Inizialmente le nuove piattaforme di trasmissione erano appannaggio
esclusivo degli operatori a pagamento, ma "grazie allo sviluppo del digitale terrestre, anche la televisione free to air sta acquistando una dimensione digitale multimediale". A parlare è Emilio Pucci, fondatore e direttore dell'e-Media Institute, che intervenuto al convegno TV Revolution della Business International a Roma, ha focalizzato l'attenzione su come durante questi primi anni, le offerte gratuite in digitale hanno perso quote di mercato, scendendo al 37%.
È evidente che, nei primi anni di penetrazione del mercato, dal 2004
al 2008, la storia della televisione digitale è andata di pari passo con quella della tv a pagamento. Nel 2004, infatti, soltanto un quarto di tutte le famiglie italiane aveva almeno un accesso alle piattaforme digitali. Di queste il 66% sottoscriveva un abbonamento, aderendo a un'offerta pay di Sky. Il 44%, invece, utilizzava la tv digitale per fruire contenuti gratuiti. Alla fine del 2008 ormai oltre il 50% delle famiglie italiane aveva adottato una piattaforma digitale.
Oggi però i tempi sono maturi e anche gli operatori free sembrano pronti
ad accogliere la sfida dell'innovazione tecnologica e a consolidare nuove strategie, che permettano loro di competere in modo sempre più serrato con gli operatori pay. Secondo le stime presentate da e-Media Institute sui trend futuri del mercato, infatti, nel 2012 assisteremo a un ribaltamento degli equilibri consolidati al 2008. Si prevede che, con il completamento del processo di switch-off, il 63% dei consumi televisivi digitali sarà di natura free to air, mentre il mercato pay si ridurrà, passando al 37% del totale. Naturale conseguenza di questo processo è la progressiva apertura del mercato, con l'intensificazione della concorrenza tra gli operatori della televisione gratuita, ma anche tra questi ultimi e chi, invece, è attivo nel segmento pay.
Una seconda importante conseguenza della digitalizzazione è
rappresentata dalla possibilità di espandere il proprio pubblico, compresi coloro che si sono ormai allontanati dalla televisione tradizionale. Ne consegue dunque il progressivo consolidamento delle offerte non lineari, come il video on demand, che necessitano inevitabilmente della convergenza tra mondo broadcast e mondo broadband (Internet). Lo sviluppo qualitativo e quantitativo dell'offerta permette di attrarre pubblici differenziati e segmentabili sulla base delle loro preferenze di consumo. Anche la pay tv può trarre vantaggio da questa situazione, sviluppando dei servizi a basso costo, basati sulla formula dei micro-pagamenti, attraenti per tutti quegli utenti che non hanno un'elevata disponibilità a pagare per vedere i contenuti.
La crescita dei consumi televisivi, inoltre, è determinata anche dallo
sviluppo tecnologico. L'Alta Definizione, il 3D, l'arricchimento degli archivi audiovisivi per il consumo on demand e altre nuove applicazioni interattive in pochi anni stanno progressivamente diventando realtà. L'utente si trova, quindi, di fronte a un mercato in continua espansione che gli offre un'ampia possibilità di scelta sia in termini di contenuti, sia in termini di modalità di fruizione e di tecnologie disponibili.