Inchiesta: Gioco compulsivo

'Italia in gioco': Eurispes, fotografia di un Paese di scommettitori

Un mercato da 39 miliardi di euro, che nel 2010 potrebbe arrivare a 58 miliardi. Crescono Superenalotto, Newslot e scommesse sportive. Boom dei giochi on-line, mentre calano Totocalcio, Bingo e Lotto. E il fisco ringrazia.

Dipendenze Gianluca Colletta — 03/01/2010
Fonte: Immagine dal web

C'è chi gioca inseguendo un sogno, con la speranza di cambiare per sempre la propria vita, e chi non riesce a resistere al fascino dell'azzardo. 
Così, con 39 miliardi di euro raccolti nei primi nove mesi del 2009 e un incremento del 14,4 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, quella di lotterie, scommesse, Bingo e poker on line si è trasformata da fenomeno di costume a vero e proprio colosso industriale, il secondo o terzo nel paese.

L'Eurispes, con il rapporto 'L'Italia in gioco', fotografa una realtà diversa, rispetto a quella emersa dalla prima indagine del 2001, grazie alla quale il legislatore iniziò a normare un settore fino a quel momento trascurato, e in forte espansione rispetto al passato, tanto che le previsioni per il 2010 stimano una raccolta di 58 miliardi di euro, di cui il 49 per cento nel primo semestre. Se le aspettative dovessero essere rispettate, questo settore da solo rappresenterebbe il 3,7 per cento del Prodotto interno lordo (PIL), con una conseguente crescita anche per le entrate dell'Erario. Dal 2003 al 2008 si è infatti registrato un aumento del 121 per cento (da 3,5 miliardi a 7,7).

In totale sono 35 milioni gli italiani che hanno giocato almeno una volta una schedina, fatto una scommessa o partecipato a un torneo di poker on line, per una spesa complessiva, negli ultimi 6 anni, di 194 miliardi. Nel corso del 2009 si è registrato il boom del Superenalotto che è cresciuto del 77,1 per cento (da 1,4 a 2,5 miliardi di euro), grazie anche ai faraonici jackpot che hanno spinto molte persone a giocare. Incrementano le proprie quote di mercato anche gli apparecchi da intrattenimento, come le newslot (+13,4 per cento), che hanno sostituito nel 2004 i vecchi videopoker, diventati illegali, e delle scommesse sportive (+9 per cento).

Rischia di scomparire il Totocalcio. Lo storico concorso, da gioco di punta che permetteva all'Erario grosse entrate con le quali finanziare il mondo sportivo, ha subito in cinque anni un calo del 63,9 per cento e, insieme a tutti suoi simili (Totogoal, il9 e Big Match), rappresenta solo lo 0,4 per cento del mercato, evidenziando il già noto processo di disaffezione degli italiani. Crolla anche il giro d'affari legato al mondo ippico (-16 per cento) e al Bingo (-13,9 per cento), mentre il Lotto registra una lieve flessione (-4,4 per cento).

La vera novità del 2009 è on line. Grazie agli 'skill games' (ovvero i giochi di abilità), questo settore ha registrato un incremento della raccolta del 171 per cento, per un totale di 1,6 miliardi di euro, andando al di là di ogni previsione, tanto del Ministero dell'Economia e delle Finanze, quanto di provider e operatori. Legalizzati a settembre 2008, su tutti è il poker on line a riscuotere il maggior successo, seguito a breve distanza dalle scommesse sportive e i casinò.

Solo il 13,7% dei giocatori ha detto di aver provato l'ebbrezza di internet, anche se quelli che nutrono una vera e propria passione, tanto da usare solo la rete per sfidare la fortuna, sono appena il 4,7 per cento. Un dato che evidenzia come questo settore abbia ancora grossi margini di crescita. Sono gli uomini (15,4 per cento), più delle donne, a preferire il web, con un'età media tra i 35 e i 44 anni (17,9 per cento), seguiti dai giovani tra i 18 e 24 anni (16 per cento).

Secondo il Professor Luigi Paganetto, ordinario di Economia presso l'Università di Tor Vergata a Roma, ciò che gli italiani non conoscono bene sono le possibilità di vincita. Molte volte si è attratti più da improbabili, stratosferici guadagni, che da piccole somme un po’ più sicure. Come direbbero i francesi "Mesdames et Messieurs, faites votre jeux", fate il vostro gioco. Ma senza esagerare.