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Carcere: sanità, ancora sospesa l'applicazione della riforma

Il Garante Detenuti Lazio: "Il passaggio dalla Giustizia alle Asl non è avvenuto, si nega la competenza o c'è sovrapposizione". Intanto dilaga l'epatite C: il 40% dei reclusi ne è affetto.


La salute dei detenuti è appesa a un filo.

 

Prevenire e combattere le malattie

  dietro le sbarre è sempre più difficile: il numero dei reclusi aumenta di giorno in giorno ma le risorse, personali e di mezzi, continuano a scarseggiare. 

Non solo. Il passaggio definitivo delle competenze sanitarie penitenziarie

  dal Ministero della Giustizia alle Asl previsto dal Dl 230/99, avviato a ottobre scorso e che doveva avvenire entro il 14 giugno, nei fatti non c'è stato e non ha dato alcun frutto; anzi, in molti casi ha complicato e aggravato la condizione dei detenuti affetti da varie malattie.

Catia Annarilli dell'Ufficio del Garante detenuti del Lazio, che ha aderito al

  Forum nazionale per il diritto alla Salute in carcere, rileva come "in  molte situazioni non c’è stato il passaggio di competenze economiche. Ci sono carceri con 1600 presenze dove non c’è stato un adeguamento economico e ciò va ad incidere sulle Asl, già fortemente penalizzate". La Annarilli sottolinea come per monitorare le situazioni di criticità, "che non sono poche", sia stato istituito l'Osservatorio Permanente sullo stato di salute dei detenuti e siano stati fatti molti incontri con i direttori di tutte le Asl, da cui sono venute fuori storie che, in qualche caso,  hanno "dell'incredibile".

"In molte circostanze - racconta l'esperta - si verifica che il detenuto per

  recarsi in tribunale per un processo, possa spostarsi soltanto con mezzi sanitari. A quel punto però si pone la solita controversia: l'ambulanza la paga il ministero della Giustizia o la Asl? Capita spesso che nessuno dei due voglia prendersi la competenza, o a volte che addirittura ci siano delle sovrapposizioni. In più - aggiunge- la mancanza di trasferimento fondi dal ministero dell'Economia non aiuta. Con l'Osservatorio stiamo comunque cercando di trovare pacificamente la soluzione migliore".

Nel passaggio sono sorti numerosi problemi, come quello, ad esempio,

  che riguarda la gestione dei farmaci per cui mancano linee comuni tra le Asl nella fornitura di alcune medicine.  Una nota a parte, spetta, invece, al personale operante nei penitenziari, medici, psicologi e infermieri, trasferito dal Ministero di Giustizia. "Tale personale, tutto in regime di convenzione e con un monte orario assolutamente insufficiente - si sottolinea - si trova nel più assoluto precariato e con convenzioni di durata annuale stipulate dalle Asl con notevole ritardo, nonostante le indicazioni regionali".

C'è poi il discorso della Magistratura di Sorveglianza che ha notevolmente

  ridotto la propria disponibilità nel valutare positivamente i programmi terapeutici in misura alternativa alla detenzione; e ciò ha determinato da un lato un aumento delle tensioni interne alle carceri e dall'altro un incremento del sovraffollamento.

Quello che sembra consolare è che le percentuali di malattie dietro le

  sbarre non è aumentata di molto rispetto ai mesi scorsi. A marzo 2009, secondo i dati del Forum nazionale per il diritto alla salute dei detenuti, ad essere affetti da malattie erano 37 reclusi su 100; ora la percentuale è cresciuta di appena qualche punto.

Quello che allarma maggiormente invece, rileva la Annarilli è la diffusione

  dell'epatite C, che secondo una recente ricerca dell'EpaC (Educazione Prevenzione e ricerca sull'Epatite C) arriva a sfiorare il 40 per cento dei reclusi; in particolare nel Lazio, su 14 carceri, il 38 per cento risulta essere affetto dalla patologia. Il Garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni, nonché Coordinatore di tutti i Garanti a livello nazionale, a tal proposito ha avviato una campagna di prevenzione e informazione.

Sono stati, quindi, distribuiti negli istituti di pena oltre 6mila opuscoli multilingue

  e firmato un Protocollo d'Intesa proprio con EpaC Onlus, grazie al quale verranno promossi incontri con i reclusi e gli operatori penitenziari, oltre alla redazione da parte di specialisti di materiale informativo. "Le malattie più diffuse dietro le sbarre - evidenzia - restano comunque, oltre le epatiti virali, l'Hiv, la tubercolosi e le malattie psichiatriche". Sono soprattutto queste ultime, oltre alle precarie condizioni di vita in cella, a spingere molti detenuti a togliersi la vita.

Non si arresta infatti la lunga scia di suicidi in carcere, che come documenta

  Ristretti Orizzonti, giornale della casa circondariale di Padova, nel dossier "Morire di Carcere", nel 2009 hanno già sfiorato quota 30. Il numero dei detenuti deceduti per varie cause è di 61 unità, secondo l'ultimo aggiornamento di fine maggio scorso, di cui 28 per suicidio. Il dossier, sottolineando che molti decessi passano ancora 'sotto silenzio', evidenzia come il fenomeno delle morti in cella, da nove anni a questa parte, abbia mietuto 1390 vittime, oltre un terzo (503) dei quali si è tolto la vita.  

DOCUMENTI

 
- Decreto legislatico 230/99

LINK

 
- Osservatorio Permanente sullo stato di salute dei detenuti
- Epac
- Ristretti Orizzonti


Valentina Marsella (27-07-2009)


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