Inchiesta: Risorgimento

Risorgimento, al Quirinale la gloria e il sangue dell'Unità

Alle Scuderie la coraggiosa mostra dedicata ai pittori soldati che seppero ritrarre la crudezza delle battaglie, la sofferenza e la partecipazione del popolo alla creazione del Regno.

Mostre Francesco Amorosino — 14/10/2010
Titolo: Anonimo 'Scena delle Cinque Giornate di Milano' 1848-49
Fonte: Francesco Amorosino

Siamo immersi nel Tricolore, quel verde, bianco e rosso così familiari avvolgono le sale quasi soffocandole con il peso della storia, accudendo meglio delle pesanti cornici in legno dorato i grandi quadri che raccontano l'epopea più clamorosa che la Penisola abbia mai affrontato: le Guerre d'Indipendenza. Di certo è un allestimento pretenzioso quello proposto dalle Scuderie del Quirinale, con una mostra inusuale giunta in occasione di un evento molto particolare, un allestimento definito dagli stessi organizzatori "provocatoriamente celebrativo". 

L'esposizione è '1861. I pittori del Risorgimento' e arriva alla vigilia dei festeggiamenti per i 150 anni dell'Unità d'Italia, offrendo al pubblico una sorta di introduzione, un intenso viaggio per immergersi in quell'importante pezzo di storia del nostro Paese di cui tanto si discuterà nei mesi a venire. Passeggiando tra le sale delle Scuderie, mai così trasformate, sembra davvero di poter sentire vicini i tempi in cui pareva che il mondo potesse realmente cambiare, che ogni cosa potesse andare al giusto posto. 

C'è tanta speranza, tanto impegno, tanta fatica, ma anche il dolore e la sofferenza di un popolo in lotta e la delusione per le tante occasioni mancate. È questa varietà di sentimenti che riesce a rendere interessante il percorso, senza un appiattimento sulla Storia dettata dai vincitori, sempre così finta e sterile, mentre c'è la volontà di un racconto a tuttotondo, per cercare di far sorgere le storie con la s minuscola, quelle sfuggenti ma forse ancora più importanti.

Sono una quarantina le opere esposte fino al prossimo 16 gennaio nella 'casa' del Presidente della Repubblica, che questa mostra ha fortemente voluto e apprezzato. Quadri e sculture che permettono di inoltrarsi in un percorso fatto di rivolte, battaglie, dolore, attese, gioie e disillusione. Opere a volte non facili da affrontare per la pesantezza dei temi trattati e a tratti per la qualità non eccelsa, ma frutto di un periodo artistico e storico denso di cambiamenti e quindi proprio per questo interessanti. Dunque non una mostra composta da tanti pezzi staccati tra loro senza nulla da spartire, ma quasi una sinfonia unica, dove la musica non può essere ascoltata senza apprezzare tutte le note con i loro diversi colori.

La mostra è divisa in due macro sezioni corrispondenti ai due piani delle Scuderie: al primo è possibile ammirare opere di grandi dimensioni che parlano della prima parte del conflitto, dai moti del 1848 con la Prima Guerra d'Indipendenza, fino alle grandi battaglie. Si tratta della nascita in Italia della pittura di genere militare. Il secondo piano, invece, è dedicato alla fine del conflitto e a quadri più intimisti, dove non si vedono tanto i soldati quanto le loro mogli e sorelle, oltre a tele metaforiche e di denuncia delle atrocità commesse e subite.

Il percorso si apre con alcune opere emblematiche: da una parte uno splendido marmo del 1846 di Alessandro Puttinati che ritrae 'Masaniello che chiama il popolo alla rivolta', dall'altra un gesso dello stesso periodo opera di Vincenzo Vela e dedicato allo schiavo romano Spartaco. In mezzo alle due statue, che alludono ai primi moti, un opera giudicata dallo stesso Mazzini un quadro-manifesto che avrebbe aperto la strada a una nuova arte nazionale. 'Gli abitanti di Parga che abbandonano la loro patria' di Francesco Hayez racconta l'esilio dalla propria città della gente del paese greco durante la lotta d'indipendenza dalla dominazione ottomana, una vicenda che ha ispirato gli intellettuali italiani nella lotta contro l'Impero austriaco.

G. Induno 'Trasteverina uccisa da una bomba' part. 1850

Il primo piano racconta anche la nascita di un nuovo genere artistico, quello della pittura militare, attraverso le opere dei veri protagonisti di questa mostra, i pittori soldati, in particolare grazie alla maestria di Gerolamo Induno, chiamato nel 1855 a partecipare alla spedizione in Crimea, dove l'esercito piemontese ha combattuto a fianco dell'Impero ottomano, della Francia e dell'Inghilterra contro la Russia zarista. Tornato a Milano con appunti e disegni presi sul campo di battaglia, Induno eseguì una serie di dipinti di diverso formato, di cui il principale è il monumentale 'Battaglia della Cernaja' del 1857, in seguito acquistato dal re Vittorio Emanuele II.

