Inchiesta: Violenza sulle donne

Violenza sulle donne: leggi e provvedimenti

In un piccolo compendio, l'insieme delle normative e delle iniziative in ambito italiano, comunitario e interazionale, a favore della tutela dell'incolumità femminile.

Donne Paola Simonetti — 27/09/2008

La violenza di genere, perpetrata con soprusi fisici, sessuali, psicologici ed economici, è stata riconosciuta in Italia, come in molti Paesi occidentali, una violazione del diritto all’integrità fisica e psicologica della donna. I diversi tipi di violenza possono presentarsi isolatamente, ma spesso sono combinati in modo che una forma di controllo apra le porte all'altra: ciò accade soprattutto quando chi usa violenza e chi la subisce sono legati da un rapporto affettivo.

Per arginare il fenomeno, sono state prodotte molte leggi e provvedimenti sia sul territorio italiano che in ambito comunitario, senza tralasciare quanto sancito dall’Onu nel corso dei decenni. Di seguito un riepilogo dell’insieme delle normative ad oggi in vigore, come riportato dalle pagine del sito del governo italiano. 

IL QUADRO NORMATIVO NAZIONALE

- LA COSTITUZIONE ITALIANA. Sancisce il principio di uguaglianza di genere. Uomini e donne hanno diritto al medesimo trattamento. Riconoscendo la pari dignità sociale e stessi diritti davanti alla legge a tutti i cittadini (art. 3), la parità tra donne e uomini in ambito lavorativo (art.4 e 37), l'uguaglianza morale e giuridica dei coniugi all'interno del matrimonio (art.29), la Carta Costituzionale pose punti di riferimento importanti per lo sviluppo della normativa degli anni successivi nell’ambito della parità di diritti e del rispetto della donna nella sua dignità fisica e morale. Link

 - LEGGE N. 66/96. Classifica come crimine contro la persona il reato di violenza sessuale, mutando così la qualificazione della normativa precedente che lo definiva solamente "reato contro la morale". Chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità, costringe qualcuno a compiere o subire atti sessuali è punito con la reclusione da cinque a dieci anni. La stessa pena è inflitta a chi induce altri a compiere o subire atti sessuali. Link

-  LEGGE N. 269/98. Contiene le norme contro lo sfruttamento della prostituzione, della pornografia e del turismo sessuale a danno di minori, che nella maggior parte dei casi sono di sesso femminile. Chi induce alla prostituzione una persona di età inferiore ai diciotto anni o ne favorisce lo sfruttamento, è punito con la reclusione da sei a dodici anni. Salvo che il fatto costituisca reato più grave, chi compie atti sessuali con un minore di età compresa fra i quattordici e i sedici anni, in cambio di denaro o di altra utilità economica, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni. La pena è ridotta di un terzo se colui che commette il fatto è un minore. Link

- LEGGE N. 154/01. Ha aperto una nuova prospettiva di tutela verso la persona convivente che subisce abusi, riconoscendo l'applicazione di misure cautelari, come l'allontanamento dalla casa familiare di chi compie abusi anche in caso di convivenza di fatto. Non solo, questa norma introduce nuove misure per contrastare in maniera più incisiva i casi di violenza tra le mura domestiche. Il giudice, inoltre, può sollecitare in maniera rapida l'intervento dei servizi sociali e imporre all'imputato allontanato dal nucleo familiare il pagamento di un assegno per il mantenimento al familiare. Link 

LE LEGGI REGIONALI
Numerose regioni hanno legiferato sulla materia, dotandosi di normative per garantire una maggiore tutela alle donne vittime di violenza in diversi ambiti, da quello familiare a quello lavorativo, promuovendo centri di accoglienza per i soggetti maltrattati. La Toscana nel 2007 ha inserito alcune disposizione per la promozione di centri antiviolenza e di case di accoglienza, così come avevano già fatto l'Abruzzo l'anno precedente, la Campania nel 2005, la Basilicata nel 1999 e già nel 1993 il Lazio. La Calabria promuove da diversi anni il Progetto Donna per sostenere i diritti e evidenziare i bisogni delle donne calabresi, il Friuli Venezia Giulia nel 2005 ha promulgato una norma per sostenere i diritti ed evidenziare i bisogni delle lavoratrici colpite da mobbing. Un intervento legislativo più generale per contrastare la violenza di genere è quello della Liguria.

