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Terremoto Haiti: l'ambasciatore italiano a Cuba, Marco Baccin, traccia un primo bilancio

Quattro forti scosse mettono in ginocchio la repubblica caraibica. Decine di migliaia di morti secondo le prime stime, edifici sbriciolati e la capitale distrutta. "Da L'Avana equipe medico-sanitarie pronte ad intervenire".


Frame di video diffuso su Youtube

Martedì 12 gennaio, ore 16:53 locali, la

  terra inizia a tremare. Quattro scosse devastanti, la più forte delle quali raggiunge 7,3 gradi della scala Richter. Sono le 22:53 italiane e dall'altra parte del mondo Haiti si ritrova in pochi secondi distrutta, sotto le macerie. La capitale Port-au-Prince è devastata: sbriciolati migliaia di edifici, tra cui il palazzo presidenziale, il Parlamento, quello dell'Onu, la cattedrale e molti ospedali. Il presidente Preval annuncia: "Scuole piene di cadaveri".

Dall'Italia parte subito una spedizione

  della Protezione Civile e un ospedale da campo, ma l'aeroporto è inagibile e i soccorsi dovranno passare attraverso la confinante Repubblica Dominicana. L'ambasciatore italiano a Cuba, Marco Baccin, raggiunto al telefono, traccia un primo bilancio.


Quale è la situazione da voi, a Cuba?

 "Qui non ci sono state particolari ripercussioni. Ed anche se al momento è impossibile fare delle stime pecise dei danni e delle vittime, è stato un evento estremamente devastante. Qui la scossa è stata avvertita nella parte sud-orientale di Cuba, ma non ci sono state conseguenze".


In un primo momento c'è stato anche un allarme Tsunami.Come si è concluso?

 
"Per quanto riguarda quest’allerta non si è verificato nulla di concreto. Le autorità cubane in via preventiva avevano decretato una evacuazione parziale a Baracoa, Santiago di Cuba e a Guantanamo. Circa 30mila persone erano state trasportate sulle colline più alte intorno alla zona, ma in misura assolutamente precauzionale. L'allerta scatta quasi automaticamente in questi casi. Poi in realtà non ci sono state, almeno per quanto riguarda Cuba, e credo anche per le altre isole dei Carabi, partiolari riipercussioni".


Per quanto riguarda il resto della zona, quale è la situazione?

 
"Per quello che vedo da qui, nella capitale, soprattutto nella parte periferica dove ci sono costruzioni scarsamente resistenti, ma anche nel centro, i danni sono stati enormi. Soprattutto per quanto riguarda i palazzi del governo, la cattedrale, gli ospedali, che sono crollati, almeno in parte. Non è possibile fare stime per il momento, sopratutto ci sono notevoli difficoltà di comunicazione con l'isola".


Secondo le prime ricostruzioni si parla di decine di migliaia di morti, ancora da accertare:

 
"Si, non è ancora possibile quantificare un bilancio del genere, ma temo che le proporzioni siano di queste entità".


Haiti viene considerato il paese più povero del Continente americano, dove il reddito pro-capite è di circa 1.300 dollari l'anno, il tasso di alfabetizzazione è del 45% e l'aspettativa di vita non supera i 60 anni. Quanto queste condizioni hanno influito, secondo lei, sulla portata del disastro?

 
"Purtroppo, come dire, piove sempre sul bagnato. Nel senso che più le zone colpite sono povere e più soffrono le conseguenze. Come dicevo prima sono state colpite prevalentemente le zone periferiche di Port-Au-Prince, dove evidentemente si vive in condizioni e abitazioni incapaci di sopportare terremoti, soprattutto di questa entità. Sono case molto precarie, mentre in paesi dove c'è la possibilità di costruire con misure antisismiche, le conseguenze sono minori".


Quello di ieri è stato uno dei terremoti più disastrosi degli ultimi cento anni. Il livello di allerta rimane elevato in attesa di nuovi eventi sismici?

 
"C'è stata la scossa più forte di 7,3 gradi della scala Richter, seguita da altre di assestamento. Rimane una vigilanza, ma credo non ci si debba necessariamente aspettare una ripetizione di un terremoto di questa portata. Ci saranno sicuramente altre scosse, ma di più lieve entità".


Ma quella dei Carabi può considerarsi zona sismica?

 
"È una zona, per quanto riguarda Cuba, di rischio sismico medio-bassa. In questo senso, però, bisogna anche tenere conto della lontananza dei luoghi interessati. Mentre per la costa cubana e Port-Au-Prince c'è una distanza simile a quella che separa il Nord dell'isola e la Florida (circa 80 km), quella tra L'Avana e l'epicentro del terremoto è di circa 1.400 chilometri. Andando a memoria, comunque, i Carabi non sono una di quelle zone ad elevato rischio sismico. Ce ne sono altre al mondo molto più pericolose. Purtroppo in questo caso il terremoto è stato di intensità molto forte e ha colpito una realtà non in grado di far fronte a questi eventi".


Da subito, tutto il mondo, è partita la catena di solidarietà. Per quanto riguarda i soccorsi umanitari come si stanno organizzando Cuba e i paesi limitrofi?

 
"Cuba ha una tradizione di cooperazione e, soprattutto per quanto riguarda le equipe mediche, ed è in grado di portare un aiuto utile e considerevole. Ma non abbiamo ancora ricevuto notizie precise su questo, anche se credo che ci muoveremo in questo senso. Anche perché i cubani hanno sempre fatto di questa solidarietà internazionale il proprio fiore all'occhiello. A maggior ragione nel caso dei nostri vicini ad Haiti. E poi, ripeto, dal punto di vista medico-sanitario sono perfettamente in grado di intervenire".


Gianluca Colletta (13-01-2010)


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