Inchiesta: Salute materna

Salute materna: picco di parti prematuri fra le immigrate

Le nascite pretermine fra le straniere hanno superato quelle fra le donne italiane: 15,4% contro il 14 della media nazionale. Lo registra uno studio del Policlinico Umberto I di Roma. A fare la differenza, condizione sociale e mancato accesso alle cure.

Salute e Prevenzione Paola Simonetti — 21/01/2010
Fonte: www.ehow.com

La maternità è spesso a rischio fra le donne immigrate. Un percorso ad ostacoli che non di rado si conclude con un parto prematuro, una nascita sottopeso o con malformazioni per il piccolo. A tenere il polso della condizione delle neomamme straniere in Italia, un recente studio del Policlinico Umberto I di Roma, condotto su tutti i 16.281 bambini nati dal 2000 al 2009. La rilevazione parla di un picco di nascite pretermine fra le extracomunitarie negli ultimi dieci anni, un dato che supera quello relativo alle cittadine italiane.

Nasce  prematuramente il 15,4 per cento dei bimbi stranieri contro il 14 per cento della media nazionale. Ma a minare le nascite per le immigrate (1,6 per cento contro l'1,2 per cento delle italiane) anche problemi di peso per i neonati (al di sotto dei 1.000 grammi), oltre che l'incidenza di patologie come la depressione alla nascita, traumi ostetrici, disturbi metabolici, malformazioni e mortalità.

Un fenomeno che rappresenta, secondo i medici, la chiusura del cerchio di una vita in affanno a causa delle condizioni economiche disagiate, delle situazioni igienico-abitative carenti, di un'alimentazione inadeguata, di controlli medici mancati, di infezioni delle madri non curate, come affezioni dell'apparato genito-urinario e anemia. In aumento peraltro, rivela la ricerca, anche le partorienti minorenni che, nell'arco degli ultimi 10 anni, hanno superato le italiane.

"I figli di genitori immigrati sono a maggior rischio malattia per tutta una serie di fattori di ordine sociale, culturale ed economico - ha precisato Mario De Curtis, direttore dell'unità di Neonatologia e terapia intensiva neonatale (T.i.n) del Policlinico Umberto I -. Nelle donne immigrate, infatti, c'è una  maggior percentuale di minorenni. Le famiglie straniere sono spesso a basso reddito e i controlli durante la gravidanza vengono quindi ridotti. Oltre i fattori culturali, lo scarso accesso ai servizi dipende anche da una mancanza di informazione adeguata".

Ma a giocare un ruolo non trascurabile, c'è ancora la paura strisciante generata dagli ultimi provvedimenti di legge: "Lo scarso accesso ai servizi da parte delle immigrate dipende non solo da fattori culturali, ma anche da una certa diffidenza, soprattutto da parte delle donne che si trovano in una condizione di irregolarita' giuridica - ha aggiunto De Curtis-. Non si recano in ospedale perché temono di essere denunciate e di perdere il lavoro".

Nonostante la legge preveda assistenza anche nelle situazioni di irregolarità, infatti, lo spauracchio di una denuncia continua a mettere a rischio la salute delle migranti: "Occorre ricordare, fra l'altro, che la donna non puo' essere espulsa fino a che il bambino non abbia compiuto sei mesi - continua - Ma le ultime novita' introdotte dal pacchetto sicurezza fanno sì che le persone abbiamo un timore difficile da superare".

Una legislazione più mirata, secondo De Curtis, favorirebbe  "l'accesso ai servizi e alle cure prenatali, migliorando la salute materno-infantile della popolazione immigrata. I rischi di nascite pretermine e di mortalità - ha ricordato in conclusione il medico del Policlinico romano- sono, infatti, ridotti nei paesi con una forte politica di integrazione".