La forza dell'opera sta nel riportare in primo piano non gli ufficiali vittoriosi, ma umili soldati e i feriti, facendoli diventare veri protagonisti degli avvenimenti. Un punto di vista che sa di realtà, di esperienza diretta, e che l'artista manterrà in altre opere rappresentanti le più celebri battaglie della Seconda Guerra di Indipendenza, come 'La presa di Palestro' del 30 maggio 1859 e 'La battaglia di Magenta'. Qui è possibile ammirare anche il magnifico dipinto di Michele Cammarano realizzato nel 1915 dedicato ai 'Bersaglieri alla presa di Porta Pia'.

A. Appiani Junior 'Venezia che spera', 1861
Al secondo piano colpisce l'attenzione un altro quadro di Francesco Hayez dal titolo 'Meditazione' o
'L'Italia nel 1848', realizzato nel 1851, in cui la patria assume le sembianze di una giovane donna col seno scoperto, una madre che allatta i suoi figli, che tiene tra le mani un volume con la scritta 'Storia d'Italia' e una croce del martirio sulla quale spiccano in rosso le date delle Cinque giornate di Milano, '18.19.20.21.22 marzo / 1848'. Tragico il capolavoro di Induno 'La trasteverina uccisa da una bomba', omaggio al popolo anonimo morto a causa del perseguimento di un ideale, che poteva appartenergli oppure no.

È il fratello maggiore di Gerolamo, Domenico Induno, a dipingere una delle opere più popolari del Risorgimento, 'Il Bullettino del giorno 14 luglio 1859 che annunziava la pace di Villafranca', eseguito per il re Vittorio Emanuele II e collocato a Palazzo Reale a Milano. Il quadro ritrae la delusione seguita all'accordo stipulato a Villafranca, in provincia di Verona, tra l'imperatore di Francia Napoleone III e l'imperatore austriaco Francesco Giuseppe, il cui esercito era stato sconfitto nelle sanguinose battaglie di Magenta, Solferino e San Martino. 

A.Puttinati 'Masaniello che chiama il popolo alla rivolta' 1846L'armistizio prevedeva la sospensione del conflitto e la rinuncia alla liberazione e all'annessione del Veneto alla futura Italia unita. A questa vicenda fa riferimento anche la splendida tela di Andrea Appiani il giovane, nipote del famoso maestro neoclassico che era stato pittore di corte di Napoleone, dal titolo 'Venezia che spera', dove la città è ritratta come una donna in attesa confortata dal leone alato e accompagnata dai simboli della Serenissima. Soltanto nel 1866 con la Terza Guerra di Indipendenza avvenne la tanto attesa liberazione. 

Dolce il quadro del pittore siciliano Giuseppe Sciuti, 'Le gioie della buona mamma' del 1877: una madre che allatta segue con lo sguardo il figlioletto più grande indicare sulla carta geografica Roma, ormai divenuta capitale del Regno. A una visione tanto tenera si contrappone la crudezza delle opere che concludono la mostra e riflettono a posteriori, nel 1880, sul prezzo pagato in termini di vite umane, di dolore e delusioni per la realizzazione degli ideali risorgimentali. I due quadri, spesso paragonati per la forza e l'intenzione di denuncia alle incisioni di Goya, sono 'Lo staffato' e 'Lo scoppio del cassone' di Giovanni Fattori, scene che parlano di anonimi sacrifici e, soprattutto il primo, pregno di una crudezza e violenza intrise di tragica poesia.

Narrare il passato, dunque, per cercare di capire e forse di guarire le ferite ancora aperte nel presente, per arrivare preparati alle parate trionfali e alle parole pesanti dei discorsi ufficiali, guardare le immagini dipinte in quei tempi per rendersi conto del prezzo pagato per far nascere uno Stato. Un'operazione coraggiosa quella compiuta alle Scuderie che, complice anche un ricco programma di eventi, dagli incontri alle proiezioni cinematografiche fino a concerti di musica lirica, promette di imprimere nella memoria di tutti coloro che vi parteciperanno una nuova visione della Storia meno polverosa, ma più viva, vibrante e soprattutto drammaticamente attuale. 



INFORMAZIONI:
Titolo:
'1861. I Pittori del Risorgimento'
Quando: dal 6 ottobre 2010 al 16 gennaio 2011
Dove: Scuderie del Quirinale, via XXIV Maggio, 16, Roma
Orari: da domenica a giovedì dalle 10 alle 10, venerdì e sabato dalle 10 alle 22.30
Ingresso: intero 10 euro, ridotto 7,50 euro
Tel: 0639967500; scuole: 0639967200
Web: Scuderie del Quirinale