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Pubblicità ingannevole: dall'Antitrust una proposta per arginare il fenomeno

Migliaia le istruttorie sul tavolo dell'Authority, alle prese con messaggi ambigui in vari settori: dalla salute alla bellezza, dalle agenzie matrimoniali ai prodotti per l'uomo e gli amici a 4 zampe.


Fonte: Immagine dal web

Promesse, come quella di diventare bella

  come una modella in poche settimane, perdendo magari 7 chili in sette giorni. Messaggi illusori di trovare marito o una compagna avvenente, tra i tanti nomi di un'inserzione; ma anche spot che mettono in luce prodotti 'garantiti' per l'uomo e gli amici a 4 zampe. La pubblicità, si sa, è l'anima del commercio. Ma a volte può essere ingannevole e usare mezzi poco chiari per attrarre l'attenzione della clientela. E per molte aziende il pericolo di incorrere in una sanzione non funge da deterrente, perché a volte, è bene rischiare per entrare a pieno nel gioco spietato del business. 

Lo sa bene l'Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm),

  che si trova ad analizzare giorno dopo giorno migliaia di pratiche di denunce di pubblicità ingannevole: nonostante la sanzione massima per chi non rispetta le regole oggi arrivi a 500mila euro, fanno notare dall'Antitrust, "molti preferiscono rischiare e si lanciano in messaggi non veritieri. Per questo, abbiamo in progetto di presentare in Parlamento, una proposta che argini il fenomeno, soprattutto in tv dove l'efficacia del messaggio è più pervasiva: chiederemo di poter contestare  subito l'ingannevolezza di uno spot, chiedendo all'azienda interessata di sospendere momentaneamente quella pubblicità, modificandola in maniera coerente entro 7 giorni. Nel caso in cui la modifica avvenga entro i termini, l'Antitrust non applicherà alcuna sanzione".

Una soluzione, si fa presente, che permetterebbe "da un lato di

  minimizzare l'impatto del messaggio sui consumatori. Dall'altro l'azienda ha tutto l'interesse a modificare la pubblicità per farla ripartire. Oggettivamente crediamo che la proposta renda la nostra attività più incisiva". Ma in attesa che il Parlamento analizzi la soluzione proposta dall'Autorità garante, le incursioni di messaggi 'civetta' dal contenuto ambiguo, su reti private, pubbliche, o sulle pagine della stampa, continuano senza sosta. 

C'è anche chi, dopo essere stato multato, torna con degli spot

  nuovi per riproporre le antiche 'promesse'. È il caso dei centri dimagranti Sobrino, sui quali nel 2002 era stata aperta e conclusa un'istruttoria, su segnalazione dell'associazione consumieristica Codacons. Allora, guardando le conclusioni dell'istruttoria dell'Agcm (datata 25 luglio 2002), si nota che i centri Sobrino furono 'incriminati' per aver pubblicizzato macchinari "ideati direttamente dal dottor Sobrino ed è per questo – si legge - che li troverai esclusivamente presso i nostri centri. Grazie alla loro grande efficacia con poche sedute dimagrirai perfettamente perdendo grasso e cellulite soprattutto dove ne hai bisogno. È un metodo del tutto innovativo che riesce, in poche sedute, a risolvere il tuo caso grazie al fatto che ogni seduta ti farà perdere grasso per una settimana intera".

Ma quel messaggio incentrato sulle straordinarie capacità di far perdere,

  con poche sedute, grasso e cellulite, enfatizzando la "possibilità di non dover ricorrere a particolari rinunce nell'alimentazione per ottenere i risultati pubblicizzati", ha concluso l'Authority, è ingannevole, perché "dalle risultanze istruttorie è emerso che il dottor Sobrino non ha inventato alcun macchinario di tipo straordinario in grado di assicurare risultati eccezionali. Infatti, i macchinari utilizzati dai centri Sobrino risultano elettrostimolatori ad impulsi (comunemente utilizzati per trattamenti estetici) per i quali è stata semplicemente realizzata un'attività di regolazione dell'intensità e della tipologia dei programmi di trattamento". 

