Inchiesta: Gioco compulsivo

'Italia in gioco': il business dell'illegalità vale 23 miliardi di euro

Rappresenta il 13% dei fatturati delle organizzazioni criminali, che lentamente cercano di penetrare la legalità. Finanza e Polizia dei giochi vigilano, ma il pericolo arriva soprattutto da internet. Fenomeno incrementato anche dalle Newslot.

Dipendenze Gianluca Colletta — 03/01/2010
Fonte: Immagine dal web

Se i numeri del gioco legale in Italia sono impressionanti, altrettanto lo sono quelli illegali. Scommesse clandestine e tornei on line non autorizzati rappresentano una fetta consistente del giro d'affari legato a questo settore. Secondo le Forze di Polizia il suo valore si aggirerebbe intorno ai 23 miliardi di euro, pari al 13%  dell'intero fatturato dell'economia criminale. E si capisce facilmente perché le grandi organizzazioni malavitose siano interessate a questo mercato, ma anche a entrare in quello regolare, modo facile e veloce per riciclare il denaro. 

La legalizzazione del settore del gioco era stata introdotta, grazie ad una complessa e dettagliata normativa, per contrastare il problema del sommerso. I Monopoli di Stato decisero quindi di indire un bando di gara nel dicembre del 2006 per portare da 1.300 a 14mila i punti dove effettuare scommesse ippiche e non. Divenne quindi possibile per chiunque puntare e scommettere grosse cifre di denaro e di incassarne altrettante.

Un problema che si è accentuato con il recepimento, da parte del legislatore italiano, della terza Direttiva europea sulle misure di prevenzione dell'uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio. Il testo del 16 novembre 2008 infatti non modifica la normativa riguardante le scommesse in sala, che rimangono non vincolate a obblighi di sorveglianza, eccezion fatta per il limite massimo di vincita di 10mila euro. In questo modo, secondo l'Eurispes, le organizzazioni malavitose riuscirebbero a ripulire i propri soldi, risparmiando inoltre sui costi che questa operazione altrimenti comporterebbe.

L'occhio della Guardia di Finanza però è sempre vigile. Oltre a salvaguardare eventuali danni all'Erario di Stato, svolge un'intensa attività di controllo tesa alla prevenzione e alla lotta agli illeciti in materia. Inoltre dal 2002 le è stato affiancato uno speciale corpo investigativo: la Polizia dei giochi e delle scommesse, che fa parte della Direzione centrale anticrimine. Sale Bingo, ippodromi, scommesse e corse di cavalli illegali fanno parte della sua sfera d'azione e svolge la sua attività in costante coordinamento con Carabinieri, Dia e Procure, cosa resasi necessaria a causa della vastità dei settori interessati.

Illegale però non vuol dire sempre Mafia, Camorra o organizzazioni criminali. Il mercato clandestino passa anche, secondo l'Eurispes, anche attraverso l'on-line. Su internet è possibile giocare a poker, effettuare scommesse e trovare gratta e vinci illegali per un volume d'affari di circa 5 miliardi di euro, contro l'1,46 miliardi del mercato regolare. Per questo, l'istituto statistico ha deciso di effettuare un monitoraggio su Facebook, dove è possibile giocare on-line grazie alle sue applicazioni. Qui sono stati trovati in totale più di 3mila gruppi che si rifacevano a parole chiave come Lotto, SuperEnalotto, scommesse, Bingo, Poker o Texas Hold'em e Gambling. E anche 340 gruppi per Gratta & Vinci, 323 per Slot machine e 420 con la parola Casinò. 

Inoltre, alcuni gestori cercano di guadagnare di più rispetto le percentuali assegnate loro, incrementando il giro d'affari illegale. Succede prevalentemente nel mondo delle Newslot, che hanno sostituito nel 2004 i vecchi videopoker. Inoltre secondo il rapporto dell’Eurispes, a non essere rispettato è l'articolo 110 del T.U.L.P.S. (Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza) che prevede, in tutti gli esercizi pubblici autorizzati, l'esposizione di una tabella che indichi le forme di gioco proibite. 

Sono il 56% degli esercenti a contravvenire a questa regola, mentre nel 59% dei casi informano i giocatori dei costi massimi delle partite. Inoltre difficilmente viene verificata l'età di chi si avvicina a queste macchine, vietate per legge ai minori di 18 anni, effettuata solo dal 37% dei negozianti, con il 22% che si fida di quanto detto dai giocatori. Una norma che va cambiata, anche per gli stessi esercenti.