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Editoria on-line: Miami Herald e Wikipedia dicono 'no' alla cultura a pagamento

Chiedono donazioni ai propri utenti, ma l'accesso rimarrā libero per tutti, sfatando l'ultima moda lanciata da News Corporation di Murdoch e Bloomberg. La speranza č di raccogliere abbastanza fondi per continuare le proprie attivitā, nonostante la crisi.


Qualcuno potrebbe pensare che l'editoria

 on-line sia già in crisi. Sempre più giornali su internet cercano soluzioni e strategie alternative, per raccogliere fondi ed evitare la chiusura. L'ultimo appello arriva dal Miami Herald che chiede ai lettori una donazione per il proprio sito web. E anche la libera enciclopedia Wikipedia cerca nuovi contributi tra i suoi fruitori per continuare la sua espansione.

Le news a pagamento sembravano la

  novità del momento. Sia i quotidiani Times e Wall Street Journal, che fanno entrambi parte della News Corporation del magnate australiano Rupert Murdoch, che il gruppo Bloomberg avevano deciso di non fornire più notizie gratis. Una scelta alla quale si stavano adeguando molti altri giornali, nel tentativo di risollevarsi da una crisi che stava mettendo in ginocchio le economie delle aziende editoriali. Basti pensare che i profitti per il gruppo News Corporation sono calati negli ultimi anni del 97%, per capire come quella intrapresa sembrava una strada obbligata.

Nonostante la crisi, il Miami Herald si è ribellato a questa logica. Il quotidiano

  della Florida, però, come tutto il resto dei giornali on-line, è costretto a fronteggiare una situazione economica molto delicata. Nel 2009 le vendite dell'edizione cartacea sono scese, dal lunedì al sabato, del 25% toccando quota 163mila copie, mentre la domenica il calo è stato leggermente più contenuto (-14%). Cinque milioni sono invece gli utenti del suo sito internet, che ogni mese cliccano le pagine del quotidiano.

Chiedere una donazione, a chi vista la sua versione sul web, per finanziare

  il lavoro dei suoi dipendenti è l'ultima carta che il Miami Herald a deciso di giocare, dopo aver ridotto i costi all'osso e aver licenziato centinaia di giornalisti. Alla fine di ogni articolo on line, un link rimanda i lettori a una pagina dove è possibile, tramite carta di credito, sovvenzionare le attività del quotidiano. "Se apprezzate la copertura locale del Miami Herald ma preferite la convenienza del giornale online, per favore considerate l'eventualità di un contributo volontario alle notizie web che vi stanno più a cuore" è l'appello lanciato.

La campagna di raccolta fondi di Wikipedia


Anche Wikipedia ha deciso di rivolgersi ai suoi utenti. Come ogni anno il

 suo fondatore, Jimmy Wales, ha lanciato una campagna di raccolta fondi, unica possibilità, dopo essersi rifiutato di fare ricorso a pubblicità e consultazione a pagamento, per permettere alla sua invenzione di continuare a vivere. La 'libera enciclopedia' infatti è così soprannominata in quanto creata dalle persone che scrivono i contenuti poi condivisi con il resto del mondo, per permettere la più vasta diffusione possibile della cultura, e non solo perché consente una consultazione gratuita.

Ogni anno Wikipedia deve affrontare notevoli spese, dall'assistenza legale

  ai macchinari, dal noleggio degli spazi on line alla manutenzione, ai dipendenti, seppure pochi, che sono finanziate dalla fondazione no profit Wikimedia. L'obiettivo di quest'anno è di 7,1 milioni di euro, contro i 6 milioni del 2008. Il tutto rispettando lo spirito e la filosofia di Wales, il cui motto è proprio "immagina se ogni persona sulla terra potesse condividere con accesso libero e totale tutta la conoscenza umana".


Gianluca Colletta (21-12-2009)


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