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"Mamma siamo in guerra?": come spiegare l'Isis ai bambini e mitigare le loro paure

L'ansia dagli attentati di Parigi toccano anche i più piccoli che si pongono domande per gli adulti difficili da gestire. La psicologa: "La psicologa: "Prima di rispondere ai nostri figli dobbiamo calmare le nostre paure"...Con questi 7 utili consigli

» Cronaca Italia Redazione - 20/11/2015

"Mamma siamo in guerra?", "ma adesso i cattivi vengono anche da noi?", "ma possiamo uscire?": dopo gli attentati di Parigi il 13 novembre scorso, il clima di terrore generalizzato che questa tragedia ha innescato sta toccando gli adulti certo, ma anche i bambini che sulla base di ciò che sentono e vedono, iniziano a porsi delle domande importanti alle quali molti genitori non sanno rispondere. In famiglia c'è stato il primo tentativo di tranquillizzare i figli, ma è a scuola è agli insegnanti che spetta il non facile compito di rispondere alle domande, specie se i loro alunni sono i bimbi delle elementari di età compresa tra i 9 e i 10 anni; sono loro a porre i quesiti più diretti e che nel loro semplificare possono mettere in difficoltà gli adulti.

Dunque come rispondere alle domande dei più piccoli? "Noi adulti dobbiamo tener presente sempre l'orizzonte che è quello di salvaguardare la fiducia e la speranza - ha spiegato in un'intervista all'ANSA la psicologa Silvia Vegetti Finzi -. Prima di rispondere ai nostri figli dobbiamo calmare le nostre paure. Quello che sentiamo, le nostre emozioni, hanno una risonanza nei ragazzini, quello che proviamo, magari anche tacendo, viene trasmesso loro". "Cerchiamo di mostrarci sereni, diciamo a noi stessi che alla fine il bene vincerà sempre e che nel nostro passato abbiamo superato la guerra mondiale, come accaduto a me stessa scampata all'Olocausto, e come ho ricordato ai miei nipoti proprio stamattina quando mi hanno fatto domande simili". La psicologa, che con Rizzoli ha pubblicato recentemente il libro dal titolo 'Una bambina senza stella', ci aiuta a superare il momento con alcuni consigli:

1. Bisogna rispondere con altrettanta semplicità, né troppi ragionamenti geopolitici né far finta che non sia nulla, ma spiegare che anche se certi termini vengono ascoltati in tv o letti sul tablet non siamo in guerra. Ci possono essere attacchi di gruppi di fanatici che odiano ma i leader si sono riuniti per trovare soluzioni per metterli nell'impossibilità di fare altri attentati.

2. Una seconda cosa importante può essere prendere un atlante aggiornato e far vedere dove stanno combattendo, dove è il califfato; dare una dimensione di geografica di lontananza può calmare.

3. Alla domanda più difficile, quella sui bombardamenti francesi in Siria, bisogna rispondere che sì i bambini sono tutti e sempre innocenti, che nessuno ha chiesto il loro parere altrimenti avrebbero risposto che vogliono essere in pace.

4. Diciamo ai nostri bambini che loro stessi devono essere l'esempio della convivenza: la scuola, con i compagni che arrivano ormai da tante parti del mondo, è la testimonianza di come si può vivere insieme pur nella diversità di cultura. Bisogna conoscersi e parlarsi queste sono le nostre risposte alla barbaria.

5. Per bambini intorno ai 10 anni è poi fondamentale sentirsi protetti, anche concretamente, per questo abbracciarli è la cosa migliore e più semplice che possiamo fare.

6. E poi uscire, essere normali, la vita continua e dal dolore di questi giorni può nascere l'amore come si è visto per le tante manifestazioni di partecipazione e cordoglio in tutto il mondo, chiudersi in casa, aver paura degli altri non serve se non a terrorizzarci di più.

7. Alla domanda se ci potranno essere attacchi anche in Italia inutile negare quello che è un nostro timore, nessuno può garantirci, meglio rispondere che la vita è sempre un rischio. Spetta a tutti noi salvaguardare un futuro di speranza, un futuro desiderabile.