L’editoria italiana guarda sempre
più al
digitale. E’ quanto emerge da un’indagine: “Editoria libraria, stampa digitale, Print on Demand”, condotta dall’Associazione Italiana Editori (Aie) per la prima volta in Italia su un campione di 113 aziende tra editori e stampatori.
Un’analisi da cui è evidente
come la tecnologia
digitale stia sempre più diffondendosi nel nostro mercato editoriale, rappresentando per ora il 5 per cento dell’intero settore. Allo stesso tempo però l’indagine ha permesso pure di verificare le effettive condizioni della nostra editoria e soprattutto quali saranno le scelte che le diverse imprese si troveranno a dover fare da qui ad un paio di anni.
Al centro la crisi dell’editoria caratterizzata da un costante quanto mai
preoccupante calo delle tirature. Infatti dalle circa 7mila copie del 1990 oggi i dati indicano che siamo a quasi 3mila e 600 copie cioè quasi una riduzione del 50 per cento in poco meno di ventanni. Se poi a questo si aggiunge che ci si trova nel pieno di una crisi strutturale che va oltre la nostra editoria, è evidente che c’è di cui preoccuparsi.
Da qui la necessità di individuare delle soluzioni capaci sia di affrontare la crisi
che di impostare il rilancio. Un’esigenza che riguarda in particolare le piccole e medie case editrici che sembrano risentire maggiormente di questa flessione. Infatti se per le grandi case editrici il dato medio della tiratura è di 5 mila e 200 copie, quello delle piccole si colloca intorno a 1.930 e cioè il 46 per cento in meno. Un dato che pesa ancora di più sulle spalle delle singole imprese se si considera che a fronte delle quasi duemila copie stampate solo 860 risultano effettivamente vendute. Senza contare poi le trasformazioni in atto nella distribuzione, i cambiamenti nei comportamenti d’acquisto del pubblico e la sempre maggiore segmentazione della domanda. Tutti elementi che indicano come sia necessario trovare dei rimedi.
Ecco allora l’emergere del fenomeno della stampa digitale come testimoniato
dall’indagine stessa. Stampa digitale o anche print on demand che ha iniziato con il conquistare gli Usa e sta lentamente affermandosi in Europa ed in Italia. Tecnicamente si tratta di una modalità di stampa che prevede la realizzazione di un libro solo dietro ordinazione del lettore. In pratica la casa editrice prepara il volume e lo mette in vendita attraverso i normali canali di distribuzione senza però stamparlo. Le copie che saranno effettivamente stampate sono quelle richieste direttamente dai possibili acquirenti.
Questa però non è l'unica novità visto che la realizzazione del volume non
seguirà le normali procedure della stampa offset ma appunto quella della tecnologia digitale che rispetto alla prima consente un’elevata qualità di stampa anche se con un numero contenuto di copie. Questo sistema digitale garantisce, dunque, anche l'abbattimento dei costi intermedi oltre ad una rapidità di esecuzione, circa cinque giorni, molto adatto nel caso di ristampe ed opere che necessitano di aggiornamenti. In pratica con l’editoria digitale si stampa solo quelle che si vende ed a costi molto più contenuti.
Naturale che un tale sistema stia trovando diffusione in particolare all’interno
delle piccole case editrici che in questo modo non solo riescono ad abbattere i costi ma pure a ridurre i rischi di perdite di bilancio provocati da copie invendute e giacenti nei magazzini. Una soluzione che quindi si pone probabilmente come la più efficiente per frenare la crisi e garantire una boccata d’ossigeno alle imprese più piccole.
Tornando all’indagine il panorama editoriale italiano sta quindi vivendo una
stagione di progressivo cambiamento, anche se lento, nel quale il numero delle imprese pronte a fare ricorso alla stampa digitale è in netta crescita. Infatti oggi sono circa 400 le case editrici, in pratica l’11 per cento del totale, che hanno utilizzato nel 2007 questa tecnologia. Inoltre risulta che il 53 per cento degli stampatori oggi è in grado di offrire soluzioni in stampa digitale o di print on demand in bianco e nero per i libri, mentre per il colore è il 43 per cento. Sul fronte dell’offerta dall’inchiesta risulta anche che sono stati poco più di 11mila i titoli stampati facendo ricorso alle nuove tecniche digitali ossia il 22 per cento del catalogo pubblicato in un anno. Rispetto al 2005 circa 8mila titoli in più. Un dato che poi riferito a tutto il 2007 ed al numero di copie stampate arriva a 4,7 milioni e cioè il 2,5 per cento del totale dei libri stampati e diffusi.
Quindi tutt’altro che un fenomeno marginale quello della stampa digitale. Ma
dietro l’angolo ci sono però problemi e criticità che in parte hanno frenato fino ad oggi lo sviluppo del print on demand. Su tutto c’è ancora la percezione della stampa digitale come “obiettivo gestionale occasionale” e non “strategico” e cioè di non considerare il nuovo sistema come la reale prospettiva per il futuro dell’editoria ma piuttosto uno strumento da utilizzare solo per alcune tipologie di prodotto. Da qui il numero contenuto dei titoli prodotti in digitale e destinati per altri tipi di distribuzione o per altri prodotti innovativi. La conferma che per quanto riguarda il mercato italiano la scommessa sul print on demand è ancora lontana da vincere.
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- Associazione Italiana Editori