Inchiesta: Gioco compulsivo

Poker on-line al debutto: l'Italia divisa tra appassionati e scettici

Dipendenze Sergio Di Carlo — 30/01/2009
Fonte: www.giocodigitale.it

Mentre utenti ed operatori del settore esultavano per l'imminente esordio del primo portale dedicato al poker on-line, era  l'Associazione nazionale per la Difesa e l'Orientamento dei Consumatori (ADOC), con un comunicato datato 19 agosto 2008 (il Gioco Digitale avrebbe ufficialmente aperto i battenti il 2 settembre) a costituirsi come voce fuori dal coro, ponendo l'accento sul rischio di sottovalutare il fenomeno del gioco patologico [*]. 

Ma andiamo con ordine. In Italia  il poker on-line è classificato come 'skill game', ossia 'gioco di abilità'. Nel decreto Bersani si parla di "giochi di abilità a distanza con vincita in denaro, nei quali il risultato dipende, in misura prevalente rispetto all'elemento aleatorio, dall'abilità dei giocatori". In particolare il testo della normativa faceva riferimento ad una futura regolamentazione della materia, da attuare al fine di prevenire il proliferare del gioco illegale.

Bisogna attendere, però, fino al 17 settembre 2007, quando il ministro dell'Economia emana un decreto intitolato proprio alla disciplina dei giochi di abilità a distanza con vincita in denaro, nel quale sostanzialmente si prevede la possibilità che dei concessionari, autorizzati dall'Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato (AAMS), possano esercitare i giochi di abilità, a patto di essere in possesso di determinati requisiti determinati dall'AAMS stessa. Vengono poi definite le caratteristiche della piattaforma di gioco, le modalità di svolgimento dello stesso e, ovviamente, vengono identificati anche gli obblighi di trasparenza in capo al concessionario a tutela del consumatore. 

Il prezzo da pagare per sedersi ad un tavolo virtuale può variare da un minimo di 0,5 euro, fino ad un massimo di 100 euro (passando esclusivamente attraverso multipli di 50 centesimi). Le somme così raccolte sono destinate, per il 3 per cento, ad alimentare le casse dello Stato, per almeno l’80 per cento a premiare i giocatori vincenti e, per la parte restante, a remunerare chi fornisce il servizio.

È solo nell'aprile 2008, però, che un decreto direttoriale dà il via ad una sperimentazione di un anno (a decorrere dalla data della prima autorizzazione del progetto di piattaforma di gioco) dei giochi di abilità a distanza, legalizzando, di fatto, il poker on-line. Il primo operatore ad essere autorizzato (18 agosto 2008) è stato il gruppo Gioco Digitale, che ha ottenuto il definitivo via libera all'offerta dei giochi di abilità il 2 settembre.

I dubbi riguardo l'effettiva sicurezza di un gioco considerato ancora, da molti, un gioco d'azzardo rimangono. Un'indagine dell'ADOC lancia l'allarme circa la scarsa attenzione prestata al fenomeno della dipendenza dal gioco d'azzardo. I dati diffusi dall'organizzazione parlano non solo di 16 mila giocatori italiani afflitti da tale patologia, ma anche di un debito medio contratto da queste persone per giocare pari a 10-12 mila euro.

Notevole è anche il volume di denaro movimentato dalla macchina del poker on-line. Sempre l'ADOC parla di un giro d'affari complessivo di 350 milioni di euro annui e di una crescita del 25 per cento delle visite ai casinò virtuali. In linea con questi valori anche i dati diffusi dall'Agenzia Giornalistica Concorsi e Scommesse (AGICOS): la raccolta per il solo mese di ottobre, è stata di ben 52,8 milioni di euro (una crescita del 170 per cento rispetto al mese precedente), dei quali il 64 per cento sono imputabili al primo operatore italiano che è appunto Gioco Digitale.

Numeri simili hanno spinto il legislatore ad occuparsi del fenomeno per evitare, come detto sopra, il proliferare di piattaforme di gioco pericolose per gli utenti. In realtà, guardando al bollettino diffuso dal dipartimento finanze del Ministero dell'Economia, relativo alle entrate tributarie per il periodo gennaio-ottobre 2008, si nota come gli accertamenti per il mese di ottobre riguardanti le attività di gioco ammontino a 185 milioni di euro, con una crescita del 230 per cento rispetto all'anno precedente e del 128 per cento rispetto al mese di settembre. 

Ripensando anche al boom di entrate fiscali dovuto alla cifra record raggiunta dal jackpot del Superenalotto tempo fa, ci si rende conto del fatto che, per lo Stato, il fenomeno dei giochi e delle scommesse sia anche una cospicua fonte di entrate fiscali. E questo strumento risulta ancora più efficace in questa fase dell'economia. 

Dal momento che quello dei giochi di abilità on-line sembra essere un settore in controtendenza rispetto alla crisi, è possibile ottenere dalla tassazione di queste attività un duplice risultato: da una parte c'è un incremento delle entrate per lo Stato, dall'altra i consumatori, che percepiscono solo parzialmente l'imposizione indiretta, non ridurranno i loro consumi. Lo Stato riesce, quindi, a finanziarsi senza attingere esplicitamente dalle tasche dei cittadini, evitando, in questo modo, di incentivare un’ulteriore contrazione della domanda.

In conclusione si può affermare che, sicuramente, la legalizzazione del poker on-line risponde, certo, alle istanze non solo della categoria dei concessionari, che hanno da tempo fiutato la possibilità di fare affari d'oro, ma anche a quelle dei numerosissimi appassionati che da tempo chiedevano di poter giocare in maniera lecita. Il fenomeno del gioco d'azzardo patologico, così come quello del rischio di truffe, rimangono delle incognite da tenere sotto controllo. Tuttavia, guardando alle cifre esposte in precedenza, sembra che lo Stato, come nel caso dei tabacchi, si trovi di fronte ad un altro conflitto di interessi.


[*] Leggi l'approfondimento di Nannimagazine.it sul gioco patologico

DOCUMENTI
- Proventi delle attività di gioco (Ministero dell'Economia)

LINK
- ADOC su poker on-line
- AAMS su giochi di abilità
- Gioco Digitale su poker on-line