Cultura e Spettacoli » Cinema » Cinema: Protagonisti

INTERVISTA - Michele Placido: "Così racconto 'La Scelta' di una coppia davanti alla maternità"

Può un grande amore reggere a una tempesta emotiva forte, può un dolore profondo avvicinare invece che dividere una coppia? Arriva in sala il 2 aprile il nuovo film del regista pugliese: "Pirandello - dice - è stato una sfida audace ed interessante"

» Cinema: Protagonisti Redazione/GP - 30/03/2015

Laura e Giorgio sono una giovane coppia borghese. Vivono la loro quotidianità in modo sereno e felice fino a quando, nelle loro vite irrompe una gravidanza improvvisa e  caratterizzata da elementi drammatici che, seminando il dubbio sulla paternità del bimbo, rischia di compromettere gli equilibri ed i sentimenti di marito e moglie, portandone alla luce le differenze caratteriali e mettendoli inevitabilmente davanti ad una scelta. Dopo tre anni di assenza Michele Placido torna sul grande schermo con la regia del film ‘La Scelta’ ispirato all’opera teatrale ‘L’ innesto’ di Luigi Pirandello, testo scandalo del 1919 mai rappresentato in teatro. Interpreti della pellicola sono Raoul Bova, Ambra Angiolini e Valeria Solarino. In questa intervista il regista racconta questo progetto cinematografico sicuramente diverso e complesso mettendolo a confronto con l’opera pirandelliana che lo ha ispirato: 

Che cosa l’ha spinta verso questo progetto?
“Ci siamo liberamente ispirati a ‘L’innesto’, un testo di Luigi Pirandello che fece molto scalpore all’epoca della sua apparizione nel 1919. Per chi, come me, proviene dal teatro la sfida è stata particolarmente interessante. Ho tentato di essere quanto più fedele possibile alla matrice pirandelliana, adeguandola però all’oggi e al linguaggio cinematografico. La storia mi è sembrata ancora più significativa una volta trasportata in un’epoca come la nostra, in cui la maternità spesso viene programmata”.

Che cosa le stava a cuore raccontare in questo film?
“Volevo raccontare il dilemma che nasce tra i due coniugi rispetto alla decisione di portare a termine la gravidanza. Mi incuriosiva l’eterno conflitto uomo-donna e come in fondo Pirandello avesse voluto sottolineare la fragilità del maschio: nella vicenda c’è una donna che impone una scelta che pochi uomini saprebbero accettare. Tutto il film è costruito su un doppio binario: volevo che a volte lo spettatore si ritrovasse dalla parte dell’uomo e a volte da quella della donna. Per quanto mi riguarda, nell’approccio al film mi sono sentito più donna che uomo: Laura è forte e determinata, un personaggio esemplare, davvero “scandaloso” per l’epoca in cui fu pensato”.

Perché ispirarsi a  Luigi Pirandello?
“Pirandello è per me la figura più straordinaria del nostro teatro che nel  privato aveva grandi  problemi con  le  donne,  non  era  misogino  ma  le guardava  con  soggezione e i sentimenti, le passioni non vissute nella realtà sono molto ben presenti nei suoi scritti. ‘L’innesto’, è un testo di grande attualità e pregno di significati. Penso che ‘La scelta’ sia un’opera molto potente, non è una banale storia d’amore, spero che possa prendere il pubblico allo stomaco e catturarlo, spingendolo a voler sapere fino in fondo come andrà a finire. Pirandello tiene sempre appeso a un filo lo spettatore, è capace di descrivere un thriller sentimentale e psicologico come pochi scrittori italiani sanno fare, è poco melodrammatico, in un certo senso poco  mediterraneo e molto  nordico;  è  molto  attento  a  una  profondità  della conoscenza degli aspetti dell’uomo, cosa non sempre approfondita nella letteratura italiana”.

Che cosa ha contato nella selezione degli interpreti?
“Ho voluto due protagonisti ‘normali’ nel loro percorso, non troppo definiti, due artisti popolari che hanno attraversato con successo vari generi ma che, pur essendo dei divi, rappresentano bene una coppia normale in cui ci si può immedesimare. Avevo conosciuto sia Raoul che Ambra recitando insieme a loro tre anni fa in ‘Viva l’Italia’ di Massimiliano Bruno, ma l’idea di coinvolgerli è arrivata diverso tempo dopo. Diversamente da ‘L’innesto’, il protagonista del film, Giorgio, è un bell’uomo di estrazione popolare  che  gestisce una sorta di ristorante/enoteca. Per interpretarlo ho puntato su Bova perché mi piace l’idea di un uomo così aitante che scopre tutta la sua fragilità. Laura invece è più vicina a Mozart che ai vini pugliesi, è più colta e intellettuale e dirige un coro di bambini. Come protagonista femminile ho scelto Ambra Angiolini perché aveva la leggerezza giusta per rendere al meglio il personaggio”.

Come è arrivato, invece, a scegliere Valeria Solarino per il ruolo di Francesca?
“Valeria aveva recitato per me sul set di ‘Vallanzasca’. In questo film è una presenza secondaria ma comunque importante nell’ambito della vicenda. Al contrario di Laura, il suo personaggio è una donna frivola; è bellissima e intelligente e convive senza apparenti problemi con due uomini, marito e amante, entrambi convinti e contenti. Di Valeria apprezzo molto la generosità. Sul set abbiamo lavorato intensamente, dando vita a frequenti discussioni e scambi di opinione su personaggi e dialoghi; lei è stata particolarmente vicina ad Ambra e si sono compensate a vicenda”.

Come è stato allestito il progetto da un punto di vista produttivo?
“Negli ultimi tempi la Puglia aiuta molto il cinema italiano. Lo sfondo di Bisceglie ha rappresentato per noi una città ideale perché, come in tutta l’Italia meridionale, può contare su un centro storico di una bellezza strepitosa ma è diverso da quelli visti finora al cinema.  Qui trionfano i toni severi di una città che potrebbe trovarsi in Toscana o in Umbria e che ha vicoli strettissimi, tortuosi, simili a quelli di Venezia, una specie di labirinto in cui Laura si perde nella notte del drammatico evento. Il film compie una scelta stilistica precisa puntando su macchina a mano e primissimi piani, con un paesaggio che potrebbe ritrovarsi ovunque: non ho voluto caratterizzarlo troppo per non distrarre lo sguardo dello spettatore”.

Dunque anche la troupe è pugliese?
“Si: è meglio contare su gente che conosce i luoghi, per evitare il folklore dello sguardo di chi arriva da lontano e si lascia ammaliare dal paesaggio e non dalla profondità dei comportamenti. In Puglia c’è tutto: gli attori, gli elettricisti, i tecnici, le sarte, le maestranze, da Roma ho portato con me solo il mio direttore della fotografia Arnaldo Catinari. Devo confessare poi che avendo io una storia personale legata al teatro provo molto piacere nel ‘fare gruppo’: la città è stata calorosa, mi sono ritrovato a spiegare a tutti in piazza quello che stavamo facendo, a raccontarne nei dettagli la nostra storia alla gente del luogo a cui ho chiesto di seguirci con amore”.