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A Firenze la 'furia' di Jackson Pollock incontra quella di Michelangelo Buonarroti

Affiancare uno dei grandi protagonisti dell'arte del XX° secolo al genio universale di un maestro del Rinascimento nel 450° anniversario della morte. È la straordinaria mostra che Palazzo Vecchio a Firenze offrirà al pubblico fino al prossimo 27 luglio

Affiancare in una stessa mostra uno dei grandi protagonisti dell'arte mondiale del XX secolo come Jackson Pollock all'arte universale di Michelangelo Buonarroti. L'idea è nata quasi per caso, studiando una serie di disegni dell'artista americano conservati al Metropolitan Museum di New York e contenuti nei suoi quaderni da lavoro in cui emerge l'attenzione e relazione con gli 'antichi maestri'. In questi preziosi taccuini da disegno, infatti, gli 'Sketchbooks I e II', viene fuori la grande impressione avuta da Pollock dalle immagini della volta della Cappella Sistina e del Giudizio universale dipinte da Michelangelo di cui, proprio quest'anno, si celebra il 450° anniversario della morte. 

Da lì a realizzare un'esposizione che mettesse a confronto i due grandi maestri, seppur di anni ed epoche differenti, il passo è stato breve, ma non proprio così scontato. Il progetto si è rivelato una sfida espositiva tanto bizzarra quanto impegnativa che i due curatori, Sergio Risaliti e Francesca Campana Comparini, hanno voluto comunque raccogliere, realizzare e presentare al pubblico con il titolo 'Jackson Pollock. La figura della furia' negli ambienti di Palazzo Vecchio a Firenze fino al 27 luglio 2014. Un progetto voluto per mettere sotto osservazione due civiltà e due linguaggi  distanti e pure antitetici: uno fondato sul disegno che cerca con tutte le forze di rispettare l'ordine della natura e del divino. L'altro basato sulla fenomenologia dell'inconscio e sulla mistica geometria, perfetta rappresentazione di un universo in espansione.


['La creazione' di Michelangelo all'interno della Cappella Sistina]

POLLOCK, MICHELANGELO E IL LORO "FURORE" CREATIVO. "Ciò che accomuna Michelangelo e Pollock - scrivono i curatori Risaliti e Campana Comparini - è il furore che entrambi trasmettono quando lavorano alle loro opere, una sorta di trance agonistica che li rende estranei al mondo esterno". Ecco perché il titolo della mostra 'La figura della furia'. "Già nel Cinquecento si utilizzò il termine 'furia della figura' per descrivere le linee serpentinate di alcune figure del Buonarroti - proseguono i curatori - caratterizzate spesso anche dal non-finito, scelta formale per esaltare espressivamente il conflitto tra bellezza compiuta e ingombro dell'informe". In Pollock il concetto guida adottato in mostra è, invece, quello della "figura della furia", "un'idea che ben definisce la pittura vitale, violenta e potente del pittore americano che con i suoi 'drip-painting' stupì molti suoi contemporanei, così come era accaduto con il terribile Giudizio di Michelangelo nel XVI secolo".

IL 'GENIO DELLA VITTORIA' DI MICHELANGELO E L’ESTRO RIVOLUZIONARIO DI POLLOCK. Il progetto della mostra si articola in due sezioni: la prima, allestita a Palazzo Vecchio dove è conservato il celeberrimo 'Genio della Vittoria' di Michelangelo, una delle opere più celebri del Buonarroti, emblema di quelle tensioni contrapposte che caratterizzano la scultura michelangiolesca e che per vie sotterranee tornano a proporsi con assoluta enfasi nelle rivoluzionarie pitture di Pollock. Insieme, nella Sala dei Gigli e nella Sala della Cancelleria una serie di opere provenienti da musei e collezioni private di Tel Aviv, Amsterdam, Roma, New York, oltre a sei disegni giovanili di Pollock eccezionalmente prestati dal Metropolitan Museum di New York che rappresentano senza ombra di dubbio l'interesse dell'artista americano per l'energia e la grazia incarnata nei corpi nudi della Sistina.


