Inchiesta: Disagio mentale

Malattie mentali: l'elettroshock compie settant'anni, tra le polemiche

Nel 1938 l'italiano Cerletti fa conoscere al mondo la nuova terapia. Basaglia: "È come dare un pugno al televisore per regolare la frequenza". Ma oggi molti esperti la rivalutano

Patologie Sandro Foschi — 04/07/2008
Fonte: Immagine dal web

Aveva notato la reazione dei maiali che ricevevano scariche elettriche prima di finire nel mattatoio, poi studiò l’applicazione di quelle scariche sui malati di mente.  Nacque così, nel 1938, per mano dello psichiatra italiano Ugo Cerletti, la terapia elettroconvulsivante (Tec), meglio conosciuta come elettroshock.  Dopo settant’anni, densi di polemiche, pareri medici e giudizi etico-morali, si continua a discutere: la terapia oggi è ancora utilizzata in Italia come nel resto del mondo e gli esperti si dividono tra abolizionisti e favorevoli.

Le scariche elettriche sul corpo umano erano utilizzate, anche a scopo punitivo, fin dalla prima guerra mondiale.  Ma il nome elettroshock e il suo utilizzo come terapia contro i disturbi psichici si devono a Cerletti: nell’aprile del 1938 applicò una serie di scariche elettriche a un paziente schizofrenico, che dopo il trattamento ebbe dei miglioramenti.  La terapia consisteva nel generare delle scariche elettriche con degli elettrodi che attraversavano il corpo causandone delle convulsioni che avevano un effetto benefico.  L’elettroshock fu molto studiato e affinato da Cerletti e da altri studiosi, e ben presto si diffuse in tutto il mondo.  Nella seconda metà del secolo scorso, però, le medicine contro i disturbi psichici aumentarono la loro efficacia, così l’utilizzo dell’elettroshock cominciò a diventare sempre meno frequente. 

Non sono state, però, solo le medicine a bloccare il diffondersi dell’elettroshock: esso, infatti, ha sempre generato dubbi sulla sua reale efficacia e l’opinione pubblica spesso lo considera come una tortura disumana, anche a causa di libri e film che lo dipingono come una terapia dell’orrore.  I sospetti dei medici dipendono  dalla mancanza di studi che precisano chiaramente il meccanismo d’azione della Tec, molti sostengono che le convulsioni generate dalle scariche elettriche siano insufficienti per spiegare la sua efficacia terapeutica.  Negli anni Settanta, poi, comincia la campagna a favore di una maggiore umanità nei confronti dei malati di mente che ha portato alla legge Basaglia, e l’elettroshock entra nell’occhio del ciclone.  Lo stesso Franco Basaglia l’ha liquidata paragonando la sua azione a quella di “un pugno per rimettere in sintonia una televisione”.  Da allora si sono succedute numerose iniziative e proposte di legge per l’abolizione in Italia di questa terapia.

Non tutti però sono contrari all’eletroshock, anzi, negli ultimi anni è in atto una sua rivalutazione.  Diversi psichiatri che utilizzano la Tec, convalidano la sua effettiva efficacia nei casi di gravi depressioni non curabili da farmaci.  Recentemente si è anche formata l’Associazione italiana per la terapia elettroconvulsivante (Aitec), formata da esperti che si occupano della materia e sono a favore di una maggiore considerazione dell’elettroshock.  L’Aitec ha inviato una petizione al Ministro della Salute, in cui spiega che la Tec  “costituisce tuttora il più efficace trattamento delle sindromi depressive, specialmente di quelle più gravi, psicotiche e con alto rischio di suicidio. Con la tecnica moderna della sua applicazione gli effetti indesiderabili sono irrilevanti. Tale incontestabile efficacia clinica è comprovata dal largo uso di questa terapia negli ospedali pubblici di tutta Europa”.

In Italia, invece, si può dire che l’elettroshock oggi è poco utilizzato: solo nove strutture sono attrezzate e praticano questa terapia.  Nel 1999 il Ministero della Salute ha diffuso una circolare con delle linee guida sull’utilizzo della Tec, che limitano il trattamento solo per  i pazienti affetti da depressioni gravi con sintomi psicotici e rallentamento psicomotorio, sui quali non si possono utilizzare farmaci.  Oggi, quindi, in Italia l’elettroshock riguarda un limitato numero di pazienti, in quanto solo poche strutture sono adibite a una pratica che è riservata solo a una specifica categoria di malattie.  Ma nonostante il suo limitato utilizzo, la parola elettroshock continua a suscitare polemiche e paure.