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INAIL: otto milioni i lavoratori non assicurati

Sfuggono alle statistiche 5 milioni tra professionisti e lavoratori delle forze armate, e 3 milioni di irregolari, mentre un nuovo strumento di rilevazione diventa operativo.


Fonte: Ispel

Ci sono lavoratori che sfuggono alle

 statistiche ufficiali degli infortuni. Otto milioni non sono pochi. All'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (Inail) risultano mancare le iscrizioni di cinque milioni di liberi professionisti, lavoratori autonomi e delle forze armate, e 3 milioni di lavoratori irregolari, perche', ovviamente, in nero.

"Non si conosce l'entità della mancata

  denuncia degli infortuni - ha sostenuto Claudio Calabresi, medico Inail, durante il recente convegno 'Il sistema di sorveglianza nazionale degli infortuni mortali sul lavoro' – circa un terzo degli incidenti mortali sul lavoro resta sconosciuto, soprattutto la quota che riguarda gli incidenti stradali". Con 'stradali' si intendono gli incidenti che avvengono nel percorso casa-lavoro-casa, oppure nell'ambito di una professione che si svolge 'per strada'. Le maggiori preoccupazioni continuano a riguardare il mondo sommerso del lavoro nero, ma anche il fenomeno delle aziende che non denunciano gli incidenti gravi e/o mortali.

Durante il convegno è stato presentato uno strumento utile a rilevare

  gli infortuni sul lavoro: il sistema di sorveglianza nazionale degli infortuni mortali sul lavoro. Avviato sperimentalmente nel 2002 dall'Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro (Ispesl), dalle Regioni e dall'INAIL, si è consolidato attraverso il monitoraggio continuo, che avviene dal 2007, promosso anche dal Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (CCM) dal ministero del Lavoro, della salute e delle politiche sociali. 

Il sistema serve a ricostruire le dinamiche infortunistiche per identificare

  le cause facendo uso di un metodo standardizzato di raccolta delle informazioni acquisite durante le inchieste sugli infortuni letali. L'attività di monitoraggio mette a disposizione un repertorio nazionale di eventi mortali, oltre ad una casistica di infortuni gravi, indagati dai servizi di prevenzione delle Asl. Le conoscenze acquisite serviranno a mettere a punto misure preventive sempre piu' efficaci.

Al momento, puo' vantare un patrimonio di circa 400 casi l'anno archiviati

  in banca dati rispetto ad un fenomeno complessivo che supera il migliaio. Ad eccezione di quelli su strada, quasi tutti gli infortuni mortali sono indagati dai servizi di prevenzione. Tra i vantaggi della sperimentazione, la collaborazione tra soggetti istituzionali diversi (Asl, Regioni e Inail) e l'utilizzo da parte delle aziende. È infatti uno strumento importante per la valutazione dei rischi, oltre ad assolvere funzione di assistenza alle imprese. 

È stato ricordato, inoltre, che le statistiche relative al primo semestre 2009 hanno fatto registrare una diminuzione degli infortuni e dei morti sul lavoro rispettivamente del 10,6 per cento e del 12,2 per cento. Dati che, tuttavia, non possono ignorare l'attuale crisi economica e il relativo calo dell'occupazione e delle attivita' produttive.

Quanto alla modalità in cui avvengono gli infortuni, "il 51 per cento è dovut

 o all'applicazione di procedure scorrette, il 54 per cento delle quali sono pratiche tollerate". La prima causa di infortunio resta la caduta dall'alto, e se negli ultimi anni è diminuito il numero dei lavoratori dipendenti 'infortunati', è cresciuta l'incidenza su lavoratori atipici e pensionati. Riguardo la nazionalita', diminuiscono gli infortuni per gli italiani e aumentano gli incidenti che coinvolgono gli stranieri, in particolar modo i romeni.

L'agricoltura resta un settore particolarmente a rischio. Spesso, macchine

  e attrezzi da lavoro non  sono conformi alle misure di sicurezza. Lo scorso 29 dicembre è entrata in vigore la nuova 'direttiva macchine', che prevede modifiche normative anche per i trattori, il cui ribaltamento rappresenta una delle cause piu' frequenti di incidente mortale in campo agricolo. In tale senso, l’Ispesl fa sapere che l'obbligo del telaio di protezione, finora previsto solo per i trattori da 600 kg, verra' esteso alle macchine da 400 kg e, in prospettiva, a quelle da 300 kg.

LINK

 
Ispesl, Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro
Inail, Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro
Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (CCM)


Silvia D'Ambrosi (17-01-2010)


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