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SPECIALE - Censis, l'Italia in crisi alla prova della sopravvivenza

Istituzioni politiche e soggetti sociali "separati in casa". Hanno attuato una parallela discontinuità: il governo con il rigore, l'economia e la società con strategie di riposizionamento. Ma non è ancora scattata la magia dello sviluppo

» Cronaca Italia Redazione - 07/12/2012

Trentuno dicembre 2012. Si chiude un anno in cui è stato centrale il problema della sopravvivenza, che non ha risparmiato nessun soggetto della società, individuale o collettivo, economico o istituzionale. Sono entrati in gioco "fenomeni enormi", come la speculazione internazionale, la crisi dell'euro, l'impotenza dell'apparato europeo, la modifica degli assetti geopolitici internazionali; sono piovuti addosso agli italiani "eventi estremi", la dinamica dello spread e il pericolo di default su tutti; si è vissuto la "crisi delle sedi della sovranità", esautorate dall'impersonale potere dei mercati (nessuno, in Italia e altrove, è stato in grado di esercitare un'adeguata reattività decisionale). Alla fine gli italiani si sono ritrovati inermi davanti a tutto questo, avvolti da una "immunodeficienza tanto inattesa quanto pericolosa", con le preoccupazioni della classe di governo, le drammatizzazioni dei media, le inquietudini popolari. Proprio per questo, quella del 2012 è stata definita dal Censis peggiore delle altre, "perfida".

DALLA RABBIA ALLA VOLGIA DI RISCATTO. È il quadro a tinte fosche che emerge dal rapporto annuale del Censis che evidenzia come, in questo momento di estrema contrazione economica, le tre "r" della famiglia, ossia risparmio, rinuncia e rinvio, siano diventate per necessità le direttrici dei comportamenti familiari italiani. Inutile sottolineare che si chiede loro qual è la reazione alla crisi della politica, indicata come la causa principale del disastro attuale, la risposta prevalente è "rabbia" (52,3 per cento). E proprio il sentimento di rabbia è anche superiore alla voglia di reagire (20,1 per cento), che però non manca. Secondo i dati del Censis, infatti, gli italiani si sono rimboccati le maniche e stanno cercando faticosamente di "riposizionarsi". I giovani, soprattutto, si vanno sempre più orientando verso "percorsi di formazione tecnico-professionale dalle prospettive di inserimento occupazionale più certe". Accanto a questo, emerge la ricerca di nuove formule di sopravvivenza, ma anche di ricostruzione: dal boom delle imprese cooperative al car sharing, all' "internazionalizzazione" della scuola e alla scoperta dei percorsi di formazione tecnica.

RISPARMIO, RINUNCIA, RINVIO. LE TRE 'R' DEGLI ITALIANE, ECCO COME. In questo momento storico, i consumi degli italiani sono ritornati ai livelli del 1997: 15.700 euro annui pro capite, complice anche una flessione tendenziale del 2,8 per cento nel primo trimestre di quest'anno, e del 4 per cento nel secondo. La propensione al risparmio si è ridotta al lumicino, passando dal 12 per cento del 2008 all'attuale 8 per cento. L'83 per cento delle famiglie ha riorganizzato la spesa alimentare cercando offerte speciali e cibi meno costosi, il 65,8 per cento ha ridotto gli spostamenti per risparmiare sulla benzina, il 42 per cento ha rinunciato ai viaggi e il 39,7 per cento al''acquisto di abbigliamento e calzature. Le parole d'ordine sono "risparmio, rinuncio, rinvio". Con qualche operazione "straordinaria" di sopravvivenza: 2,5 milioni di famiglie hanno venduto oro o altri oggetti preziosi, 2,7 milioni di italiani coltivano ortaggi e verdura per l'autoconsumo, 11 milioni di italiani preparano tutto in casa, dal pane ai gelati.

(PIÙ) RICCHI E (PIÙ) POVERI, UNO SGURADO IN DETTAGLIO. Negli ultimi dieci anni la ricchezza finanziaria netta è passata da 26mila  a 15.600 euro a famiglia, con una riduzione del 40,5 per cento. Ma questa è la media. Nel dettaglio, le cose sono andate in maniera diversa: la quota di famiglie con una ricchezza finanziaria netta superiore a 500mila euro è raddoppiata, passando dal 6 per cento al 12,5 per cento, mentre la quota di ricchezza del ceto medio (compresa tra i 50 mila e i 500mila euro, e comprensiva anche dei beni immobili) è scesa dal 66,4 per cento al 48,3 per cento. C'è stato inoltre uno slittamento della ricchezza verso le componenti più anziane della popolazione: se nel 1991 i nuclei con capofamiglia di età inferiore a 35 anni detenevano il 17,1 per cento della ricchezza totale delle famiglie, nel 2010 tale quota è scesa al 5,2 per cento.

