Inchiesta: Inchiesta Aiazzone

Aiazzone: ecco il piano di ristrutturazione targato Panmedia

Prosegue la nostra inchiesta - La svolta dopo l'incontro con i sindacati: la società torinese getta la maschera e chiede 350 esuberi che forse scenderanno a 250 e comunque si trasformeranno in Cigs. Dismessi 5 o 6 punti vendita. Fornitori in subbuglio

Cronaca economica Ulisse Spinnato Vega — 09/11/2010
Titolo: Un momento della trasmissione 'Articolo 3', venerdì 5 novembre 2010
Fonte: www.rai.tv

Un piano di ristrutturazione con 350 esuberi che potrebbero ridursi a 250 se l'analisi interna in merito alle condizioni dell'azienda Aiazzone-Emmelunga fornirà risultanze meno negative del previsto. La chiusura degli uffici di Barberino di Mugello, di Roma e forse della vecchia sede torinese di Renato Semeraro. La dismissione di cinque o sei punti vendita su oltre 40 (il sacrificio maggiore riguarderà l'oggettistica). Il ridimensionamento degli asset logistici interni e una rivalutazione dei contratti con le società esterne (come Renus o Gondrand).

L'AZIONE DI RILANCIO. Ecco i punti salienti del progetto di rilancio che Panmedia ha presentato ai sindacati venerdì scorso a Bologna. Come ventilato, durante l'incontro l'amministratore unico Giuseppe Gallo ha gettato la maschera: "Se andiamo avanti così, non arriviamo a dicembre". La piccola Spa piemontese si è portata dietro Confindustria Torino per dare un crisma di ufficialità al tavolo e di credibilità alla proposta. Non ha fornito cifre precise sull'investimento che ha intenzione di realizzare, ma ha promesso una rinascita che dovrebbe passare attraverso un adeguamento infrastrutturale (a partire dal sistema informatico) e un'azione di sviluppo del prodotto, della pubblicità e del marketing. Senza dimenticare la formazione. Con l'obiettivo finale di trasformare Aiazzone in un'impresa solida nel giro di due anni.

GLI UFFICI TUTTI A TORINO. Panmedia non ha fatto menzione di nuovi partner di fronte alle Rsa di tutta Italia, ma ha mantenuto il riserbo anche sul nome rivelato da Nannimagazine.it: ossia quello di Giovanni Semeraro (Gruppo Semeraro Mobili) che però è ormai della partita a tutti gli effetti. La riorganizzazione pensata da Gallo ricolloca le mansioni d'ufficio (amministrazione, marketing, customer care...) in capo alla struttura torinese di Panmedia. Non è ancora chiaro, invece, quali punti vendita saranno dismessi, perché si attendono proprio gli esiti dello studio interno che dovrebbe essere chiuso già domani o dopodomani.

IL RUOLO DI GIOVANNI SEMERARO. La cessione degli store potrebbe configurarsi come un subaffitto (magari in favore dello stesso Giovanni Semeraro che avrebbe già effettuato dei sopralluoghi) o sotto forma di una vendita che però farebbe capo alla proprietà originaria (B&S-Holding dell'Arredo) con benefici anche per Panmedia. In ogni caso, le cessioni servono a fare cassa: la Spa torinese ha preso in gestione il ramo d'azienda ad agosto e il debito ereditato o accumulato sui vari fronti in questi tre mesi potrebbe già aggirarsi intorno ai 12-14milioni di euro. La sabbia scorre nella clessidra e "qui a Barberino siamo a una media di 80mila euro di rimborsi a settimana – rivela una fonte anonima – Tra l'altro, spesso dobbiamo chiedere l'ok a Giovanni Borsano, quello della vecchia gestione".

LA CASSA INTEGRAZIONE. Cosa hanno risposto i sindacati di fronte alla prospettiva dei 350 esuberi? Naturalmente, le sigle dei lavoratori hanno chiesto un ampio paracadute e pare che si possa giungere all'accordo su una cassa integrazione straordinaria di 12 mesi (più altri 12) con l'ipotesi di un'ulteriore mobilità volontaria da concertare in sede governativa. I sindacati hanno anche messo sul tavolo la disponibilità a evitare nel frattempo scioperi e turbolenze. Il prossimo appuntamento è fissato al 16 novembre e stavolta a Torino, presso la sede di Panmedia.

