Scienze e Tecnologie » Medicina e Salute » Ricerca in Medicina

AIDS: contro le infezioni "aumentare l'informazione e incentivare l'accesso ai test"

Il ministero della Salute: "Successo per le terapie ma in Italia il contagio è ancora alto, molti sono sieropositivi senza saperlo". E se diminuisce il numero di bambini toccati dal virus, dal Bambin Gesù arriva il primo vaccino pediatrico contro l'HIV

» Ricerca in Medicina Emanuele Dorru - 01/12/2013

"Nei confronti di questo virus non bisogna abbassare la guardia": in occasione della Giornata Mondiale contro l'AIDS il 1 dicembre, il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha ricordato l'importanza dell'informazione e della prevenzione sulle modalità di trasmissione dell'HIV. Già perché nonostante le terapie di ricerca nel campo dei vaccini contro il virus abbiano rallentato l'aumento dei decessi (principalmente per effetto delle terapie antiretrovirali combinate, ndr) e il diffondersi dell'epidemia, in Italia purtroppo si registrano ogni anno 4mila nuove persone sieropositive la cui età media della diagnosi è di 39 anni. I dati arrivano dal ministero della Salute e sottolineano, inoltre, un cambiamento delle modalità di trasmissione: è diminuita, infatti, la causa tossicodipendenza ed è aumentata quella di casi attribuibili a trasmissione sessuale.

SIEROPOSITIVI SENZA SAPERLO. Secondo gli esperti del ministero un aspetto molto preoccupante è il fatto che tra il 2006 e il 2012 sono aumentate le persone che dal virus dell'HIV arrivano allo stadio di AIDS conclamato ignorando del tutto la propria sieropositività. Nel 2012, ad esempio, circa il 66 per cento di chi si è sottoposto al test diagnostico, lo ha fatto perché manifestava alcuni sintomi. "Da questo punto di vista - avvertono gli esperti - è importante, aumentare in tutti il grado di informazione dei comportamenti che possono esporre a rischio di infezione e favorire l'accesso al test, nei modi e tempi più appropriati, in particolare per gruppi di popolazione più a rischio, sulla base delle attuali conoscenze".

AIDS E INFANZIA, 850MILA INFEZIONI SCONGIURATE TRA IL 2005-2012. È quanto emerso dal nuovo rapporto 'Towards an Aids-free generation- Stocktaking Report on Children and Aids 2013' diffuso il 1 dicembre dall'Unicef in occasione della Giornata Mondiale contro l'AIDS, che evidenzia i grandi progressi nella prevenzione della trasmissione materno-infantile del virus. "Oggi, anche se una donna incinta è sieropositiva non significa che il suo bambino debba avere lo stesso destino e che lei non possa condurre una vita sana - ha detto il Direttore generale dell'Unicef, Anthony Lake -. Alcuni dei più importanti risultati sono stati registrati in paesi ad alta presenza di HIV nell'Africa subsahariana. Tra il 2009 e il 2012 i nuovi contagi tra i bambini sono diminuiti del 76 per cento in Ghana, del 58 per cento in Namibia, del 55 per cento in Zimbabwe, del 52 per cento in Malawi e Botswana e del 50 per cento in Zambia ed Etiopia.Nel 2012, il 62 per cento delle donne incinte sieropositive nei 22 paesi che registrano il più alto tributo di HIV hanno ricevuto servizi per prevenire la trasmissione da madre a figlio".

PIÙ ACCESSO ALLE CURE PER I BAMBINI GIÀ SIEROPOSITIVI. Il nuovo rapporto dell'Unicef, inoltre, sottolinea che per avere una generazione libera dall'Aids, molti più bambini che convivono con l'HIV devono ricevere medicine antiretrovirali. Nel 2012, solo il 34 per cento dei bambini sieropositivi in paesi a basso e medio reddito hanno ricevuto le cure di cui avevano bisogno, comparato con il 63 per cento degli adulti. Così come si stima che, nello stesso anno, 210mila bambini sono morti a causa di malattie correlate all'AIDS. Senza cure, un terzo dei bambini che vivono con l'HIV morirà prima di compiere un anno, e la metà morirà prima di compierne due.