I "DISOCCUPATI"? SONO PERSONE "ATTIVE" IN CERCA DI LAVORO. Invece che usare banalmente il termine "disoccupati", il Censis parla di 2.753.000 'job seekers', cioè 'in cerca di lavoro'. Ma non si tratta di un "inglesismo" superfluo: è che questi quasi tre milioni di persone, in eccezionale aumento (+34,2 per cento tra il primo semestre del 2011 e il primo del 2012) sono effettivamente "persone in cerca di lavoro". "Attive", dunque, anche se in difficoltà. Un quarto ha tra i 35 e i 44 anni, un altro quarto si colloca nelle fasce più anziane, gli altri sono under 35, i più penalizzati. Il 20,4 per cento ha perso l'occupazione nel corso del 2011.

L'ANALISI: POLITICA E SOCIETÀ "SEPARATI IN CASA". Secondo il Rapporto Censis 2012, le dinamiche interne hanno visto una "parallela discontinuità". Da un lato, le istituzioni politiche si sono concentrate con rigore sulla fragilità dei conti pubblici e della nostra credibilità finanziaria internazionale, sulla riduzione delle spese, le riforme settoriali, la razionalizzazione dell'apparato pubblico. Dall'altro lato, i soggetti economici e sociali sono rimasti soli con le loro affannose strategie di sopravvivenza, anche scontando sacrifici e restrizioni derivanti dalle politiche di rigore. Questa divaricazione può generare poteri oligarchici, da una parte, e tentazioni di populismo, anche rancoroso, dall'altra.

DISCONTINUITÀ POLITICA E NESSUNA "MAGIA DELLO SVILUPPO FATTO DA GOVERNO E POPOLO". Poiché "i tempi si erano fatti cattivi", è servito uno scatto di discontinuità rispetto ai precedenti modelli di comportamento, pubblici e privati, per ricalibrare i pregiudicati rapporti con i partner europei, le autorità comunitarie, i regolatori dei mercati finanziari globali. Ma i soggetti sociali non si sono sentiti coinvolti dall'azione di governo, perché sospettosi che alle strategie tecnico-politiche non seguisse un'adeguata implementazione amministrativa e organizzativa, e perché restavano in attesa di una proposta di percorso comune, più che di richieste di adesione a improbabili cambi di mentalità e di comportamenti. "Non è scattata la magia dello sviluppo fatto da governo e popolo" e il rigore di governo "non ha avuto lo spessore per generare forza psichica collettiva".

TRE SPINTE DI SOPRAVVIVENZA: "RESTANZA", VALORIZZARE CIÒ CHE RESTA…Proprio nei mesi di più drammatica difficoltà, sono emerse tre grandi spinte di sopravvivenza. La prima è stata il fare perno sulla "restanza" del passato, per riprendere e valorizzare ciò che resta di funzionante del nostro tradizionale modello di sviluppo: il valore dell'impegno personale, la funzione suppletiva della famiglia rispetto ai buchi della copertura del welfare pubblico, la centratura sulla prossimità nella quale si sviluppano le relazioni cruciali, la solidarietà diffusa e l'associazionismo, la valorizzazione del territorio come dimensione strategica di competitività del sistema. 

…"DIFFERENZA", O MEGLIO PERSONALIZZAAIONE…La seconda spinta è stata la crescente valorizzazione della differenza e la voglia di personalizzazione: esempi ne sono il politeismo alimentare, con combinazioni soggettive di cibi e anche di luoghi ove acquistarli, senza tabù, neutralizzando ogni passata ortodossia alimentare; la moltiplicazione dei format di vendita, con la forte crescita degli acquisti online, la diffusione di siti web con offerte low cost e di gruppi di acquisto solidale; la personalizzazione dell'impiego dei media, sia per la fruizione dei contenuti di intrattenimento, sia per l'accesso alle fonti di informazione, secondo palinsesti multimediali "fai da te", autogestiti, svincolati dalla rigida programmazione delle grandi emittenti; la miniaturizzazione dei dispositivi tecnologici, la proliferazione delle connessioni mobili, l'esplosione dei social network, grazie ai quali diventano centrali la trascrizione virtuale e la condivisione telematica delle biografie personali.

…"RIPOSIZIONAMENTO" DEI VARI SETTORI, FORMATIVI, LAVORATIVO E COMMERCIALI. La terza spinta è stata data dai processi di riposizionamento: esempi ne sono il riorientamento dei giovani verso percorsi di formazione tecnico-professionale dalle prospettive di inserimento lavorativo più certe, la rinnovata vitalità di pezzi del tessuto produttivo (le cooperative, le imprese femminili, il settore Ict e le applicazioni Internet, le start-up nell'alta tecnologia e le green technologies), l'espansione della distribuzione organizzata e delle attività di commercio via web, l'aumento delle quote di mercato dell'Italia nelle aree emergenti del mondo grazie a specializzazioni produttive diverse dal tradizionale made in Italy, il cambiamento del modello di internazionalizzazione grazie a un di più di strategia che si è tradotto in un aumento degli investimenti in partecipazioni all'estero.