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Usa: operazione vendetta, poster e volantini contro nemici e tradimenti

Una società di Los Angeles crea ad arte risarcimenti 'morali' affiggendo manifesti delle 'vittime'. E la privacy? "Cede il passo al diritto di espressione", rileva l'avvocato Antonia Scione, che aggiunge "In Italia la riservatezza è più tutelata".


Fonte: Immagine dal web

Poster, volantini e bugie su misura. Così ci

  si può vendicare di amanti traditiori, amici deludenti e persone che non si sono comportate come dovevano. Almeno a Los Angeles, dove due giovani donne, la 38enne Adrienne Ferguson e Michelle Duke, 40 anni, hanno creato un vero e proprio business sui modi per ottenere un risarcimento morale o una piccola soddisfazione personale, a seconda della propria storia.

Organizzare piccole vendette per conto di

  altri è compito della società americana 'Alibis&Paybacks' (alibi e rivincite): le due professioniste promettono ripicche divertenti ed efficaci, a prezzi davvero contenuti. Si va da qualche decina di dollari a poche centinaia, il tutto rapportato al servizio richiesto. Fiore all'occhiello della società i poster da affiggere per le strade di Los Angeles. Manifesti che vengono mostrati nel quartiere della persona vittima di vendetta, raffigurata mentre compie qualche malefatta o in atteggiamenti poco carini. Un modo per poter dire le cose non dette, covate in sentimenti di rabbia e rimpianto. 

Non solo: è disponibile anche un servizio di volantinaggio a cui

  contribuiscono degli assistenti molto particolari: il figlio 11enne di Adrienne, e la figlia 12enne di un'amica della donna. Possono essere distribuiti, ad esempio, 100 opuscoli o volantini nei dintorni del negozio a cui si vuole far pagare una scortesia o un prodotto di scarsa qualità. I piccoli mettono i volantini sui parabrezza delle auto e nelle cassette postali, e la vendetta è consegnata in un piatto d'argento. 

Su ordinazione anche la 'lies hotline', una linea di bugie telefoniche, che

  risulta essere il servizio più costoso: se si è disposti a pagare anche 250 dollari, Adrienne e Michelle offrono un sistema di segreteria davvero efficace. Rispondendo al telefono del cliente, infatti, le due signore sono bravissime a trovare delle scuse per non farlo partecipare a un evento o per non farlo rintracciare in alcun modo. Tutto secondo un 'diabolico' piano che quasi sempre dà i suoi frutti grazie a delle prove fasulle. 

Ma come è nata 'Alibis&Paybacks'? Adrienne, a causa della crisi economica

  aveva perduto un anno fa il proprio lavoro di receptionist e, non trovando altro impiego, ha proposto a Michelle, sua amica di vecchia data, di creare un business di sicuro successo. Un esempio un pò bizzarro di crearsi un'occupazione, che potrebbe essere un pericoloso deterrente per tutti quelli che la recessione ha reso disoccupati. 

"La gente si fida di noi. Siamo come le loro confidenti - ha spiegato -

 perché Adrienne ed io siamo brave a dire alla gente come affrontare le situazioni che stanno vivendo". A quanto pare sono già 20 le vendette consumate per le strade della città degli Angeli, vendette che per ora non hanno subìto ritorsioni legali. Qualcuno tra i malacapitati raffigurati nei manifesti si è rivolto alla polizia, ma le due donne non sono finite ancora in Tribunale. 

In Italia, per fatti di questo genere, la società della vendetta su misura

  avrebbe di certo dovuto fare i conti con la legge, e allora, perché negli Stati Uniti un'attività del genere è lecita o permessa? "In ogni paese - spiega l'avvocato Antonia Scione, esperta in diritto Internazionale, che ha uno studio specializzato nella Capitale - l'ordinamento giuridico è lo specchio della società". "In Italia, diversamente dagli Usa -aggiunge - la riservatezza è riconosciuta quale valore fondamentale della persona, e pertanto l'ordinamento giuridico ha previsto una tutela. Tale diritto infatti, rientra tra i diritti inviolabili dell'uomo garantiti dall'art.2 della Costituzione". 

Negli Stati Uniti invece, evidenzia l'avvocato Scione, che ha lavorato in

  Italia e all’estero presso organizzazioni internazionali come l'Osce (organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa), il diritto alla privacy "non è presente tra i diritti fondamentali. Nel nono Emendamento, norma di interpretazione e non norma che conferisce diritti, si fa riferimento ai diritti non enumerati". "Tra questi - prosegue - si fa rientrare il diritto alla privacy che, non essendo di carattere fondamentale, soccombe di fronte ad altri diritti costituzionalmente garantiti, come la libertà di stampa e di espressione".  L'avvocato internazionalista ricorda la celebre sentenza 'New York Times vs. Sullivan', dove il diritto alla privacy, cede il passo alla libertà di espressione.

"Si tratta di contemperare nel caso specifico - rileva - quale interesse viene

  a prevalere tra quelli in gioco". La dottrina, rileva la professionista, "ha cercato di individuare delle figure per attuare questo diritto, come l'azione in caso di diffusione pubblica di fatti privati, che tuttavia hanno incontrato limiti nelle decisioni della Corte, quali che la notizia debba essere di notevole diffusione". In una società che contempera una siffatta graduazione di interessi, "prevale sicuramente il diritto alla libertà di espressione", fa notare l'avvocato Scione, rilevando che in Italia la tutela della sfera privata è diversa. 

La violazione del diritto alla riservatezza, nel nostro Paese, evidenzia

  "scatenerebbe senz'altro una pioggia di azioni legali per risarcimento danni, nonché di denunce in caso di divulgazione di notizie diffamatorie". A livello penale in Italia, la diffamazione (art.595 c.p), quando è generica prevede la detenzione fino a un anno e una multa fino a 1.032 euro; se riguarda un fatto determinato gli anni diventano due e la multa è di 2.065 euro. Quando infine, è a mezzo stampa o con altre forme di pubblicità la pena va dai 6 mesi ai tre anni, e la multa non è inferiore a  516 euro. 

In merito all'utilizzo dei minori da parte delle titolari della società statunitense,

  Scione rileva che secondo la normativa Usa i minori di 14 anni "non possono svolgere attività lavorativa, eccetto che lavori domestici e lavoretti, tipo distribuzione di giornali, consegne a domicilio, lavori di cura dei giardini, babysitting. Tali impieghi sono soggetti a limiti di ore e fascia oraria, ai fini della compatibilità con la frequenza della scuola". "Pertanto, si può sostenere che se l'attività di volantinaggio svolta dai minori nel caso di specie - conclude l'avvocato - è esercitata nei limiti su descritti, essa è consentita". Del resto anche in Italia ci sono minori che svolgono servizi di volantinaggio.


Valentina Marsella (05-11-2009)


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