Inchiesta: Disagio mentale

Malattie mentali: le strutture in Italia

Patologie Paola Alagia — 14/07/2008
Fonte: Immagine dal web

Secondo i dati Oms, l’1 per cento della popolazione italiana (pari a circa 600 mila persone) soffre di un disturbo mentale grave (schizofrenie e depressioni acute). A fronte di questa incidenza, in Italia sono presenti 211 Dipartimenti di salute mentale e 707 Csm. Ogni azienda sanitaria ha un proprio dipartimento, a sua volta organizzato in tanti Csm in base al numero di abitanti: di regola uno ogni 80 mila. Una rete di assistenza e cura che, però,  non è distribuita in maniera omogenea in tutte le regioni. Di certo sono cresciute, in questi 30 anni, le strutture che offrono assistenza full time.

“Il 25 per cento dei servizi ospedalieri non utilizza strumenti di contenzione ed è operativo 24 ore su 24. Ciò significa – sottolinea Maria Grazia Giannichedda, presidente della Fondazione Franco Basaglia  – porte aperte per il paziente già dal manifestarsi dei primi sintomi di disturbo, e non quando il caso è già conclamato”. Secondo il presidente della Fondazione Basaglia “questo dato, sarà ancora poco, a 30 anni dalla Riforma, ma è molto rispetto ad altri paesi europei. La riforma vive da 30 anni – continua – e questo significa che ha riscosso consensi. Sono convinta che, con la chiusura dei manicomi, l’Italia abbia fatto importanti passi avanti e scommetto che l’opinione delle persone in proposito dipenda molto proprio dai servizi offerti nelle varie città”. La situazione è variegata, infatti, non solo a livello regionale, ma anche da comune a comune e da asl a asl.

Tra le regioni che hanno scelto di dare priorità alle problematiche della salute mentale c’è, ad esempio, la Sardegna che, a partire dal piano regionale dei servizi sanitari 2006-2008, ha avviato un processo globale di cambiamento che investe tutti i servizi e gli operatori del settore e l'intero sistema delle politiche sociali. La giunta della regione sarda, a dicembre dello scorso anno, ha stanziato 4 milioni 850 mila euro da ripartire tra le aziende sanitarie locali per consentire proprio interventi come l’ampliamento dell’orario di apertura dei centri di salute mentale, la riqualificazione degli spazi dove vivono o vengono curati i soggetti con disturbi mentali gravi e  il sostegno a percorsi riabilitativi per persone dimesse o che rischiano l'inserimento in un ospedale psichiatrico giudiziario (Opg).

Realtà attenta alla malattia mentale è anche la città di Mantova dove il 6 giugno scorso si è svolto il terzo convegno nazionale del club degli Spdc Porte Aperte (Servizi psichiatrici di diagnosi e cura, ndr) sul tema del superamento delle pratiche di contenzione. Un modello di riferimento continua a essere il Dipartimento di salute mentale di Trieste, da dove, nel ‘78, Franco Basaglia annunciò la chiusura dell’ospedale psichiatrico da lui diretto. Tra le eccellenze si annoverano “in totale 40-50 asl italiane - conclude la sociologa - tra cui anche l’Asl RM E di Roma”.