Inchiesta: Crisi economica europea

Irlanda, baratro vicino? L'Europa trema

Tornano a preoccupare i debiti sovrani: si allargano gli spread di rendimento sui titoli dei Paesi di fascia debole e Dublino chiede di sostenere le sue banche fino a giugno. Ma il governo locale è diviso sulla manovra da 15 miliardi.

Crisi economica Ulisse Spinnato Vega — 11/11/2010
Fonte: Immagine dal web

Mentre i Grandi della Terra si ritrovano in Corea per il G20, l'Irlanda torna a far tremare le Borse e i debiti sovrani europei. Risale la tensione sui mercati, l'euro perde terreno e il bilancio di Dublino si avvicina a situazioni di tipo greco.

SI ALLARGANO I DIFFERENZIALI SUI TITOLI. Sul fronte titoli di Stato, il contratto di assicurazione (cds) sul debito irlandese ha toccato la quota record di 599 (dopo aver superato per la prima volta il suo primato assoluto il 5 novembre a quota 587). Ovviamente i problemi aumentano anche per gli altri Paesi di fascia debole, Italia compresa: tutti, infatti, si allontanano dai benchmark tedeschi in termini di spread. Nel frattempo, il rendimento dei bond irlandesi a 10 anni è schizzato all'8,47 per cento, mentre appena un mese viaggiava sul 6,67 per cento.

LE PERDITE BANCARIE. L'Isola di smeraldo ha un clamoroso rapporto deficit/PIL al 32 per cento, in gran parte dovuto ai costi dei salvataggi bancari. Gli istituti di credito irlandesi hanno risentito pesantemente della crisi internazionale e oggi le loro perdite ammontano a 85 miliardi di euro, pari al 55 per cento della ricchezza nazionale. Per fare un confronto, è come se le banche italiane avessero un buco di circa 800 miliardi di euro.

SOSTEGNI FINO A GIUGNO. Non a caso, Dublino ha chiesto di poter prolungare sino al giugno 2011 le garanzie statali sui prestatori (di recente era già stato prorogato il termine a dicembre 2010). E la Commissione Ue ha accettato la domanda. Bruxelles – che non vede mai di buon occhio il sostegno pubblico all'economia privata – pensa infatti che il provvedimento irlandese sia ben definito, proporzionato e limitato nei tempi e nell'ambito di applicazione.

IL PROSSIMO APPUNTAMENTO. Ora la data che tutti attendono è il 7 dicembre, quando il Parlamento dell'Isola dovrà votare la manovra correttiva da 15 miliardi per contenere l'andamento del deficit. Il ministro delle Finanze di Dublino, Brian Lenihan, ha dichiarato che le misure che il governo sta prendendo garantiranno il pagamento dei suoi debiti, mentre il governatore della Banca centrale, Patrick Honohan, ha fatto sapere che tali provvedimenti non cambieranno pure se dovesse essere chiesto un aiuto esterno. Honohan non si è sbilanciato sul ricorso o meno a fondi internazionali, ma ha ribadito che "il pacchetto di politiche che l'Fmi vorrebbe vedere per l'Irlanda è quello che il governo sta mettendo a punto".

POLITICA DIVISA. Tuttavia, il problema è anche politico perché il Parlamento è spaccato: il Fine Gael, maggiore partito di opposizione, ha già lasciato intendere che non voterà il budget. Con una maggioranza di tre seggi e un turno elettorale suppletivo atteso per il 25 novembre, il governo appare alquanto traballante. Le riserve di liquidità di 20 miliardi di euro basteranno solo fino alla metà del 2011, poi la verde Irlanda potrebbe dover chiedere aiuto all'Ue o al Fondo monetario. E allora l'antico popolo celtico non sarebbe più padrone del proprio destino.


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