Inchiesta: Salute materna

Salute materna: a New York partorire in casa è illegale

L'unico ospedale che autorizzava le 13 ostetriche della Grande Mela ad assistere le donne a domicilio ha chiuso per bancarotta. Ora, svela il Guardian, potrebbero scegliere di farlo illegalmente. Ma il congresso Usa ha detto no a questa 'moda'.

Salute e Prevenzione Valentina Marsella — 19/05/2010
Fonte: www.choicesinchildbirth.org

Nella metropoli dove tutto appare possibile, icona del consumismo e della libertà, partorire in casa come facevano un tempo le nonne, non è più possibile. A New York, da qualche giorno, dare alla luce un bambino nella comodità del proprio focolare domestico, è illegale. La fine delle nascite a domicilio è la conseguenza della chiusura del St. Vincent's Hospital di Manhattan. In tutta la Grande Mela sono solo 13 le levatrici che fanno partorire in casa.

In base a una legge del 1992 devono essere autorizzate da un ospedale o un ginecologo: il St. Vincent era rimasto l'ultimo a garantirle di fronte alla legge, ma ha chiuso per bancarotta. A lanciare l'allarme è stata, su Internet, in un tam tam di messaggi, un'associazione di mamme: a New York non si potrà più partorire in casa, dice la Choices in Childbirth. Il St's Vincent di Manhattan, all'avanguardia nel settore dell'ostetricia e della ginecologia, oberato dai debiti, ha letteralmente gettato nel panico quante vorrebbero poter partorire tranquillamente a casa. 

A farsi portavoce delle mamme, l'associazione guidata da Elan McAllister, che dichiara "È davvero scioccante che in una città dove si può avere tutto a casa a qualsiasi ora del giorno, una persona non possa partorire con l'assistenza di un professionista competente". Ora le ostetriche autorizzate saranno costrette ad abbandonare le proprie pazienti o ad operare illegalmente, come spiega il giornale Guardian. Negli Stati uniti la percentuale di parti in casa è inferiore all'1 per cento, a New York è dello 0,48 per cento, pari a 600 bambini su 125mila. Pochissimi, se si pensa che in Olanda la percentuale è del 30 per cento. 

Nel 2008, il Congresso americano degli ostetrici e dei ginecologi (Acog), ha rilasciato una dichiarazione ben precisa, come rifersice il giornale, che incarica efficacemente i suoi membri di non avere nulla a che fare con la 'moda trendy' delle nascite in casa.  Ben diverso il panorama del Nord Europa, con in testa l'Olanda, dove il parto in casa è spesso preferito a quello in ospedale nei casi non particolarmente a rischio. In Italia, invece, nascono ogni anno in casa tra i mille e i 1500 bambini. E come in Italia anche negli Usa l'opposizione viene in gran parte da medici e ginecologi. 

Negli Stati Uniti le levatrici si sono viste dichiarare guerra due anni fa dall'American Congress of Ostetrics and Gynecologists che ha di fatto istruito i suoi soci a non aver niente a che fare con questa moda. E tuttavia, a dispetto della presa di posizione dell'Acog e del fatto che gli Stati Uniti spendano 86 miliardi di dollari l'anno per far nascere bambini in ospedale, l'America ha uno dei tassi più alti di mortalità materna del mondo industrializzato: 16,7 per centomila nascite contro le 7,6 in Olanda e il 3,9 in Italia. Una nascita su tre avviene tramite parto cesareo, frutto di tecniche interventistiche che includono il 'pilotato' e l'epidurale. Amnesty International ha di recente definito i primati americani in fatto di nascite "una crisi dei diritti umani". 

E di diritti violati ha parlato Scott Stringer, presidente del borough di Manhattan: "Ci sono 600 donne che il prossimo anno vorranno partorire con la levatrice in casa. Togliere loro questa possibilità è a dir poco imbarazzante". Proprio in questi giorni, in Italia, è uscito il libro di Elisabetta Malvagna (Red), Parto in casa, istruzioni per l'uso. Il titolo spiega già come all'interno delle pagine del 'manuale' ci siano testimonianze di chi l'ha scelto. Partorire nell'agio di casa propria, come hanno scelto di fare Giorgia e la top model Gisele Bundchen. 

"In Italia, solo l'uno per cento dei parti avviene così - ricorda l'autrice del libro -  ma sempre più donne farebbero questa scelta: in Olanda la compie una su tre. Il 90 per cento dei parti non richiede cure mediche, eppure da noi i bambini nascono in ospedale e quattro su dieci (al Sud sei su dieci) con il cesareo. A ostacolare la diffusione del parto a domicilio è anche la non rimborsabilità. Non a caso, è più frequente in Friuli, una Regione (come Emilia Romagna e Piemonte) che ne coprono la spesa, circa due-tremila euro". 

I costi, continua Malvagna, non sono irrisori anche perché il parto è solo la conclusione di un percorso lungo nove mesi. "L'ostetrica segue la donna dall'inizio della gravidanza, per essere certa che possa affrontare l'esperienza che l'attende, e dopo la nascita - spiega Verena Schmid, direttrice della Scuola Elementale di Arte ostetrica di Firenze - è proprio la continuità assistenziale a rendere il parto a casa molto sicuro". 

 LINK:
-Choises in childbirth