Inchiesta: I tagli alla cultura

Tagli alla cultura: Giro attacca l'Ente Teatrale Italiano

"La dismissione di teatri dimostra che si tratta di un Ente fallimentare". La privatizzazione non piace al Sottosegretario, che appoggia l'eliminazione dell'Ente teatrale italiano decisa dal governo.

Cronaca Italia Laura Croce — 17/06/2010
Fonte: Immagine dal web

Continua il braccio di ferro tra l'Ente Teatrale Italiano (ETI), e la manovra finanziaria di Tremonti che, con il decreto legge numero 78 del 31 maggio 2010, ha deciso di eliminarlo di netto con un solo colpo di scure, dopo quasi 70 anni di attività. Un provvedimento che ha sollevato le proteste di tutto il mondo dello spettacolo, ma che ora coglie il favore e il pieno appoggio anche del ministero per i Beni e le attività culturali  (Mibac), almeno nelle dichiarazioni del suo sottosegretario Francesco Giro: "Sono del parere che bisogna abolire l'Ente teatrale italiano perché ha fallito la sua missione", ha dichiarato senza mezzi termini il Sottosegretario nel corso della presentazione del Festival Internazionale di Villa Adriana.

Missione che consiste fondamentalmente nel sostenere i giovani talenti e nel promuovere la diffusione del teatro sia in Italia che all'estero, nonché nella gestione di alcuni storici palchi come quello del Valle di Roma, della Pergola di Firenze e del Duse di Bologna. Ed è proprio in riferimento a  questa attività che Giro appoggia il giudizio di inutilità che pesa sull'Ente a rischio di soppressione. Nel centro del mirino, in particolare, il fatto che negli ultimi tre anni l'organismo pubblico abbia già dismesso a privati uno dei teatri da lui gestiti in passato - il Quirino di Roma - e ne abbia ancora due "in fase di dismissione da due anni". Per il Sottosegretario del Mibac, insomma, la privatizzazione appare come un dato inequivocabilmente "fallimentare" e assicura che per l'ETi non ci saranno sconti di pena, tanto più che "la promozione del teatro può farla anche il ministero", così come riassorbire in qualche modo i circa 170 dipendenti che lavorano a servizio di questa istituzione storica del teatro italiano.

L'accusa, a dir la verità, suona quanto mai curiosa, poiché proviene da un governo in teoria super liberista, e anche perché, proprio durante una delle serate di protesta organizzata dall'ETI (quella della scorsa settimana presso il capitolino Valle), il nuovo responsabile artistico del Quirino, Geppy Gleijeses, è intervenuto proprio per sottolineare come il successo della nuova gestione del Teatro di prosa sia dovuto soprattutto al grande lavoro svolto negli anni scorsi dall'ETI e dall'expertise messa a disposizione dall'Ente.

Questione di angolature? Chissà: d'altra parte in teatro tutto dipende da chi guarda, la stessa scena teatrale è fatta in modo che ogni spettatore percepisca ciò che sta sul palco in modo diverso, a seconda del proprio punto di vista. Il problema è che la questione dell'ETI non riguarda solo il gradimento di uno o più spettacoli, riguarda il futuro di teatri storici e la formazione del pubblico, gli scambi con le tendenze più importanti della scena internazionale, la promozione delle nostre espressioni culturali all'estero, dove, per qualche miracoloso motivo, continuano ad apprezzare l'Italia soprattutto per la sua arte, e non solo quella museale.

Quella dell'ETI, è anche una questione occupazionale, visto che dei circa 170 dipendenti solo 28 hanno un contratto para-statale e potrebbero essere impiegati nella pubblica amministrazione in altri ruoli, probabilmente meno attinenti con il loro know how  e quindi in modo meno produttivo. Gli altri hanno con l'Ente contratti di lavoro di tipo privato, e sul loro destino è difficile fare previsioni. Francesco Giro, intanto, ha assicurato ai dipendenti del Duse di Bologna che i loro posti di lavoro saranno salvaguardati, magari con un passaggio a una gestione comunale del teatro. Che sia già cominciato senza preavviso anche il federalismo culturale?