[Jackson Pollock nel suo studio nell'East Hampton, New York]

L'ENERGIA E LA GRAZIA DEI NUDI DI MICHELANGELO NELLA VISIONE DI POLLOCK. Si riconoscono, infatti, almeno tre ignudi, oltre al profeta Giona, all'Adamo che riceve lo spirito della vita, ad alcune figure dal Giudizio. Pollock aveva avuto occasione di conoscere alcuni capolavori del Rinascimento italiano durante il suo apprendistato presso Thomas Hart Benton, uno dei grandi protagonisti della pittura americana della prima metà del '900. Benton era infatti un grande ammiratore di Michelangelo, come di Tintoretto ed El Greco, oltre che di Rubens, pittori che sottoponeva allo studio dei suoi allievi affinché apprendessero la resa delle forme del corpo umano, sottolineandone in particolare l'attenzione per i volumi, per il pieno e il vuoto, per la contrapposizione espressiva di forze interiori ed esteriori alla struttura fisica del corpo umano. Nella seconda sezione della mostra, nel Complesso di San Firenze, si trova il materiale didattico e multimediale per i visitatori che aiutano a capire come Jackson Pollock componeva i suoi dipinti e, proponendo ulteriori confronti tra l'opera di Pollock e quella di Michelangelo.

POLLOCK E MICHELANGELO SIMILITUDINI E CONTRASTI. Il punto di similitudine fra i due grandi artisti a distanza di quattrocento anni è sicuramente nell'atto e nell'esito creativo. L'anelito alla creazione, l'impulso irrefrenabile dell'atto creativo che assume una valenza mistica nella continua ricerca della bellezza come assoluto e dell'infinito come limite e scopo dell'azione artistica. Come manifestazione di Dio per Michelangelo che resta comunque meta irraggiungibile dovendosi confrontare con una dimensione soggettiva dell'ispirazione, Pollock, facendo il percorso contrario, ha comunque cercato di raggiungere il suo assoluto, la sua aspirata idea di armoniosa totalità, lasciando al proprio inconscio il compito di generare qualcosa di perfetto e d'infinito. Pollock, infatti, parte dalla percezione di un'immagine, ma arriva a disgregarla completamente, consegnandola così alle sue infinite possibilità di evoluzione, lettura e interpretazione.

L'EVOLUZIONE ASTRATTA DI POLLOCK SUPERANDO MICHELANGELO. In altre parole, Pollock introdusse un modo totalmente nuovo di dipingere, partendo dalla profonda comprensione della grande personalità artistica di Michelangelo e della sublime tragica dimensione della sua opera. Oltrepassando l'uso del quadro verticale posto sul cavalletto, Pollock stendeva la tela orizzontalmente sul pavimento per dipingerla su tutti i lati. Un procedimento con cui sviluppo' la tecnica del 'dripping', facendo sgocciolare il colore sulla superficie direttamente dai tubetti o dai contenitori e senza far uso del pennello. Tecnica definita 'action painting' (pittura d'azione) - propria dell'espressionismo astratto - da Harold Rosemberg nel 1952 per descrivere l'urgenza dell'atto creativo del pittore coinvolto fisicamente e psicologicamente nell'azione del dipingere, talvolta con veemenza, con furore, come in una lotta, in un corpo a corpo con la tela, diventata nell'agone una vera e propria arena. L'esito di questa 'performance' era rivolta al fatto che l'opera enfatizzasse l'atto generativo della pittura in assenza di un disegno o schematismo preliminare, perché arte e pittura forssero come originata in se stesse e per se stesse, senza mai perdere il controllo dei mezzi, quello della risoluzione durante il susseguirsi dell'action.

INFORMAZIONI
Titolo:
 'Jackson Pollock La figura della furia'
Quando: 16 aprile - 27  luglio 2014
Dove: Firenze, Palazzo Vecchio e San Firenze
Orario: Palazzo Vecchio 9 - 24 ad eccezione del giovedì  9 - 14; la biglietteria chiude un’ora prima del museo. Complesso di San Firenze: tutti i giorni 10 - 20 escluso il giovedì 10-14; la vendita dei biglietti sarà sospesa un’ora prima della chiusura della mostra
Ingresso: intero € 12.00; ridotto € 9.00 riservato ai visitatori tra i 18 e i 25 e a quelli oltre i 65 anni e agli studenti universitari; gratuito riservato ai visitatori sotto i 18 anni, ai gruppi di studenti con i rispettivi insegnanti, ai disabili e rispettivi accompagnatori, ai membri ICOM,
Sito web: www.pollockfirenze.it