joomla 1.5 stats

Nanni Magazine

venerdi
Set
  10  

Ecomafia: un pool istituzionale contro il traffico di rifiuti

Siglato un protoccolo d'intesa tra il ministro dell'Ambiente e il procuratore nazionale antimafia per rafforzare, in sinergia, la lotta alla criminalità organizzata. Un gruppo operativo di 12 esperti coordinerà le attività.


Fonte: dal web

Un primo importante passo nella lotta alla

  criminalità organizzata legata all'ambiente, meglio conosciuta come ecomafia, "ottimizzando", in particolare, in una "nuova sinergia tra Istituzioni", le "azioni di lotta allo smaltimento illecito di rifiuti". 

A compierlo sono stati il ministro dell'Ambiente

  e della tutela del territorio e del mare, Stefania Prestigiacomo, e il Procuratore Nazionale Antimafia, Pietro Grasso, che lo scorso 7 ottobre, hanno sottoscritto a Palazzo Chigi, un protocollo di intesa di durata triennale. Un'iniziativa che non introduce nuove norme di tutela, ma vuole rafforzare il coordinamento e le attività investigative nella lotta agli eco-criminali, in uno scenario legislativo ancora carente, dove molti reati commessi contro il patrimonio naturale, puniti con semplici contravvenzioni, non sono considerati delitti. 

La nuova strategia di contrasto alla criminalità ambientale, parte da una

  constatazione della Direzione nazionale antimafia, contenuta nella relazione illustrativa al Protocollo: sarà indispensabile da oggi, coinvolgere fin dall'inizio delle indagini, le Direzioni distrettuali Antimafia, che potranno affiancare con la propria esperienza sul campo e informazioni preziose in loro esclusivo possesso, le Procure, spesso sole nei primi mesi di inchiesta. Ma per fare questo, evidenzia la Dna, sarebbe necessario mettere mano al codice di procedura penale. 

Il Protocollo, rinnovabile al momento della sua scadenza, prevede

  intanto un costante "collegamento informativo" tra le istituzioni, per migliorare così il coordinamento nell'attività di indagine e lo scambio di informazioni, con particolare riferimento alle ipotesi di reato. E ciò in applicazione del Codice dell'Ambiente, introdotto con un provvedimento che ha racchiuso in un unico testo le leggi emanate in materia, creando una disciplina sulla tutela di acque, aria, suolo e sottosuolo e introducendo reati contro alcune condotte lesive di beni della collettività. In particolare l'art. 260 ha previsto pene da uno a sei anni di reclusione per gli autori del 'traffico illecito di rifiuti', e da tre a otto se si tratta di rifiuti altamente radioattivi. 

"Le attività della criminalità organizzata - si legge nel documento del

 'patto' istituzionale siglato - rappresentano una delle minacce più serie per l'ambiente. Il 'business' dei rifiuti sta diventando una delle attività più lucrose per le organizzazioni mafiose e richiede nuovi strumenti ed un forte collegamento operativo fra gli organi dello Stato impegnati in questo campo". Ma ecco come si concretizzerà questo lavoro di 'pool' tra dicastero dell'Ambiente e Direzione nazionale antimafia: ogni tre mesi, salvo casi di particolare urgenza, il ministero dovrà trasmettere alla Dna, le notizie relative alle informative di reato ambientale, inoltrate dagli organi competenti per fatti accertati nell'esercizio delle proprie funzioni, e curerà la comunicazione semestrale di ogni informazione acquisita. 
 

E questo con particolare attenzione alle fattispecie criminose contemplate

  dal decreto legislativo 152/2006, riguardanti il traffico illecito di rifiuti (art.259) e l'attività organizzata in questo ambito (art.260). Toccherà invece alla Direzione nazionale antimafia, nel rispetto della normativa sul segreto investigativo e delle proprie competenze, comunicare annualmente al ministero gli esiti della propria attività di coordinamento in tema di infiltrazioni della criminalità organizzata nel settore della gestione dei rifiuti. 

