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Amabili resti: effetti speciali, resa banale

Non decolla l'adattamento del bestseller di Alice Sebold: un film senza pathos e senza il coraggio di trasformarsi in un vero thriller


Fonte: www.comingsoon.it

Non è la prima volta che Peter Jackson

  ha a che fare con gli spiriti. Nel '96 si era già cimentato con i fantasmi truffaldini di 'Sospesi nel tempo', un horror dai toni grotteschi e comici: sua specialità assoluta sin dai tempi degli esordi. Se il regista neozelande ha raggiunto la fama mondiale grazie alla creazione di mondi fantasy, in primis quello della Trilogia dell'Anello, non c'è dubbio che una delle vocazioni genuine di Jackson resta quella originaria per l'horror, declinato nelle esagerazioni dello splatter ('Splatters - Gli schizzacervelli', 1992), o nei toni del dramma/psychothriller, tipico di 'Creature del cielo' (1994), storia di due amiche legate in maniera morbosa tanto da vivere in un universo a parte e giungere al matricidio. 

Dimensioni parallele, personaggi sospesi tra i mondi, sono elementi

  caratterizzanti la filmografia del regista e mago degli effetti speciali che, in teoria, avrebbero dovuto renderlo candidato perfetto per 'Amabili resti', il bestseller di Alice Sebold. Un romanzo divenuto famoso grazie al modo in cui l'autrice è riuscita ad unire i piani della realtà con quelli di un paradiso onirico, intersecandoli di continuo, fino a creare una promiscuità tra i vivi e i morti, tra il possibile e l'impossibile, tra il desiderio e la crudeltà dell'esistenza terrena. 

Protagonista del libro e del film è la piccola Susie Salmon, un'adolescente

  violentata e uccisa  da un insospettabile vicino di casa, il signor Harvey, un uomo d'aspetto comune e d'animo perverso. Susie, quale voce narrante, mette subito al corrente il lettore/spettatore del suo triste destino. Da qui comincia la ricostruzione del brutale omicidio, il racconto dell'aldilà, di un Cielo plasmato a immagine dei propri desideri, e nello stesso tempo la nostalgia della vita, la difficoltà di staccarsi dai familiari, la speranza che questi ultimi riescano a lasciarsi il passato alle spalle mista alla voglia di vendetta e al desiderio di non essere dimenticata. Un groviglio di sensazioni e  pensieri contrastanti che nell'opera della Sebold si intrecciano a creare un tutto unico, mentre nel film seguono un filo narrativo lineare e coerente, in cui si perde un bel po' di fascino.

Nel romanzo i ricordi si incatenano agli incubi, ai sogni e alle osservazioni

  quasi scientifiche della piccola defunta: un attimo prima si parla della dolcezza del rapporto con la madre o con il fratellino, un attimo dopo si piomba nella macabra fantasia dell'assassino, nelle memorie fatte di violenza e sangue. Sbalzi che rompono il tranquillo scorrere delle righe sulle pagine bianche, tanto imprevedibili da sembrare l'elettrocardiogramma di un sogno-incubo. Nella versione cinematografica i passaggi sono meno bruschi, nel tentativo di rispondere a una logica consequenziale di cui il romanzo non si cura affatto, a rinforzare l'idea di un Oltre indeterminato, senza spazio né tempo. 

Grande cura anche ai dettagli, un'infinità di piccoli inserti e descrizioni che

  l'autrice del libro semina ovunque, in modo da pervenire ad un quadro emotivamente vivo della famiglia Salmon, del pittoresco e amorevole 'prima' e del terrificante 'dopo', che prepara poco a poco il lettore al distacco finale. Per esigenze di adattamento, era chiaro che nel film molte di queste preziose gemme dovessero sparire per non appesantire lo scorrere dei fotogrammi, ma la selezione operata non sempre riesce a produrre il traboccante  flusso di parole che regala il testo. Ne fanno le spese soprattutto i familiari di Susie, che nel film perdono di spessore e credibilità.  

Quello che lascia davvero perplessi è la mancata commistione tra generi

  e temi, quella sintesi che Jackson avrebbe dovuto operare a livello cinematografico per realizzare un'opera coerente e compatta. Il regista se la cava benissimo nelle sequenze più vicine all'horror (l'agghiacciante scena dell'omicidio e del post-omicido) e al thriller (il recupero delle prove contro il signor Harvey da parte della sorella della vittima), mentre le altre sequenze non raggiungono mai il pathos necessario. La rappresentazione del limbo semiparadisiaco della protagonista costituisce di sicuro il punto più debole di tutta la messa in opera, perdendosi tra quadretti  stile new age e banalità di vario tipo.

Jackson sembra aver commesso l'errore comune di fare troppo affidamento

  sugli effetti speciali che, sebbene perfetti dal punto di vista tecnico, non lo sono altrettanto dal punto di vista dell'originalità e della portata emotiva. La versione cinematografica di 'Amabili resti' non decolla né verso il puro intrattenimento, né verso la riflessione della Sebold sulla volatilità dell'esistenza e sul duro cammino che conduce al superamento di un trauma. Che può essere un lutto come uno stupro: argomento tenuto abilmente sottotraccia dall'autrice (anche lei vittima di violenza nella sua giovinezza) e che invece nel film passa in primo piano cavalcando l'onda dell'esibizionismo.


SCHEDA

 

Titolo originale:

 
The Lovely Bones

Regia:

 
 Peter Jackson

Cast:

 
Saoirse Ronan, Mark Wahlberg, Rachel Weisz, Susan Sarandon, Stanley Tucci

Produzione:

 
USA, Gran Bretagna, Nuova Zelanda 2009

Distribuzione:

 
Universal Pictures

Genere:

 
Drammatico


Laura Croce (15-02-2010)


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