"SIAMO MORTI CHE CAMMINANO". Intanto, nella gran parte dei punti vendita si aspetta ancora lo stipendio di settembre. Ed entro il 15 novembre dovrebbe essere pagato quello di ottobre. "Qui c'è gente con 30 euro in tasca che è ormai disperata. Non credo che Gallo rispetterà i tempi", dice qualche dipendente. A Barberino, invece, già sapevano che la loro fine era segnata: "Ci sentiamo morti che camminano. Speriamo almeno di non andare in cassa integrazione troppo tardi. Purtroppo saremo tra gli ultimi".

LE 'IMPRECISIONI' DI GALLO. Nel frattempo arriva un'ulteriore smentita sulle cifre e le promesse declamate da Gallo alla trasmissione Rai 'ArticoloTre' di venerdì 5 novembre. Il manager 59enne originario di Lavello aveva detto davanti alle telecamere: "Consegniamo tutto entro il 2010, abbiamo già coperto il 70% e con i fornitori è tutto a posto". In realtà le evasioni degli ordini realizzate sono forse a un terzo del totale e – come già scritto da Nannimagazine.it – molti fornitori hanno rinviato gli scarichi a gennaio-febbraio 2011. Inoltre Gallo, quello stesso giorno, aveva già parlato non del 70 ma del 60% di fronte ai sindacati.

FORNITORI IN SUBBUGLIO. Guardando al futuro, Aiazzone ed Emmelunga dovrebbero dunque veder ridotto il personale a circa 450 unità. Gallo ha promesso una rigenerazione degli spazi espositivi con la fornitura di sette-otto cucine per ogni punto vendita e un camion al giorno di divani per ciascuno degli store. In più, Panmedia ha rinunciato al factotum Luigi Vadalà che era già stato protagonista della sciagurata esperienza B&S. Purtuttavia, la gran parte dei fornitori non ha notato un salto di qualità nel passaggio tra la vecchia e la nuova gestione. I soldi si vedono con il contagocce e i mobilieri attendono con pessimismo le procedure di concordato preventivo attivate dalle locatrici B&S e Holding dell'Arredo.

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RENATO SEMERARO CI HA PROPOSTO UNA TRANSAZIONE AL 20%". Uno dei fornitori, che chiede l'anonimato, ammette di aver ricevuto qualcosa da Panmedia su un credito totale di quasi 1milione di euro. E dà notizia di una proposta giunta da Renato Semeraro, una mediazione al 20% che non soddisfa per nulla l'imprenditore: "Preferiamo puntare sul fallimento". Un'altra azienda invece ribatte: "Io non ho ricevuto nulla nemmeno da Panmedia e non ho segnali dai vecchi gestori". Un terzo mobiliere conferma: "Sono esposto con loro per qualche centinaio di migliaia di euro. Nessuna notizia da B&S e nemmeno da Holding dell'Arredo". Poi allude con tono pessimista: "Qui, ahimè, la situazione è molto chiara".

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A PANMEDIA RENATO SEMERARO COME A CASA SUA". Dall'amministrazione di un quarto fornitore danno maggiori ragguagli: "Tra B&S e Holding dell'Arredo abbiamo accumulato circa 370mila euro di crediti. Nemmeno a noi è arrivata alcuna comunicazione ufficiale. Certo che una transazione al 20% sarebbe alquanto ridicola. E pensare che quel mitomane di Renato Semeraro prometteva tempo fa il 70-80% e ci diceva di stare tranquilli. Purtroppo sappiamo chi è: eravamo caduti nella trappola già anni fa con un'altra sua società". Il manager poi racconta: "Panmedia ci convocò a Torino e ricordo che in quegli uffici Renato Semeraro si muoveva con grande disinvoltura e familiarità. Con lui c'era pure un certo Toni Casta, uno che si occupava per suo conto dei rapporti con i fornitori". "Ora abbiamo rifiutato ogni relazione con Panmedia – aggiunge – D'altronde sappiamo chi sono questi e come lavorano. Avevamo previsto ogni cosa: prendono i soldi e fanno in modo che formalmente sia tutto a posto. Cercano di essere inattaccabili sul piano legale e noi abbiamo anche notato le forti coperture che avevano sul fronte bancario. Ogni volta che chiamavamo Unicredit alla scadenza delle cambiali, si alzava un cordone protettivo nei loro confronti. Era evidente già al telefono".