LE INIZIATIVE DELL'UNIONE EUROPEA IN MATERIA
In ambito europeo, la violenza contro le donne e alla tratta di esseri umani è diventata, in modo crescente, una priorità nell'agenda politica dell'Unione Europea. L'attenzione è stata rivolta soprattutto alla tratta delle donne e dei minori finalizzata allo sfruttamento sessuale. Sono due i progetti principali volti a dare un contributo concreto alla risoluzione del problema:

1)  "Tratta NO!". Progetto informativo propone un punto di vista diverso sul tema della tratta di esseri umani, e il cui obiettivo è aumentare la conoscenza della collettività sul fenomeno, combattendo stereotipi e pregiudizi che spesso accompagnano le vittime. Particolare attenzione viene posta alla creazione di sinergie con gli operatori dei mezzi di comunicazione ed informazione. "Tratta NO!" si rivolge a un target diversificato: dalle istituzioni pubbliche fino ai singoli cittadini di tutte le età, nella consapevolezza che per stimolare un cambiamento culturale effettivo nella società occorre coinvolgere larghe fasce di popolazione. La campagna si sviluppa su 3 livelli: impiego di strumenti informativi diversificati e integrati attraverso l'utilizzo di Internet, ma anche dei mezzi di comunicazione tradizionali come tv e radio; promozione di eventi e seminari in varie città d'Italia, che favoriscano anche a livello locale la sensibilizzazione al problema; organizzazione di iniziative su temi specifici collegati all'argomento. Link  

2)  "Daphne II".
Programma che costituisce la seconda fase del programma Daphne attivo dal 2000. L'obiettivo è prevenire e combattere tutte le forme di violenza contro i bambini, i giovani e le donne mediante misure preventive e sostegno alle vittime. Il programma è nato anche per assistere le organizzazioni attive nel settore e rafforzarne la cooperazione. Per conseguire questi obiettivi Daphne II sostiene azioni specifiche della Commissione Europea, quali studi e ricerche, sondaggi e inchieste, elaborazione di indicatori e metodologie comuni, progetti transnazionali di interesse comunitario e azioni di sostegno alle attività di organizzazioni non governative, che si occupano di violenza contro le donne. Link 

I PROVVEDIMENTI IN AMBITO INTERNAZIONALE 

- Dichiarazione sull'eliminazione della violenza contro le donne:
redatta dall'ONU nel 1993 e frutto di una forte pressione dei movimenti a difesa dei diritti femminili, culminata nella Conferenza di Vienna sui diritti umani svoltasi a giugno dello stesso anno. La Dichiarazione fornisce per la prima volta una definizione ampia di questo tipo di violenza: "qualunque atto che produca, o possa produrre, danni o sofferenze fisiche, sessuali o psicologiche, ivi compresa la minaccia di tali atti, la coercizione o privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica che nella vita privata". Link  

- Assemblea del Millennio dell'ONU del 2000,
che nella sua Dichiarazione finale pone la lotta alla violenza contro le donne come uno degli obiettivi centrali delle Nazioni Unite. Il tema, però, è ancora oggetto di molti dibattiti, sia per come vada inteso in relazione ai diritti umani, sia rispetto alle controversie sulle responsabilità degli Stati rispetto agli atti compiuti da soggetti privati, sia infine per le profonde divergenze su come riconoscere, prevenire, punire tale violenza. Link 

Risoluzione numero 54/134 del 17 dicembre 1999 l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ha designato il 25 novembre come la Giornata Internazionale per l'Eliminazione della Violenza contro le Donne e ha invitato i governi, le organizzazioni internazionali e le organizzazioni non governative (ONG) a organizzare attività volte a sensibilizzare l'opinione pubblica. La scelta di questa data non è casuale: il 25 novembre del 1960 Patria, Minerva e Maria Teresa Mirabal, tre coraggiose donne che vivevano nella Repubblica Domenicana ai tempi del regime del dittatore Trujillo, vennero violentate e uccise barbaramente a Santo Domingo per avere fatto visita ad alcuni prigionieri politici. Link