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La classe dirigente italiana? Troppo vecchia, autoreferenziale e chiusa all'innovazione

Da una ricerca Eurispes emerge un quadro desolante della nostra politica "sempre più incentrata su se stessa, con meno giovani e donne e volta all'auto-preservazione". Fara: "Serve una politica al passo coi tempi per affrontare le sfide del futuro"

» Cronaca Italia Redazione - 15/01/2013

"La quasi totale estromissione dei giovani dalle posizioni di maggiore responsabilità, la presenza oltremodo esigua di donne tra coloro che più contano, una fuga dei cervelli all'estero sempre più consistente, nonché un generale invecchiamento, autorizzano a tracciare un ritratto piuttosto desolante della classe dirigente italiana che appare sempre più incentrata su se stessa, volta all'auto-preservazione, chiusa all'innovazione e quanto mai durevole nel tempo". Così il Presidente dell'Eurispes, Gian Maria Fara, nel commentare i dati della ricerca sulle 'power élite'da loro realizzata in collaborazione con Who's Who in Italy lo scorso dicembre che ha coinvolto 5.560 individui potenti e celebri individuati come coloro "che contano" in Italia.

Il quadro che ne è uscito, comparato poi con le élite al potere nel 1992, testimonia una caratteristica di immobilità e di chiusura che dura da vent'anni. Sono venuti meno i processi fisiologici di ricambio generazionale e di circolazione delle élite e, insieme, si è bloccato il meccanismo virtuoso della trasmissione dei saperi. Insomma il potere, negli ultimi venti anni, sembra essere "invecchiato" insieme ai potenti. "Molti di coloro che all'inizio degli anni Novanta assurgevano a ruoli di potere - ha evidenziato Fara - si ritrovano, vent'anni dopo, ben radicati nella propria posizione, e molto poco disposti ad assecondare la spinta all'innovazione che un fisiologico ricambio generazionale dovrebbe invece assicurare".

IL POTERE IN ITALIA? UNA GERONTOCRAZIA PER SOLI UOMINI. Gli uomini rappresentano ben l'85 per cento della classe dirigente, a fronte di un solo 15 per cento di donne e sebbene questa percentuale minima sia raddoppiata in 20 anni, la loro presenza nelle posizioni di potere continua a rappresentare un'eccezione. Allo stesso tempo, le élite al potere hanno le caratteristiche di una vera e propria gerontocrazia, che offre pochi margini al ricambio generazionale, nella quale a contare sono in 8 casi su 10 (79,5 per cento) gli over 50. Il potere si concentra, dunque, soprattutto nella fascia compresa tra i 51 e i 65 anni (40,2 per cento) e tra quanti gli over 65 anni (39,3 per cento). Solo il 17,5 per cento dei personaggi potenti e celebri ha tra i 36 ed i 50 anni, mentre i giovani (fino a 35 anni) costituiscono uno sparuto 3 per cento. Anche confrontando i dati con quelli del 1992, la classe dirigente età inferiore ai 50 anni èsempre una minoranza, anzi, la quota è persino calata da uno su 4 ad uno su 5. I giovani fino ai 35 anni costituivano una percentuale esigua nel 1992 (2,3 per cento) come oggi (3 per cento). Mentre scoraggiante appare il pur significativo aumento degli ultra65nni, passati dal 25,2 per cento del totale al 39,3 per cento odierno.

QUANDO IL POTERE VA A BRACCETTO CON L'ISTRUZIONE. L'83,3 per cento dei personaggi dalla power élite italiana ha una laurea, a fronte di un 16,7 per cento di diplomati. L'elevato livello di istruzione del campione è in parte riconducibile alla forte presenza di esponenti politici, manager e leader d'azienda, professori e studiosi, professioni che si associano ad un'elevata scolarità. I personaggi potenti e celebri non laureati appartengono soprattutto al settore dello spettacolo e dell’arte (34 per cento). Va però segnalato un significativo 27,1 per cento di non laureati attivi in politica. La quota più elevata dei laureati è costituita invece da esponenti del mondo della cultura (30,6 per cento); secondariamente, della politica (26,6 per cento) e dell'economia (21,9 per cento). Rispetto a vent'anni fa il livello di istruzione della classe dirigente italiana si è significativamente innalzato: i laureati sono passati dal 66,1 per cento all'83,3 per cento.

LE LAUREE DEI POTENTI. Tra i personaggi potenti laureati, 1 su 4 ha frequentato la facoltà di giurisprudenza (25,6 per cento), il 17,3 per cento è laureato in lettere e altre discipline umanistiche, il 15,3 per cento in economia, il 10,9 per cento in ingegneria o architettura, il 9,9 per cento in medicina, il 7,8 per cento in scienze politiche. Fra le donne è decisamente più alta che fra gli uomini la quota di laureate in lettere e altre discipline umanistiche (32,3 per cento contro 15,1 per cento); gli uomini più spesso risultano essere laureati in ingegneria e architettura (11,8 per cento contro 4,5 per cento), medicina (10,6 per cento contro 5,3 per cento), giurisprudenza (26,2 per cento contro 21,8 per cento), economia (15,8 per cento contro 11,5 per cento).

