Gli italiani riscoprono il fuoco per scaldare la
casa. In tempi di crisi è diventata un'alternativa sempre più gettonata per risparmiare sui costi del riscaldamento.
Ma se ormai è entrata nel bagaglio culturale
la necessità di attenzione e manutenzione per gli impianti a gas, non si può dire lo stesso per i camini, considerati eterni e innocui.
Ma non è così, come dimostrano i numerosi
incendi verificatisi all'interno delle abitazioni provocati proprio dalle canne fumarie. Un vero e proprio allarme che preoccupa i vigili del fuoco, ma che raramente viene recepito da architetti, tecnici, proprietari di casa ed enti pubblici.
Un'analisi del 2009 del Comando dei vigili
del fuoco di Torino registra un
"maggior utilizzo dei camini negli ultimi anni, in ragione della maggiore economicità nell'esercizio degli stessi in confronto ai costi d'esercizio degli impianti di riscaldamento tradizionali". Una tesi confermata da numerosi esperti del settore, che trova un riscontro nella ricerca dell'Agenzia per la protezione dell'ambiente e per i servizi tecnici (Apat): nel 2006 il 20 per cento delle famiglie italiane ha utilizzato legna da ardere non saltuariamente, e, di queste, il 70 per cento l'ha usata come forma di riscaldamento.
L'indagine quantifica in 20 milioni di tonnellate il consumo nazionale di legna
da ardere nel 2006. Un dato rilevante se confrontato con uno studio dell'Ente per le nuove tecnologie, l'energia e l'ambiente (Enea) che misurava in oltre 14 milioni di tonnellate l'analogo consumo nel 1999. Nei sette anni che intercorrono tra le due ricerche, dunque, l'uso domestico di legna è molto aumentato.
Ad un maggior utilizzo dei camini, però, non è seguita un'adeguata conoscenza
dei rischi: pochi sanno che la fuliggine che resta nelle canne fumarie dopo anni di attività, può prendere fuoco e le fiamme possono propagarsi, o che il materiale combustibile che compone tetto e abitazone deve mantenere determinate distanze dal camino pena l'innesco di un incendio.
Un'ignoranza pagata a caro prezzo: secondo i dati del 2007 i vigili del fuoco
sono intervenuti in oltre ottomila casi di roghi provocati da camini, che risultano essere la seconda fonte di rischio dopo l'elettricità (oltre 12mila casi). Un dato notevole, considerando la diffusione e l'utilizzo della corrente elettrica (attiva in quasi tutte le case, dodici mesi all’anno) rispetto a quella delle canne fumarie. Rilevante è soprattutto un'analisi del Comando dei vigili del fuoco di Torino sugli incendi domestici per i quali sono intervenuti nel 2008: il 40 per cento è causato dai caminetti.
"Il vero problema - spiega Salvatore Buffo, comandante dei vigili del fuoco di
Brescia - è che manca la cultura della sicurezza: dal cittadino, al progettista, al fabbricante, al commerciante, all'installatore, fino all'ente locale". Il camino, infatti, è diventato sempre più un elemento decorativo della casa: si passa molto più tempo a valutare il suo valore estetico piuttosto che le caratteristiche tecniche. "Chi vuole un caminetto - spiega l'ingegnere Gabriele Bagnolini, autore del libro 'Il camino: storia, tecnica e funzionamento' - pensa solo alla carrozzeria, non al motore. A volte però le richieste estetiche non si adeguano col funzionamento, e se si rivolgono a tecnici poco esperti, questi esaudiscono i loro desideri sottovalutando i problemi funzionali".
E così spesso architetti e costruttori edili sottovalutano i rischi di incendio. Le
ultime tecniche per costruire gli stabili ad uso abitativo accentuano questi problemi, come conferma Sandro Bani, installatore responsabile dell'Associazione nazionale fumisti spazzacamini (Anfus): "Negli ultimi anni è sempre più utilizzato il tubo in acciaio nelle canne fumarie e il tetto in legno, soprattutto quello ventilato, che dà l'opportunità al fuoco di propagarsi velocemente. Infatti c'è un'altissima percentuale di roghi che avvengono in case nuove". Un pericolo ribadito anche dal comandante Buffo: "Questi tipi di tetti favoriscono la diffusione del fuocoi: il legno si scalda e il calore si diffonde velocemente, è più difficile fermarlo e individuare l’origine delle fiamme. Il lavoro dei nostri operatori diventa molto più rischioso"”.
Ma non dovrebbero pensarci le leggi ad arginare questi pericoli e garantire
la sicurezza? Una prima perentoria risposta arriva dall'ingegnere Claudio Manzella, che nel suo volume del 2008 "Camini moderni" scrive che nella legislazione italiana "non esistono norme antincendio cogenti per la costruzione e l'esercizio dei camini domestici". Ci sono alcuni provvedmenti specifici, ma sono ampiamente disattesi. È il caso della norma europea UNI EN 1443 del 2000, che prevede che gli impianti abbiano una placca con codici ad hoc per regolare temperature e distanze dei materiali combustili. "Non l'ho mai vista quella targa. Quasi nessuno segue le norme e questo rende tutto più complicato e pericoloso", spiega l'installatore Bani.
Un freno a questo pericolo ha provato a porlo il ministero dello Sviluppo economico,
che con il decreto 37 del 2008 impone che l'installazione di nuovi impianti sia seguita dalla presentazione in Comune di una "dichiarazione di conformità" fornita dal produttore. In questo modo il legislatore mette in mano agli enti locali un controllo importante, ma solo verso i nuovi camini fabbricati dal 2008, non per quelli costruiti prima, praticamente quasi tutti quelli attivi in questo momento.
DOCUMENTI
- Ricerca dell'Apat sui consumi di legna da ardere
- Analisi sugli incendi causati dal camino (Comando vigili del fuoco, TO)
- "Camini moderni, tra rischio incendio e arredamento", (contributo Ing.Claudio Manzella)
LINK
- Vigili del fuoco
- Associazione nazionale fumisti spazzacamini
- Ente per le nuove tecnologie, l'energia e l'ambiente
IN AGENDA:
Martedì 7 aprile 2009, ore 14
Convegno "Incendi tetto e canne fumarie"
Ente promotore Comando provinciale dei Vigili del Fuoco di Brescia
Auditorium scuola edile bresciana