"In questa ottica, anche la mancata raffigurazione dei macchinari in

 questione (soprattutto negli spazi delle telepromozioni) ha contribuito ad accrescere ambiguità e confusione agli occhi dei consumatori". A gennaio, dopo il richiamo del 2002, i manifesti sul veloce dimagrimento sono tornati a invadere le strade di Roma, e il Codacons ha di nuovo presentato un esposto all'autorità. "L'istruttoria è in corso – fanno sapere – e gli accertamenti al momento sono tutti da fare. Quello che appare a un primo esame, è che nei nuovi spot non si parla di macchinari o promesse particolari. Ma è presto per dire se si tratti di pubblicità ingannevole".

Del resto, anche i centri Sobrino qualche accortezza l'avranno presa, dopo

  l'avventura del 2002. Allora, spiegano dall'Agcm, non si doveva pagare alcuna sanzione. Solo nel 2005 la legge è intervenuta sul punto: due gli step legislativi che si sono susseguiti. Nel 2005, si fa notare, è entrata in vigore la legge 49, la cosiddetta legge Giulietti, che prevedeva una sanzione massima di 100mila euro per le violazioni sulla pubblicità ingannevole; poi, il decreto legislativo 145 del 2007 ha innalzato il massimale sanzionatorio a 500mila euro. 

La 'Bibbia' cui si rifà l'Authority per valutare l'ingannevolezza di uno spot è

  il codice del consumo (d.lgs 146/2007): "prima dobbiamo verificare il messaggio – dicono all'Antitrust - valutando il tipo di promessa commerciale e la corrispondenza con la realtà". Del resto l'art. 21 del codice del consumo recita che "per determinare se la pubblicità sia ingannevole se ne devono considerare tutti gli elementi". Dunque, dopo un'attenta istruttoria si decreta l'ingannevolezza di uno spot, verificando se ci sono dichiarazioni o rappresentazioni "tali da indurre in errore i consumatori, anche per mezzo di omissioni, ambiguità o esagerazioni palesemente non iperboliche" (come fa notare il codice di autodisciplina pubblicitaria). 

Molti i casi di istruttorie concluse dall'Antitrust che chiamano in causa

  aziende che propongono diete 'facili': dalle pillole 'Giorno e Notte' ai pantaloncini Telepost, dai saponi dimagranti Asciè ai prodotti Gotas pubblicizzati dalla regina delle televendite, Vanna Marchi. Ma i messaggi che propongono corpi da modella in poco tempo e promettono di raggiungere lo scopo tramite l'uso di pillole o prodotti 'miracolosi', sono solo una fetta dei tanti spot che traggono in trappola il cliente. Non mancano neppure le multe alle diverse compagnie di telefonia mobile, che si sono susseguite nel tempo.

Tra le istruttorie dell'Authority compare anche il caso di una nota marca

 di cibo per gatti che, nel periodo della mucca pazza, avrebbe 'occultato' la provenienza della carni apponendo il marchio Cee con indicazioni vaghe.  Bizzarro anche il caso di una fantomatica agenzia matrimoniale: un giornale padovano aveva pubblicato le inserzioni fornite dall'agenzia, con tanto di numeri telefonici sotto ogni annuncio: peccato che, ha rilevato l'Antitrust dopo un'accurata indagine, non si trattava di persone vere ma di nomi messi a caso per invogliare i lettori interessati a chiamare.

Annunci civetta come questo: "Costanza, 35enne, imprenditrice, affascinante,

  carismatica, solare, amante dei viaggi, della natura, cerco un compagno sentimentalmente libero, ma con tanta voglia di costruire un rapporto stabile e perché no, duraturo". Neanche a dirlo, in un mondo dove i rapporti stentano a crearsi in maniera duratura, l'idea di fare business sulla caccia dell'anima gemella poteva essere vincente. Se qualcuno non avesse fatto la spia sulla trappola in atto.

LINK

 - Autorità garante della concorrenza e del mercato


Valentina Marsella (02-02-2010)


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