Per portare avanti meglio queste attività, verrà anche istituito un gruppo

  operativo, costituito da 12 persone: tre saranno designate dalla Direzione nazionale antimafia, tre dal ministero dell'Ambiente, una dall'Ispra, una dal comando dei carabinieri per la Tutela ambientale, e una ciascuno per polizia, guardia di finanza e guardia costiera. Le parti firmatarie si sono infine impegnate a sostenere e promuovere iniziative di carattere formativo, educativo e culturale in ambiti scolastici, lavorativi, imprenditoriali, istituzionali, per promuovere e diffondere il valore del rispetto dell'ambiente soprattutto attraverso il rispetto della legalità. 

Nella relazione illustrativa al Protocollo, si spiegano a fondo i motivi

  della stretta necessità di questa nuova "sinergia tra Istituzioni", e si sottolinea come esso voglia creare una "nuova alleanza per potenziare l'efficacia delle indagini e rafforzare il coordinamento degli organi di polizia giudiziaria preposti al settore". Un'iniziativa che cerca di "dare una prima risposta alle criticità chiaramente evidenziate nelle ultime tre relazioni annuali (dal 2006 al 2008) redatte dalla Direzione Nazionale in materia di ecomafia". "Gli interventi repressivi - osserva la Dna - sono strutturati in maniera tale da non lasciare spazio per approfondimenti investigativi volti a far emergere il legame mafia-traffico dei rifiuti". 

Questo dipende dal fatto che le indagini condotte sull'intero territorio

  nazionale, a eccezione per la Campania, sono portate avanti per lo più "dalle sole Procure, senza il coinvolgimento delle Direzioni distrettuali antimafia (Dda), con la conseguenza che finiscono per essere contestati solo reati come l'associazione a delinquere semplice prevista dal codice penale e il traffico di rifiuti previsto dalla legislazione speciale". "Per fare luce sui collegamenti tra queste due attività illecite - si spiega - pare necessario rafforzare il collegamento con le Direzioni distrettuali antimafia sin dall'inizio delle indagini". L'utilizzo di dati disponibili solo dalle Dda, consentirebbe di verificare "quali e quanti soggetti indagati per reati legati alla gestione dei rifiuti - si sottolinea - siano anche indagati o comunque nominati nei processi di criminalità mafiosa". 

Per risolvere definitivamente il problema, conclude la Direzione

  Nazionale Antimafia, sarebbe "necessaria una modifica delle disposizioni di attuazione del codice di procedura penale che preveda la trasmissione al Procuratore nazionale delle informative da parte dei procuratori della Repubblica, distrettuali e non, sui procedimenti per reati sui rifiuti consumati in forma organizzata".

Valentina Marsella (27-10-2009)


Invia alla redazione un commento sull'articolo
La tua E-mail
Il tuo messaggio
In Collaborazione con
 
  •  

APPROFONDIMENTI

Acqua: le firme per il referendum 'inondano' la Cassazione
Sono stati messi uno sopra l'altro. Hanno formato un enorme muro o meglio, è il caso di dirlo...

Pesca: regole più severe, la Commissione Europea "allarga le maglie"
Salvaguardare la biodiversità dei mari italiani e delle tante specie che lo popolano. Con que...

Marea nera: dalle balle di fieno ai capelli, rimedi fai da te per assorbire il greggio
È caccia alla soluzione per arginare la minaccia della marea nera, che non si arresta. Dopo d...

Elettrosmog: braccio di ferro tra cittadini, gestori e Comuni sulle onde elettromagnetiche
Crescono come funghi sui tetti dei palazzi, invadono le città e a volte rovinano paesaggi e&n...

Biodiversità, gli esperti: "L'obiettivo 2010 non sarà raggiunto"
È accaduto ancora: i leader mondiali si sono riuniti tempo fa per fissare un obiettivo, neanc...

Amianto: sono 3mila i decessi ogni anno. Ma chi paga?
Illegale dal 1992, l'amianto rappresenta ancora oggi uno dei più importanti fattori di rischi...