Il petrolio sta finendo, e questo è un fatto
che ormai tutti sanno, ma sono in pochi a rendersi conto di quanto effettivamente la situazione sia preoccupante, tanto che il famigerato punto di non ritorno nella produzione di combustibili fossili sarebbe già stato toccato. Gli scienziati, però, a cominciare dall'Agenzia internazionale dell'energia (Aie), nasconderebbero la verità, per non scatenare il panico sui mercati.
La notizia 'bomba', come è qualcuno l'ha
definita, è stata lanciata dal quotidiano inglese The Guardian, che ha raccolto le testimonianze di alcuni esperti dell'organizzazione internazionale proprio mentre stava uscendo il World Energy Outlook 2009, il rapporto annuale sullo stato dell'energia globale in cui si denuncia la scarsità di petrolio e la necessità di investire nelle rinnovabili, ma con troppa prudenza, secondo le ultime indiscrezioni.
Gli esperti sentiti dal giornale, pur volendo restare anonimi, hanno confermato
il sospetto che circola da tempo in conferenze e grafici frettolosamente nascosti: il petrolio sta finendo molto più rapidamente del previsto, ma l'Aie sta cambiando i dati sotto pressione del governo degli Stati Uniti per non far spaventare il mondo. Le stime uscite pochi giorni nell'ultimo rapporto, quindi, sarebbero più mitigate rispetto la reale situazione. Nell'ultimo World Economic Outlook (WEO) si annunciava che la produzione di petrolio potesse salire dal livello attuale di 83 milioni di barili al giorno a 105 milioni di barili, cifre ampiamente criticate da vari esperti sostenendo che il picco della produzione è già stato superato.
"Una produzione a 120 milioni di barili è un 'non sense', ma anche il livello
attuale è molto più alto del giustificabile e la Aie lo sa - ha detto la fonte del Guardian interna all'Agenzia - molti all'interno dell'organizzazione pensano che mantenere la produzione a 90 o 95 milioni di barili sia già impossibile, ma c'è paura che il panico si possa diffondere sui mercati finanziati se queste stime fossero mostrare in pubblico. Gli americani sono terrorizzati dalla fine della supremazia del petrolio perché questo limiterebbe il loro potere sull'accesso di questa risorsa".
Il fatto è che da più parti si tende a dare per scontato che qualsiasi dossier
e statistiche che escano da queste organizzazioni sia oro colato. La rivelazione del Guardian, invece, ha fatto calare un velo di scetticismo su qualsiasi previsione al rialzo, insinuando una nuova paura riguardo la crisi energetica globale, a meno di un mese dall'inizio del tanto atteso vertice di Copenaghen il 12 dicembre prossimo.
Secondo il direttore dell'Aie, Nobuo Tanaka, "il World Energy Outlook 2009
fornisce sia un avvertimento che ottimismo. Un avvertimento, perché se si continua con il trend attuale nell'uso dell'energia si pone il mondo sulla strada dell'aumento delle temperature anche di 6 gradi e si mette in pericolo la sicurezza energetica globale. Ottimismo, perché ci sono soluzioni vantaggiose anche dal punto di vista economico che possono evitare un consistente cambio del clima aumentando pure la sicurezza energetica".
Ottimismo, quello di Tanaka, che sembra la parola più usata da chi la crisi
economica ed energetica la vuole nascondere. È vero che negli ultimi mesi i consumi sono calati e continueranno a calare almeno fino alla fine dell'anno, ma non bisogna riconoscere in questa situazione un trend duraturo, perché, secondo le stime del rapporto, già nel 2010 la domanda crescerà, arrivando ad aumentare anche del 40 per cento entro il 2030, se non si preparano subito delle politiche economiche mirate.
Contrastare il cambiamento climatico, secondo il dossier, è possibile,
ma richiede un cambio profondo del modo di utilizzo attuale dell'energia, per raggiungere lo Scenario delle 450 parti di anidride carbonica per milione, ossia il livello adatto a mantenere la temperatura in crescita di 2 gradi rispetto ai livelli pre-industriali. I primi punti in scaletta sono una drastica riduzione della domanda di combustibili fossili e delle emissioni di CO2. Un obiettivo già di per sé al ribasso, visto che l'ideale sarebbe mantenere la temperatura invariata e quindi, come sostengono molti scienziati, la quantità di anidride carbonica non dovrebbe eccedere le 350 parti per milione, eppure già impegnativo.
Secondo il rapportoWEO, i combustibili fossili continuano a dominare il
mix energetico, rappresentando più dei tre quarti della domanda in crescita e un costo sempre maggiore per le nazioni importatrici. Nel 2025, se lo scenario non dovesse cambiare, la Cina supererà gli Stati Uniti diventando la maggiore importatrice mondiale. Intanto rimanere senza soluzione la sfida per colmare il gap energetico, con 1,3 miliardi di persone che ancora non avranno l'elettricità nel 2030, un piccolissimo passo in avanti rispetto ai 1,5 miliardi attuali, mentre si potrebbe colmare questo vuoto con appena 35 miliardi di dollari di investimenti da adesso al 2030.
Per cambiare la situazione globale bisogna puntare prima di tutto sull'efficienza
energetica che da sola può garantire metà dell'obiettivo da raggiungere entro il 2030. Poi un ruolo chiave giocano, ovviamente, le tecnologie a basso consumo di carbone: nel 2030 il 60% dell'elettricità verrà da queste fonti e nello specifico il 37% dalle rinnovabili, il 18% dal nucleare e il 5% da impianti con tecnologia di cattura e sequestro della CO2. Allo stesso tempo le automobili ibride e elettriche supereranno in numero quelle canoniche, arrivando al 60% del totale. Un cambiamento di prospettiva che richiede un investimento complessivo globale di 10,5 trilioni di dollari entro il 2030, un costo che viene ripagato dai benefici sia economici, sia che si riferiscono alla salute delle popolazioni e alla sicurezza energetica.
Uno degli ostacoli maggiori alla crescita economica globale è proprio
l'aumento del prezzo del petrolio, mentre un ruolo cruciale può essere ancora giocato dal gas naturale, la cui domanda crescerà del 40% entro il 2030, ma che in prospettiva dello Scenario del 450 crescerà del 23% grazie a un uso più efficiente dell'energia. In questo senso grande sviluppo avrà il gas estratto da fonti non convenzionali, come rocce scistose.
"I leader mondiali che si riuniranno a Copenaghen il mese prossimo per il
summit sul clima delle Nazioni Unite hanno un'opportunità storica di fermare i peggiori effetti del cambiamenti climatico - ha sottolineato Tanaka - e il Wold Energy Outlook 2009 vuole essere uno strumento per aiutare i loro negoziati, fornendo proposte concrete per un futuro all'insegna della sostenibilità energetica".
Sembra, però, che neanche le stime al ribasso siano riuscite a convincere
i Paesi più forti, Cina e Stati Uniti in testa, che è giunto il momento di agire, tanto che Copenaghen sembra già essersi ridotta ad un meeting di secondo piano. Intanto, mentre i vari Stati attendono statistiche più favorevoli, le scadenze fissate negli accordi sul clima si avvicinano e il riscaldamento globale aumenta. Senza concreti passi avanti sulla via della sostenibilità energetica, però, quando il disastro arriverà non basterà un vecchio grafico a giustificare le loro azioni.
LINK
- L'articolo del The Guardian
- World Energy Outlook 2009