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L'Italiano? Non è morto, è la quarta lingua più studiata nel mondo

Il 22 e 23 ottobre sarà protagonista degli Stati Generali di Firenze e di una campagna di comunicazione del ministero degli Esteri che punta a promuoverla. Maraschio: "Ora è importante sanare le diseguaglianze nelle varie parti del Paese"

» Costume Redazione - 15/10/2014

È la quarta lingua studiata al mondo, l’ottava più usata su Facebook e ha un bacino potenziale d’interessati di 250 milioni di persone. Nonostante i molti tentativi di inglesizzarla, la lingua italiana è più viva che mai ed è oggi al centro di un’importante campagna di comunicazione per condividere con i cittadini la sua rilevanza nel mondo ed informarli sulla convocazione, per la prima volta, degli Stati Generali della lingua italiana nel mondo che si svolgeranno a Firenze il 21 e 22 ottobre prossimi. "È una bella idea puntare sulla lingua italiana attraverso una ricognizione che coinvolge tante istituzioni - ha detto il Presidente dell'Accademia della Crusca, Claudio Marazzin i- per valorizzare la lingua come risorsa per il sistema italiano ed uscire dal luogo comune secondo il quale l'unica via sia abbandonarlo e ricorrere, ad esempio, all'inglese". L'italiano, dice ancora Marazzini, "è invece una preziosa risorsa, anche in un orizzonte economico. Io credo che gli Stati Generali, oltre a promuoverla, avranno anche il grande ruolo di ridare agli italiani una coscienza del valore e della dignità della propria lingua".

"La nostra lingua sta dimostrando una grande vitalità, perché sa rinnovarsi e diffondersi – ha sottolineato Nicoletta Maraschio, che dell'Accademia della Crusca è Presidente Emerito - e poi sa diventare anche la lingua degli altri, lo vediamo ad esempio attraverso la scuola nel confronto delle nuove minoranze". Circa però la capacità d'uso effettiva dell'italiano nel nostro paese, "purtroppo vi sono troppe diseguaglianze nelle varie parti d'Italia – ha osservato Maraschio - o fra le varie generazioni. Quella capacità di comprensione della lingua, di un uso consapevole di essa per ottenere determinate finalità è particolarmente carente". Un esempio? "C'è ancora gente che ha difficoltà a comprendere gli articoli di fondo dei giornali – ha detto Maraschio -. Non è una novità, ma in un momento in cui le lingue hanno una funzione così importante nella comunicazione è un paradosso che la nostra lingua non sia scritta e parlata in modo adeguato".

E all'estero? Secondo gli ultimi dati forniti dalla Farnesina, l’italiano passa dal quinto al quarto posto tra le lingue più studiate al mondo, con un totale di 687mila studenti stranieri, dislocati in 134 scuole italiane all’estero, 81 istituti di cultura, 176 Università e numerosi enti pubblici e privati. Gli studenti sono sempre meno discendenti degli emigrati italiani, ma sempre più cinesi, arabi e russi. A mettersi sui libri sono persone che vogliono ottenere il permesso di soggiorno, ma anche giovani e meno giovani con la passione per la nostra cultura. In Francia, ad esempio, "l'italiano è vissuto con molta curiosità – ha spiegato Marina Valensise, direttore dell'Istituto italiano di Cultura di Parigi - Noi qui registriamo da due anni un grosso aumento nelle iscrizioni ai corsi, che vengono impartiti da professori reclutati per concorso, e anche un aumento dei corsi di lingua applicati, che organizziamo nel campo della musica, dell'opera lirica, del teatro, del cinema della storia dell'arte e dell'archeologia e persino della cucina, che attira i più curiosi". Basta pensare , aggiunge, che "il nostro bilancio è al 70 per cento dovuto ai corsi di lingua".

Ma come mai questo 'boom' di interesse per la lingua italiana in Francia? "L'Italia nonostante tutte le sue difficoltà è una grande potenza culturale – ha osservato Valensise - ma inconsapevole. Attira le persone che amano la cultura, il paesaggio, il bello, il gusto: Parigi è la capitale della cultura, quindi siamo in una posizione privilegiata". Inoltre, "i francesi da qualche anno hanno iniziato a perdere il loro egocentrismo ed hanno più attenzione verso gli altri paesi e l'Italia è il più vicino per tanti motivi". Molti sono i fattori che incidono sulla 'passione' anche all'estero per la nostra lingua, e non è escluso che la figura di Papa Francesco, con il suo italiano parlato anche in occasioni ufficiali, abbia avuto il suo peso. "Il Papa ha inciso enormemente – ha ammesso Claudio Marazzini - anche se gli italiani non se ne rendono conto. Per esempio, qualunque vaticanista del mondo se vuole 'entrare' bene in ciò che dice il Papa un po' di italiano lo deve masticare. Non solo i prelati, dunque, sono costretti a parlarlo, ma addirittura anche chi lo segue".