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Salute materna: mortalità neonatale in mezza Europa

Nel Vecchio Continente decine di migliaia di neonati vengono partoriti morti, altrettanti piccoli non arrivano ad un anno di vita. In Italia dato sottostimato.


Nessun paese d'Europa si salva. Anche se con i dovuti distinguo, il tema della

  salute meterno-infantile si rivela un capitolo a rischio anche nel Vecchio Continente. 

Almeno stando ai dati resi noti nell’ambito del Progetto Euro-Peristat, primo

  rapporto completo europeo che integra risultati provenienti da fonti diverse, coordinato dall'Inserm di Parigi e che in Italia ha visto il coordinamento dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, in collaborazione con l'Istat. Un'analisi che si è concentrata su una  trentina di indicatori chiave in 26 Paesi, stilando una sorta di classifica con punti di forza e punti di debolezza.

Dato di spicco quello che parla di 25 mila neonati europei partoriti morti, e

  altrettanti che non superano il primo anno di vita. Tra quelli che sopravvivono, 90 mila presentano malformazioni congenite e altri 40 mila disabilità gravi. Il tutto rispetto a un totale di circa 5 milioni 266.125 nati vivi nel 2007 in tutta Europa.

"Nessun Paese è perfetto, ma dal rapporto emerge che i dati più brillanti si

  registrano soprattutto nei Paesi scandinavi, mentre i peggiori spesso appartengono ai Paesi dell'Europa orientale. L'Italia – ha precisato Marina Cuttini, responsabile dell'Epidemiologia dell'ospedale romano Bambino Gesù, che ha coordinato il braccio italiano del progetto - è in una posizione intermedia, nel complesso buona".

Nello specifico, il numero di morti nel primo anno di vita varia dal 3 per mille

  in Svezia e Norvegia, al 4 per mille in Italia, fino all'8,1 per mille della Lituania e al 9,4 in Lettonia. Mentre la mortalità neonatale nei primi 28 giorni oscilla da circa 2 per mille nei Paesi scandinavi (2,8 in Italia) al 5,7 per mille in Lettonia. Stesso andamento per la mortalità fetale dopo le 28 settimane di gestazione: si varia da circa 2 nati morti per mille vivi in Slovacchia e Finlandia (3,7 in Italia) a 4,9 in Lettonia.

La maggiore incidenza di neonati sotto peso (meno di 2.500 grammi) si

 registra in Grecia, con l'8,5 per cento dei neonati, a cui segue la Spagna (8,3 per cento) a fronte del 6,7 per cento dell’Italia e il 4 della Svezia. Sul versante dei nati pretermine (prima cioè delle 37 settimane compiute) il record spetta all'Austria con l'11,4 per cento, seguita da Germania e Lettonia, contro il 6,8 per cento dell'Italia e il 5,5 per cento lituano.

"Il quadro è variegato e disomogeneo - ha aggiunto la Cuttini -. Nessun

  Paese può dirsi al primo posto. Tuttavia, per molti indicatori di esito perinatale i Paesi scandinavi mostrano situazioni decisamente più brillanti di altre nazioni".

Lacune dell'Italia,  qualità e disponibilità di dati necessari per il calcolo

  degli indicatori. "La mortalità materna - conclude la ricercatrice - è con ogni probabilità sottostimata e, a seguito di alcune modifiche legislative di questi ultimi anni, dal 1998 l'Italia non è più in grado di produrre dati di mortalità neonatale e infantile per classe di peso alla nascita e per età gestazionale. Dati essenziali però - sottolinea - per il monitoraggio dei risultati delle cure intensive neonatali. Un problema per chi si occupa di salute dei neonati".


Paola Simonetti (29-01-2009)


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