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Alice in Wonderland: il genio a servizio della mediocrità della nuova Disney

Delude l'ultimo film di Tim Burton, un pasticcio in 3D mal utilizzato e un fantasy di bassa lega, che di visionario ha solo la presunzione.


Fonte: Immagine dal web

Purtroppo è ufficiale, da quando Tim Burton

  è diventato un regista popolare e di grido, ha perso non poco del suo smalto. In particolare sembrano non andargli a genio le favole già note, che facendo capo a un immaginario più o meno radicato, non gli consentono di sprigionare tutta la sua potenza creativa. Se questo difetto si è fatto già notare ne 'La fabbrica di cioccolato', tratto dall'omonimo romanzo di Roald Dahl, in questo nuovo 'Alice in Wonderland' i problemi del film aumentano a dismisura un po' come la protagonista, alimentati da un uso delle tecnologie dilettantesco rispetto all'irraggiungibile fenomeno 'Avatar'.

Prodotta dalla Disney, è la storia del ritorno di Alice, ormai 19enne, in

  quello che tutti conosciamo come il Paese delle Meraviglie, in realtà qui ribattezzato Sottomondo, per sottolineare la crescita psicologica della protagonista (?). Sono passati ormai molti anni da quando, appena bambina, aveva incontrato il Cappellaio Matto, la Regina Rossa (e non più di cuori... sigh!), lo Stregatto, il Brucaliffo, i gemelli Pinco Panco e Panco Pinco e tutti gli altri abitanti di questo regno incantato e senza senso. La nostra nuova Alice, quindi, rivive tutto convinta di essere ancora prigioniera di un sogno. Piano piano, però, si rende conto che quei personaggi, anche se scaturiti dalla sua fantasia, in fin dei conti sono l'occasione per mettere alla prova il suo coraggio e prendere in mano le redini della sua vita, che nella dimensione reale non sta prendendo una bella piega, incastrata com'è nelle convenzioni dell'Inghilterra vittoriana e nella proposta di matrimonio di un rampollo nobile e idiota.

La sceneggiatura si ispira al classico del 1865, 'Alice nel Paese delle

 Meraviglie', di Lewis Carroll (pseudonimo del noto matematico Charles Lutwidge Dodgson), ma sopratutto al seguito - meno conosciuto in Italia -  dal titolo 'Attraverso lo specchio'. La sceneggiatura non è stata curata da Tim Burton e si avverte palesemente dopo la  prima parte del film. L'inizio del film è soddisfacente, ma ben presto si perde in un'accozzaglia fantasy di bassa lega, in cui la complessità e la meravigliosa assurdità dei personaggi si tramutano in un patetico dramma tardo-adolescenziale sulla capacità di essere se stessi e di proseguire sulla propria strada.

Dato che Alice non ricorda di essere già stata in quel mondo e crede sia

  semplicemente un sogno, i personaggi che chiedono il suo aiuto per sconfiggere la perfida Regina Rossa e rendere la corona a sua sorella, la leggiadra Regina Bianca, temono che il Bianconiglio abbia portato loro "l'Alice sbagliata". Tutto il film è una tiritera riguardo la capacità della protagonista di poter assumere questo ruolo o meno. Un cliché abusato da tutte le storie di formazione, che non trova mai l'impeto per decollare, appesantito da uno psicologismo spiccio da brivido, soprattutto se applicato a Tim Burton e al romanzo di Carroll, famoso proprio per l'uso radicale del 'nonsense' e il rifiuto di spiegare a chiare lettere la logica sottostante i personaggi e le pieghe narrative (e comunque, per comprendere l'Alice di Carroll, di tutto occorre armarsi tranne che di logica). La stessa caratteristica che, insieme all'estetica visionaria e alla morale atipica, ha reso grande il Tim Burton di 'Big Fish', ma anche del più classico e popolare 'Edward mani di forbice'.

In 'Alice in Wonderland', invece, il Cappellaio è pazzo perché gli hanno distrutto

  la vita, la Regina Rossa è malvagia perché ha una testa gigantesca che la rende deforme e invidiosa della perfezione della sorella.  La Regina Bianca, di contro, è presa un po' in giro dal regista per il l'immacolato candore, ma risponde a un modello di 'bene' così scialbo e stereotipato da far davvero gridare alla rivolta.

Il plot, in breve, sembra preso da uno scarsissimo film fantasy, quelli che la

  tv passa nel primo pomeriggio durante le festività, giusto per riempire il palinsesto, e il tocco di Burton non può far niente per colmare questo deficit, asservito com'è a una sceneggiatura ridicola, figlia della banalità degli ultimi film Disney (esclusa la Pixar naturalmente, che ormai è la sua unica linfa vitale). Ogni tanto si sente qualche impeto burtoniano, soprattutto nel modo divino di dirigere i suoi fedelissimi Johnny Depp ed Helena Bonham Carter, che in particolare dà alla Regina Rossa un carisma impeccabile (quasi un omaggio alla Regina Elisabetta di Bette Davis), rendendo davvero insopportabile la sorella buona e perfettina interpretata da Anne Hathaway.

Pochi gli effetti speciali: a parte l'enorme testa della Regina Rossa e gli

 occhi ingranditi del Cappellaio (i quali, tra l'altro, non sembrano aggiungere molto alla recitazione di Depp), alcuni personaggi sono animati in maniera davvero grezza attraverso il computer e mostrano tutta la loro artificiosità digitale (in primis il fante alto più di due metri interpretato da Crispin Glover). Il 3D, infine, è assolutamente superfluo all'estetica del film, che infatti Burton ha girato normalmente per poi farlo 'virare' nella terza dimensione solo in fase di post-produzione.

Il sospetto è che questo ritorno alla 'casa -base' Disney (per chi non lo

  sapesse Tim Burton ha iniziato proprio come animatore per la major, ma ne è presto uscito a causa del suo stile troppo 'strano' per la magione di Topolino) non abbia affatto giovato a uno dei registi più visionari del nostro tempo. 'Alice in Wonderland' è una pellicola mediocre perfino nel panorama del buonismo disneyiano (non c'è paragone con la mitica versione a cartone animato del '51), che non vale la pena di vedere nemmeno in 2D, soprattutto per i fan di Burton, i quali dovrebbero a ragion veduta ignorarlo.  


SCHEDA

 

Titolo originale:

 
Alice in Wonderland

Regia:

 
Tim Burton

Interpreti:

 

Mia Wasikowska, Johnny Depp, Helena Bonham Carter, Anne Hathaway, Crispin Glover, Matt Lucas, Michael Sheen, Alan Rickman, Stephen Fry, Barbara Windsor, Michael Gough, Christopher Lee, Paul Whitehouse, Timothy Spall

Produzione:

 
USA, 2010

Distribuzione:

 
Italia
 

Laura Croce (04-03-2010)


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