È LA POLITICA IL PRINCIPALE SETTORE DI ATTIVITÀ DELLA CLASSE DIRIGENTE.
In questo settore è attivo un quarto del campione (24,6 per cento). Ben rappresentato è anche l'ambito della cultura (22,4 per cento), a cui fa seguito, al terzo posto, quello economico (19,2 per cento). Il settore dell'arte e dello spettacolo interessa l'11,5 per cento del campione, il 9,6 per cento lavora nelle libere professioni, il 5,3 per cento nello sport. Le donne trovano come canali principali per il conseguimento di potere e successo la politica (29,5 per cento contro il 23,8 per cento del dato maschile) da un lato, ed il mondo artistico e dello spettacolo (20,8 per cento contro 9,8 per cento) dall'altro. Per gli uomini, invece, politica, cultura ed economia sono i tre grandi settori di appartenenza e, paradossalmente sono meno rappresentati rispetto alle donne tra "coloro che contano" nel mondo sportivo (4,7 per cento vs 8,5 per cento). Gli esponenti della classe dirigente appartenenti alle fasce di età intermedie (dai 36 ai 65 anni) sono attivi soprattutto nella politica (più di un terzo) e, in secondo luogo, nel settore economico (più di uno su 5). Gli ultrasessantacinquenni, invece, dominano il mondo della cultura. Ben il 38,8 per cento dei più maturi sono professori, intellettuali, scienziati e studiosi di spicco del Paese; segue poi un 16,5 per cento attivo in ambito economico, un 11,6 per cento nello spettacolo e nell’arte ed un 10,2 per cento nella politica. Un dato particolarmente eclatante è rappresentato dalla quasi totale esclusione dei giovani dal mondo culturale (2,6 per cento) e dalla presenza minoritaria anche di coloro i quali hanno un'età compresa tra i 36 e i 50 anni (6,9 per cento).

LE PROFESSIONI DEI POTENTI... Se si prendono in considerazione le singole professioni, emerge che oltre un quinto del campione (21,7 per cento) ha intrapreso la carriera politica. Al secondo posto, fra le professioni più diffuse presso la classe dirigente, troviamo i professori (più in generale, gli intellettuali, 18,5 per cento), seguiti dai manager/dirigenti aziendali (14,7 per cento). Ad una significativa distanza da queste prime tre categorie si classificano i giornalisti (5,3 per cento) e gli sportivi (5,2 per cento), seguiti da attori (4,5 per cento), artisti e operatori del mondo dello spettacolo (4,3 per cento) ed industriali (4 per cento). Gli scrittori rappresentano il 3,4 per cento dell'attuale power élite, gli ecclesiastici il 3,1 per cento, i musicisti il 2,9 per cento. Seguono coloro che hanno intrapreso la carriera diplomatica (2,5 per cento), che esercitano la professione di avvocato (1,9 per cento) o medico (1,4 per cento). Meno consistente è invece la presenza dei militari (0,3 per cento) e dei magistrati (0,8 per cento). Fa riflettere che la categoria riferibile a scienziati e ricercatori sia rappresentata solamente dall'1,1 per cento dei personaggi di potere.

…E DELLE DONNE. La professione politica è esercitata dal 28,4 per cento delle donne e si conferma, dunque, l'ambito lavorativo predominante per le donne di successo in Italia. Al secondo posto, per le donne, si posiziona la professione di attrice (10,6 per cento), al terzo quella di professoressa (9,6 per cento), al quarto quella di sportiva (8,5 per cento) ed al quinto quella di manager/dirigente aziendale (8,3 per cento). È significativa anche la percentuale delle artiste, delle giornaliste e delle scrittrici. Tra gli uomini le due professioni più diffuse sono il politico (20,5 per cento) ed il professore (20,1 per cento), seguite dal manager/dirigente aziendale (15,9 per cento). Gli uomini si concentrano maggiormente in queste tre categorie principali, legate alla politica, alla cultura ed all’economia.

FARA: "UNA CLASSE DIRIGENTE AL PASSO COI TEMPI PER AFFRONTARE LE SFIDE DEL FUTURO". "Quando l'Eurispes affrontò nel 1992, per la prima volta, l'arduo compito di tracciare un profilo completo della classe dirigente italiana - ha spiegato il Presidente dell'Eurispes - ci trovavamo in un periodo di grandi cambiamenti, legati in larga parte al tramonto di un'intera epoca e alla transizione auspicata verso qualcosa di nuovo. Ecco, il quadro che emerge oggi, non è quello di una transizione incompiuta, ma di una transizione che non c'è mai stata, e, semmai, di un aggravamento di molti dei problemi già presenti nei primi anni Novanta". "Si tratta ora di comprendere quale sia la spiegazione più appropriata per interpretare più profondamente il legame che l'Italia intrattiene con la propria classe dirigente, quali siano i meccanismi di selezione sociale alla base del successo e dell'ottenimento del potere nei vari contesti e nei diversi ambiti, e infine perché i processi di circolazione delle élite si siano bloccati in tutti questi anni". "Solo trovando delle risposte soddisfacenti a queste domande - onclude il Presidente dell'Eurispes - sarà possibile aprire la strada del rinnovamento del potere, nella consapevolezza che solo con una classe dirigente all'altezza dei tempi il nostro Paese potrà affrontare al meglio le sfide del futuro".

MATERIALI
- Sintesi della ricerca Eurispes sulla classe dirigente italiana