita: Siracusa, Catania, Bari, Pescara, Firenze e Corsico (Milano), quest'ultimo ancora sotto brand Emmelunga. La scelta non è stata casuale: il mobiliere di Erbusco li ha visitati uno a uno raggiungendoli con il suo aereo personale e ne ha valutato redditività e posizionamento. Se Panmedia dovesse fallire, Semeraro li terrà per sé e li rilancerà con lo stesso marchio o sotto le insegne di Ovvio. In pratica, il mobiliere di Erbusco ha messo sul tavolo 3 milioni a centro vendita e in questi sei store la merce riprenderà ad arrivare con particolare celerità per evacuare rapidamente gli ordini (la logistica è affidata a Gondrand). Semeraro sa infatti che non c'è tempo da perdere e ci tiene a rilanciare velocemente il business, almeno per la porzione che lo riguarda direttamente. Non a caso, alcuni colletti bianchi della vecchia B&S hanno già lasciato Roma e si sono trasferiti nel suo quartiere generale di Erbusco, vicino Brescia, per preparare le nuove aperture.

PANMEDIA: POSSIBILI 15-20 CHIUSURE. Panmedia, dal canto suo, ha ceduto a Giovanni Semeraro alcuni tra i punti vendita migliori, eppure ne ha ottenuto in cambio un flusso di liquidità modesto (ossia i 18 milioni) se si considera che i costi di gestione di ogni negozio si aggirano sui 100mila euro di media e la cifra complessiva è dunque intorno ai 4,5-5 milioni al mese. L'amministratore della società torinese, Giuseppe Gallo, aveva sondato altre possibilità di partnership (è saltato fuori il nome del Gruppo milanese Grancasa), ma i piani più ambiziosi erano quelli di Olivier Chefdeville, piani andati in fumo che ora si vanno delineando meglio e di cui si tornerà a parlare fra poco. In ogni caso, ad oggi rimane l'impasse: Panmedia continua ad avere scarse disponibilità finanziarie e ha annunciato una riorganizzazione che vede 250-350 esuberi, la chiusura degli uffici di Barberino di Mugello e Roma, ma anche la soppressione di alcuni punti vendita. Quanti? Il progetto non è ancora ben definito, tuttavia sembra che nelle stanze di Via Cavalcanti si stia valutando addirittura la possibilità di 15-20 chiusure (compatibilmente con vincoli come i contratti di locazione).

LA MAPPA DEGLI STORE A RISCHIO. Paiono destinati a saltare gli store di Poirino (Torino), Bergamo, Albenga, Lucca, Orte, Avezzano. Nel Nord-Est, Udine non va granché bene e anche Conegliano è a rischio: si tratta infatti di un punto vendita grandissimo con un contratto d'affitto a condizioni capestro per l'azienda. Sarà poi difficile salvare i negozi emiliani di Bologna e Parma: quest'ultimo già non fruttava molto ai tempi di Emmelunga, ha problemi di magazzino e dal punto di vista dell'ubicazione è messo alquanto male. Inoltre c'è di mezzo un contratto d'affitto importante che scade nel 2015. A rischio pure Figline Valdarno (Firenze) ed Empoli che ancora oggi mantengono il brand Emmelunga. Infine c'è il nodo delle doppie realtà come Bari o Catania: nella città etnea forse saranno dismessi entrambi gli store e riaprirà un unico negozio dentro il centro commerciale dell'aeroporto di Fontanarossa. Insomma, malgrado la disponibilità dei sindacati, Panmedia sta elaborando un piano lacrime e sangue che nelle intenzioni della società torinese rappresenta l'unica soluzione per salvare i marchi dal baratro. Le prossime tappe? L'incontro del 16 novembre a Torino con le sigle dei lavoratori e l'avvio del tavolo, il 25 novembre, presso il ministero dello Sviluppo economico.

CHEFDEVILLE E IL FALLIMENTO DEL PIANO 'FRANCESE'. "Me ne sono andato via da Panmedia per una divergenza di vedute con Gallo in merito al rilancio di Aiazzone", aveva detto a Nannimagazine.it il manager Olivier Chefdeville, figura 'storica' del marchio Emmelunga che a fine giugno 2009 traghettò la malmessa azienda di Sandro Mocali (con il fardello di 30 milioni di debiti) dentro la B&S dei 'furbetti del comodino' Gian Mauro, Giovanni e Margherita Borsano, Renato e Lorenzo Semeraro e Giampiero Palenzona. Disastro si aggiungeva a disastro, visto che la B&S ha accumulato in poco più di un anno oltre 100 milioni di buco ed oggi è in concordato preventivo con Holding dell'Arredo (Renato Semeraro). Chefdeville, come detto, batteva piste diverse da quelle di Gallo per la rinascita di Aiazzone e pare che volesse portar dentro il Fondo Atlantis Capital, con alle spalle il Crédit Agricole. L'operazione avrebbe coinvolto anche GioStyle, che sembrava pronta a rafforzare i punti vendita Aiazzone. La grande azienda italiana di casalinghi qualche anno fa si era trovata in gravi difficoltà finanziarie e Atlantis aveva contribuito a risollevarne le sorti. La cosiddetta 'pista francese' (di cui Nannimagazine.it aveva già dato cenno) non poteva avere altri che Chefdeville come perno fondamentale interno a Panmedia. Ma risulta che Giovanni Semeraro e Gian Mauro Borsano abbiano temuto di perdere il controllo dell'affare, visto che il Fondo voleva la maggioranza assoluta. Ecco perché l'opzione Atlantis alla fine è sfumata e Chefdeville ha fatto le valigie.

