Inchiesta: Crisi economica europea

Grecia, gli economisti: "Italia al riparo. Per il momento"

L'americano Mahanty: "Voi mettete i soldi in asset sicuri. Però sarebbe stato meglio non entrare nell'euro: fu un errore obbligato". L'italiano Tramontana: "Il problema nel medio termine è la bassa crescita".

Crisi economica Ulisse Spinnato Vega — 09/05/2010
Fonte: Immagine dal web

Forte risparmio privato, debito pubblico detenuto per meno della metà in mani estere (44,3 per cento, ma era il 36,5 nel 2003), economia reale diversificata, deficit sotto controllo attorno al 5 per cento del PIL. Questi sono i motivi principali per cui l'Italia rimane lontana (almeno per il momento) dal vortice speculativo che sta ingoiando la Grecia e che lambisce gli altri Paesi del cosiddetto 'Club Med' (Portogallo e Spagna), oltre la fragile Irlanda.

"L'economia italiana è abbastanza solida. Gli italiani mettono i soldi in asset sicuri, investono in proprietà, per esempio nella casa. E inoltre il sistema regolatore italiano non consente di spendere molto in maniera irresponsabile. Dunque il vostro Paese, per adesso, è tranquillo", dice l'economista americano Aroop K. Mahanty, docente in Italia alla Temple University di Roma e alla European school of economics.

"A mio avviso fu un errore entrare nell'euro – provoca Mahanty – ma l'Italia non poteva farne a meno. È un Paese fondatore dell'Europa e non poteva certo chiamarsi fuori. Naturalmente, con la lira avrebbe avuto una leva maggiore per sostenere la propria economia in questo momento". Secondo Antonino Tramontana, esperto di politica monetaria e già docente all'università di Perugia, il vero problema non è il soccorso di Atene nell'immediato: "L'Europa si è mossa con notevoli risorse e a breve termine si eviterà un collasso. A me, però, preoccupa la media prospettiva: la Grecia, e in generale gran parte del Continente, hanno una crescita molto bassa. Le misure 'lacrime e sangue' non sono efficaci perché deprimono ulteriormente l'economia".

"Piuttosto – aggiunge Tramontana – bisognerebbe mettere un Paese in difficoltà in condizione  di portare avanti politiche di investimenti e riforme della spesa che diano respiro al sistema. E poi non è uno scandalo pensare a un 'soft default', una situazione di insolvenza parziale e di ristrutturazione del debito". Mahanty sposa in pieno l'idea di un Fondo monetario europeo: "Ci sono dei bisogni che sono in modo specifico vostri e che non corrispondono all'operato delle istituzioni americane o inglesi. Ci vuole uno strumento che rispecchi la vostra mentalità e cultura". Tuttavia, Tramontana avverte: "È uno strumento che può andar bene, ma bisogna vedere come utilizzarlo concretamente".

Entrambi gli economisti mettono le agenzie di rating nel mirino. "Non credo alle loro valutazioni, farebbero qualsiasi cosa per i soldi, per me andrebbero abolite", taglia corto l'esperto americano. Il collega italiano chiosa: "Le agenzie di rating si sono comportate molto male sulla crisi di due anni fa. Hanno grosse responsabilità. Sarebbe sufficiente che il mercato non desse troppo peso alle loro valutazioni". Sia Mahanty che Tramontana auspicano, infine, un più stretto coordinamento delle politiche monetarie europee e una maggiore vigilanza sul rischio che i bilanci dei Paesi membri vengano truccati. 



LINK:
Chi è Aroop K. Mahanty
Chi è Antonino Tramontana