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La Finanziaria tagli i contributi all'editoria

Sindacati e Pd all'attacco mentre la Fnsi chiede una riforma seria e rigorosa


Tagli in vista per l’editoria italiana. A deciderlo il

 

governo che ha previsto per la

  prossima manovra finanziaria una dura dieta dimagrante ai contributi in favore dell’editoria. Una misura già anticipata dal decreto fiscale che ieri è stato approvato dal Parlamento con il voto di fiducia. In effetti quello che ieri ha licenziato la Camera non è la vera e propria legge finanziaria, per quella bisognerà attendere settembre. 

Dalle indicazioni date dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, il documento

  di bilancio non si discosterà molto dal decreto legge licenziato ieri da Montecitorio. Quindi si preannunciano tempi difficili per il settore dell’editoria italiana ed in particolare per la piccola e media imprenditoria che adesso dovrà fare fronte ad un consistente ridimensionamento delle risorse concesse dallo Stato.

Le riduzioni si aggirano intorno al 50 per cento perché come previsto dall’

 articolo 44 del decreto si passerà dagli attuali 414 milioni ai 200 milioni di euro nel 2011. Un taglio consistente che come previsto dal decreto legge sarà determinato dalla cancellazione del diritto soggettivo ai contributi diretti  destinato ai giornali editi in cooperativa, no profit e politici. In pratica a rischiare una possibile chiusura potrebbero essere i giornali di partito ma anche tutte quelle iniziative editoriali che grazie ai contributi statali riuscivano ad andare avanti. Decine e decine di testate, quindi, sarebbero a rischio e soprattutto quelle che fanno riferimento alle piccole e medie imprese.

Da qui il grido di allarme giunto dai sindacati di categoria e dalla stessa

  Federazione Nazionale della Stampa Italiana (Fnsi). In una lettera inviata al sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’Editoria, Paolo Bonaiuti, i rappresentanti sindacali di Cgil, Cisl ed Uil chiedono di modificare l’articolo 44 del decreto legge sulla manovra economica che “prevede un fortissimo taglio al contributo pubblico destinato ai giornali editi in cooperativa, no profit e politici”. Secondo i sindacati, infatti, il provvedimento “avrebbe immediate gravi conseguenze per decine di testate che già oggi vivono una difficile situazione finanziaria con il rischio della sopravvivenza delle stesse, della riduzione dei livelli occupazionali, del pluralismo dell’informazione”.

Guardia molto alta anche all’interno della Fnsi dove intanto si è annunciata

  la nascita del coordinamento dei comitati di redazione delle testate colpite dai tagli all’editoria. L’obiettivo come spiegano il presidente ed il segretario generale della Fnsi, Roberto Natale e Franco Siddi, è quello di avviare iniziative ed azioni di contrasto ai “tentativi di liquidare una parte consistente, per il pluralismo delle idee, del giornalismo italiano”. Tagli che come fanno osservare in Federazione potrebbero mettere a rischio testate come “Il Secolo d’Italia”, “Il manifesto”, “Liberazione”, “La Padania”, “Avvenire”, L’Unità” ed “Europa”. Una buona fetta quindi dell’informazione politica italiana. Intanto sempre dalla Fnsi fanno sapere di essere favorevoli “ad una riforma seria e rigorosa che escluda dai finanziamenti pubblici editori fasulli, false cooperative e tutti coloro i quali violano le regole contrattuali e dello stesso mercato del lavoro. I giornali di idee vanno sostenuti e non messi alle corde tagliando i fondi a bilancio in corso”.

Ma è nell’ambito politico che i tagli rischiano di creare il maggiore scontro,

  con l’opposizione all’attacco contro il governo e la maggioranza. “ Tagli da macelleria” li ha definiti il portavoce del governo ombra del Pd, Ricardo Franco Levi, il quale precisa che in questo modo si lascia al “principe ed al governo la possibilità di decidere chi deve vivere, come e per quanto”. Critica anche  Giovanna Melandri, ministro delle Comunicazioni del Pd, secondo la quale il provvedimento colpirà  “ decine di testate senza alcun criterio di rigore o riduzione degli sprechi” e chiede al governo che “vengano recuperate in Finanziaria le risorse necessarie alla sopravvivenza di molte testate e venga ripristinata la natura di diritto soggettivo dei contributi”.  

Infine sempre dal Pd, il senatore Vincenzo Vita parla di “delitto perfetto” visto

  che “apparentemente l’articolo 44 non parla di tagli, ma c’è una riga nella quale si dice che si elimina diritto il soggettivo ai contributi diretti, e si limita il tetto massimo di spesa a un fondo destinato a estinguersi. Dagli attuali 414 milioni di euro attualmente previsti, rispetto a un fabbisogno di circa 600 milioni, con i tagli contenuti nella Finanziaria nei prossimi tre anni scenderemo a poco più di 200 milioni”.

Anche dalla maggioranza non si nasconde però una certa delusione e

  preoccupazione per le scelte del governo. Alessio Butti, senatore del Pdl spiega di non poter nascondere la “profonda delusione per i tagli apportati indiscriminatamente all’editoria che mettono seriamente nei guai decine di giornali venduti in edicola, che hanno migliaia di abbonati e occupano centinaia di giornalisti ed operatori dell’informazione”. Per l’ex aennino si sarebbe dovuto invertire “la rotta anzichè proseguire su quella china decurtando le somme anche sul 2009 e sul 2010” e propone di tagliare “i giornali 'finti' che, per intenderci, arrivano in Senato o alla Camera al mattino e finiscono ancora piegati nel cesto della raccolta differenziata”.

Intanto però i tagli rimangono così come le preoccupazioni per centinaia

  di giornalisti e decine di testate che nell’arco di qualche anno potrebbero fermare le rotative. Un segnale certamente non positivo per un Paese democratico. 


Dario Caselli (06-08-2008)


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