L'OMBRA DEL GRANDE FINANZIERE. Gian Mauro Borsano, già, proprio lui. L'ex parlamentare del Psi, il craxiano di ferro che fu condannato per la bancarotta Gima-Ipifim e rimase coinvolto nel caso Milan-Lentini. E' lui, l'ingegnere, la vera eminenza grigia dell'affare Aiazzone-Panmedia, l'uomo che ancora oggi regge i fili con pazienza e dedizione. Il gran frequentatore del paradiso fiscale lussemburghese vuole salvare la B&S soprattutto per salvare i figli Giovanni e Margherita. Maledice ogni giorno la scelta che fece di entrare in affari con Renato Semeraro (il "megalomane", lo "sbruffone" come lo definiscono alcuni operatori del settore arredi), ma coltiva ottimi rapporti con l'altro Semeraro, Giovanni appunto. Il sodalizio tra i due risale ai tempi della vecchia Rosa dei Mobili di Orbassano, c'è anche una compartecipazione in Unieuro e poi la sinergia si allarga agli store del Lazio che nel 2002-2003 fanno capo insieme a PerSempre e Semeraro Mobili. La cosa però dura poco. Giovanni Semeraro se ne torna ben presto al Nord e Borsano rilancia negli anni successivi con il marchio PerSempre in solitaria. Anzi, l'ingegnere compra da Semeraro alcuni negozi che non marciano bene (per esempio Capena, Orte, Pomezia) e mantiene comunque buoni rapporti con il bresciano.

LE FIGURE DI MOCALI E RENATO SEMERARO. Intanto, l'ex presidente del Torino cerca di salvare anche Mocali prestandogli grosse somme di danaro. Il vecchio patron di Emmelunga è bisognoso di liquidità e ricorre persino a qualche spericolato lease-back immobiliare (Nannimagazine.it ha raccontato un caso specifico su Bologna) per sopravvivere. Ma il buco diventa presto una voragine e alla fine Borsano decide di rilevare in prima persona Emmelunga (siamo al giugno 2009), mentre Mocali esce di scena anche per le pressioni della moglie e per certi interessi in Normandia. In ultimo, si vocifera che Giovanni Semeraro e Renato Semeraro, i due semplici omonimi, abbiano avuto in passato qualche screzio che sarebbe sfociato in contenziosi giudiziari, ma Nannimagazine.it non è in grado di confermare l'evenienza. Fatto sta che Renato Semeraro, entrato in B&S tramite Sdc Arredamenti e Emporio Casa Uno, non è per nulla ben visto dagli operatori del comparto. Assieme a Borsano, compra Aiazzone per 12 milioni all'inizio del 2009: la Mete Spa dello stesso ingegnere è praticamente alla canna del gas, ma l'inaugurazione del punto vendita di Siracusa sembra segnare un nuovo inizio. L'illusione tuttavia sarà breve, il rosso di bilancio diventerà presto spaventoso e dopo poco più di un anno toccherà a Panmedia subentrare. Il resto è storia degli ultimi mesi.

"OCCHIO ALLE VENDETTE". Adesso, però, Giovanni Semeraro è stato coinvolto nella società di Gallo attraverso un'operazione 'pilotata' dal suo vecchio amico Borsano. E' come se il mobiliere bresciano dovesse ricambiare un favore all'ingegnere: infatti c'è da salvare Aiazzone ora, subito. C'è da scongiurare l'intervento di un tribunale fallimentare e l'arrivo di un'offerta più grossa da parte di qualcun altro. Panmedia ha preso in mano il ramo d'impresa con un contratto d'affitto a cifre irrisorie (170mila euro complessivi di canone mensile), ma l'apporto finanziario di Giovanni Semeraro è modesto e la situazione rimane complicata. Le relazioni con i fornitori restano conflittuali e qualche grossa azienda creditrice che non vede soldi da troppo tempo è passata al contrattacco. "Hanno sbagliato a inimicarsi la Giessegi per qualche milione di euro – dice a Nannimagazine.it un fornitore che vuole restare nell'ombra – Questi del Gruppo Valentini fanno truciolato per tutto il mondo, fatturano 15miliardi e hanno una partecipazione importante in Mercatone Uno. Sono una potenza. Valentini se l'è legata al dito e potrebbe aver voglia di vendicarsi. Adesso sta alla finestra, ma alla prima occasione se li mangia tutti e mette il cappello sull'affare".

PALENZONA E IL CONCORDATO: UNA TRAPPOLA? Intanto B&S e Holding dell'Arredo sono in concordato. Trovano conferma le indiscrezioni raccolte da Nannimagazine.it secondo cui circola una proposta molto al ribasso, cioè al 20-30%. Le prospettive per i creditori sono pessime perché il burattinaio dell'operazione è Fabrizio Palenzona, vicepresidente di Unicredit e fratello di Giampiero, uno degli imprenditori di B&S. Pare che il gigante bancario di Piazza Cordusio potrebbe manovrare per convincere gli altri istituti creditori ad accettare un compromesso su percentuali ridicole, relegando così i fornitori in minoranza e mettendoli di fronte al fatto compiuto. Prendere o lasciare. Con appena un 20-30% da sborsare, i 'furbetti del comodino' si fregherebbero le mani e "Borsano potrebbe salvare suo figlio", riflette con rabbia un creditore. Che poi aggiunge in tono amaro: "Noi siamo in brache di tela e loro continuano a girare in aereo".