CONTAGI IN CALO A LIVELLO MONDIALE NELLA FASCIA 0-14 ANNI, MA IN AUMENTO TRA GLI ADOLESCENTI. Dal punto di vista della prevenzione di nuove infezioni da HIV, nel 2012 sono stati registrati circa 260mila nuovi contagi di bambini tra 0 e 14 anni, nel 2005 erano 540mila. Tuttavia, il rapporto lancia l'allarme sugli adolescenti e sulla necessità di un maggiore impegno a livello globale e nazionale per questa fascia di età molto vulnerabile all'HIV e all'Aids. Le morti legate all'Aids tra gli adolescenti tra i 10 e i 19 anni sono aumentate del 50 per cento tra il 2005 e il 2012, passando da 71 mila a 110mila casi, in netto contrasto rispetto ai progressi fatti nella prevenzione della trasmissione madre-figlio. Nel 2012 circa 2,1 milioni di adolescenti (10-19 anni) convivevano con l'HIV; nello stesso anno sono state 300mila le nuove infezioni da HIV tra gli adolescenti tra i 15 e i 19 anni.

DAL BAMBIN GESÙ DI ROMA IL PRIMO VACCINO TERAPEUTICO PEDIATRICO CONTRO L'HIV. Lo studio è durato due anni ed è stato condotto su due gruppi di 10 bambini infetti da "human immunodeficiency virus" per via materna, un tipo di trasmissione della malattia che interessa il 95 per cento dei nuovi casi pediatrici ogni anno. La sperimentazione del Bambino Gesù è stata realizzata in modalità non-profit, quindi senza contributi di case farmaceutiche, dal dottor Paolo Palma dell'equipe del professor Paolo Rossi, in collaborazione con la cattedra di pediatria dell'Università di Roma Tor Vergata. I ricercatori hanno così scoperto che la somministrazione del vaccino, abbinata in uno dei due gruppi alla terapia antiretrovirale classica, ha determinato il significativo aumento di risposte immunologiche potenzialmente in grado di agire sul controllo della replicazione del virus dell'Hiv.

QUALI EFFETTI PRODURRÀ IL VACCINO PEDIATRICO SUL VIRUS DELL'HIV? La vaccinazione terapeutica[1] rappresenta una strategia innovativa mirata a "educare" il sistema immunitario di una persona infetta a reagire contro il virus che lo ha infettato. Si parla in questi casi di vaccini "terapeutici" in quanto servono a curare persone già infette, mentre quelli "profilattici", che attualmente non esistono rispetto all'HIV, hanno una funzione preventiva (si prendono da sani per evitare i contagi). In pratica al bambino viene somministrato il DNA di una specifica proteina del virus dell'HIV. Queste informazioni genetiche introdotte nelle cellule del paziente stimolano la risposta immunologica dell'organismo. La cellula umana che riceve il DNA dell'HIV inizia a sintetizzarla, migliorando la risposta immunitaria verso il virus. Il successo di questo vaccino potrebbe quindi ridurre il rischio dei fallimenti terapeutici legati alla resistenza nel tempo alle cure antiretrovirali e diminuire sensibilmente i costi per il Sistema Sanitario Nazionale, che spesso costituiscono un impedimento all'accesso alle cure, specie nei paesi più poveri. In media, infatti, ogni anno di terapia di un singolo paziente costa al SSN circa 20mila euro.

NOTE
[1]
Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica open source 'Plos one', in modo che i ricercatori di ogni paese possano immediatamente e gratuitamente ai risultati della ricerca per proseguirne la strada. Il vaccino sperimentato è stato realizzato dal Karolinska Instituet di Stoccolma, nel gruppo della professoressa svedese Britta Wahren, secondo le specifiche dei ricercatori del Bambino Gesù edha ricevuto il via libera dall'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) e dal comitato etico dell'ospedale.