Sono coloro che più soffrono a causa del
cambiamento climatico, ma potrebbero essere anche la chiave per disinnescare la bomba del riscaldamento globale. Sono le donne, in modo particolare quelle povere dei Paesi in via di sviluppo, già di per sé vessate da problemi sempre crescenti, a cui lo scioglimento dei ghiacciai, le frane, le alluvioni e tutte le catastrofi naturali potenziate dal clima instabile, stanno dato il colpo di grazia.
È l'allarme che giunge dal dossier sullo
'Stato della popolazione mondiale 2009' del United Nations Population Fund (Unfpa), il programma delle Nazioni Unite per la tutela delle popolazioni, in cui si mette in luce come la maggior parte di quel miliardo e mezzo di persone che vivono con meno di un dollaro al giorno sono donne. Per i poveri l'agricoltura è spesso essenziale, ma con un aumento di piogge torrenziali fuori stagione, frane e uragani più violenti, è difficile conservare i campi intatti, la fame aumenta e si spazzano millenari stili di vita. Sono proprio i più poveri a vivere nelle zone col clima più sfavorevole, e su di loro cadono le conseguenze della mancanza di azioni dei Paesi più ricchi.
Il report non solo chiede ai governi di pianificare strategie atte a ridurre il
rischio legato alle catastrofi naturali, di prepararsi ad affrontare le conseguenze di queste ultime e di pensare anche a possibili spostamenti della popolazione, ma sottolinea come la lotta ai cambiamenti climatici può essere combattuta con più forza se si investono risorse per venire incontro alle necessità, ai diritti e al potenziale delle donne.
Il dossier, infatti, mostra come investire per dare più benessere alle donne
e alle ragazze, in particolare un'educazione e una salute migliore, dà slancio allo sviluppo economico, riduce la povertà e ha così un effetto benefico sul clima. Le ragazze più istruite, per esempio, tendono ad avere famiglie più piccole e in salute da adulte e le donne che hanno accesso a sistemi di controllo della riproduzione, come la pianificazione familiare, contribuiscono a una società più equilibrata, riducendo così le emissioni di anidride carbonica responsabili del riscaldamento globale.
"Con la possibilità di una catastrofe climatica all'orizzonte, non possiamo
permetterci di relegare i 3,4 miliardi di donne del mondo al ruolo di vittime - ha detto la direttrice dell'Unfpa Thoraya Ahmed Obaid - non avrebbe più senso, invece, avere 3,4 miliardi di agenti per il cambiamento?".
Un esempio di come un aumento delle temperature possa alterare culture
e stili di vita è quello messo in luce nel rapporto da Trygve Olfarnes e Andi Gitow: il caso delle comunità situate sulle montagne in Bolivia. Sotto i monti Huayna Potosi e Chacaltaya vivono piccoli villaggi dediti all'allevamento di lama, pecore e galline, oltre che alla coltivazione di patate e piante locali. Il ghiacciaio del Chacaltaya, però, si sta sciogliendo rapidamente, tre volte più di quanto si pensava appena dieci anni fa, e si crede che in una generazione sarà sparito. Non solo, così, non ci sarà più la neve per la stagione sciistica, ma anche l'acqua da cui tutti i villaggi sono dipendenti.
Con i campi inariditi, la maggior parte degli uomini ha abbandonato
i villaggi ed è andata a fare piccoli lavori in città, lasciando a casa solo le donne anziane e le ragazze. Le fonti d'acqua sono piccoli ruscelli lontani dai villaggi ora, costringendo chi è rimasto a un lavoro ancora più duro, senza contare che a lungo andare non ci sarà più acqua da bere. Ora la Bolivia, come molte altre nazioni del mondo, chiede che i problemi della sua popolazione siano conosciuti dalla comunità globale e che si ponga un freno al riscaldamento climatico, altrimenti le conseguenze per la gente sarebbero inimmaginabili.
LINK
- Stato della Popolazione 2009