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SPECIALE - Spending Review: le mille facce del dipendente pubblico

Un dossier dell'Eurispes delinea luci, ombre e falsi miti sugli statali, come quello secondo cui l'Italia ne è piena. Fara: "Il nostro Paese è l'unico in Europa dove calano gli impiegati". Ecco allora l'identikit dei tanto contestati addetti ai lavori

» Cronaca economica Redazione/GP - 28/09/2012

Contrariamente a quanto si pensa oggi, l'Italia non è affatto un'isola felice popolata di dipendenti pubblici, bensì è l'unico paese in Europa dove questi ultimi calano ogni anno: nei dieci anni appena trascrosi, infatti, gli statali sono diminuiti di 158mila addetti, pari al -4,7 per cento. I dati emergono dal Rapporto Eurispes e Uil-P.A., intitolato 'Dalla spending review al ritorno del Principe', un anticipo del focus definitivo della ricerca che sarà pubblicato il prossimo ottobre, che prende in considerazione diversi aspetti del settore statale: ampiezza, genere, trend delle retribuzioni, andamento dell'anzianità di servizio, differenziazione tra i diversi comparti e le classi contrattuali, ecc. È stato così possibile delineare i contorni del pubblico impiego in Italia collocandolo in una più ampia riflessione come il confronto europeo per la spesa del comparto pubblico, la questione della formazione del personale, il blocco delle assunzioni  e via dicendo.

Un focus tematico di ricerca attraverso il quale sono state messe in evidenza le contraddizioni della Pubblica amministrazione e, allo stesso tempo, grazie ad un’attenta analisi dei risultati emersi, si è arrivati a sfatare alcuni miti ad essa legati. Uno per tutti quello che vorrebbe l'Italia un Paese pieno di lavoratori statali. In realtà, secondo il rapporto Eurispes, nel Bel Paese si contano 58 impiegati ogni mille abitanti, quasi ai livelli della Germania che ne ha 54 ogni mille. È dunque  proprio dal personale della P.A. che parte l'indagine Eurispes. Un identikit necessario , si legge nel Rapporto, "in un contesto eterogeneo come quello della P.A. per fornire elementi necessari ad un'analisi della dimensione quantitativa dell’apparato statale, anche al fine di evidenziare la complessa articolazione di un corpo sociale fatto di mille realtà differenziate".

GEOGRAFIA DEI DIPENDENTI PUBBLICI.
Osservando la distribuzione dei dipendenti sul territorio, il 34,8 per cento è presente al Nord, il 31,9 per cento al Centro e il 33 per cento al Sud e Isole. Infine, solo lo 0,3 per cento dei dipendenti pubblici italiani lavora all'estero. Tra le regioni la Lombardia, con 409mila addetti, si conferma, contrariamente ai luoghi comuni, la regione con il più alto numero di dipendenti pubblici, seguita dal Lazio, 392.186, e dalla Campania, 303.211. Nelle tre regioni lavora il 34,1 per cento dei dipendenti pubblici italiani, oltre un terzo del totale. Anche a seguito dei vincoli di bilancio e delle misure di risanamento dei conti pubblici, introdotte per rispondere alla crisi economica in atto, si assiste a un calo significativo del numero dei dipendenti pubblici; dal 2001 si registra una diminuzione di 158mila addetti, pari a -4,7 per cento, soprattutto nelle Amministrazioni Centrali e negli Enti previdenziali. Solo da un punto di vista strettamente quantitativo, è il segno che le misure messe in campo in questi anni hanno mostrato la loro efficacia.

ETÀ MEDIA DEGLI STATALI. Se il numero complessivo dei pubblici dipendenti, nell’arco degli ultimi 10 anni, è rimasto sostanzialmente invariato, l'età media nel 2010 era di 48,2 anni, aumentata progressivamente, dal 2005, di quasi 2 anni. Una tendenza consolidata nel tempo e determinata dal combinato disposto del blocco del turnover, da una parte, dell'aumento dell'età pensionabile, dall'altra; può essere importante, inoltre, tenere in considerazione che nel 2001 l'età media dei dipendenti del pubblico impiego era di 44 anni.

NELLA SCUOLA I DIPENDENTI PUBBLICI PIÙ ANZIANI. Tra i comparti più "maturi" troviamo soprattutto i settori preposti all'offerta didattica e culturale del Paese; nell'A.F.A.M (Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica) e nella Scuola, infatti, si registra un'età media di 51,7 anni; al contrario, tra i più "giovani", il personale preposto alla sicurezza e all'ordine pubblico: dai Vigili del Fuoco, con un'età media di 44 anni, ai corpi di Polizia, con 41,8 anni, e soprattutto alle Forze Armate, con un personale che registra una media di 38,7 anni.

POSIZIONI CONTRATTUALI E FLESSIBILITÀ. Altro elemento che contribuisce alla segmentazione del lavoro pubblico è anche il crescente ricorso da parte delle singole Amministrazioni al lavoro flessibile. Un'esigenza determinata soprattutto dai provvedimenti relativi al blocco delle assunzioni nelle Pubbliche amministrazioni; questa fattispecie contrattuale, per molte realtà pubbliche, rimane l'unica forma possibile per avvalersi di collaborazioni. Rispetto al 2005, aumentano in modo significativo i contratti a tempo indeterminato, che nel 2010 erano il 96,3 per cento del totale; diminuiscono lievemente i lavoratori atipici che dall'1 per cento, nel 2005, scendono allo 0,94 per cento nel 2010. Di contro, calano in maniera sensibile i contratti a tempo determinato: erano l'11,3 per cento nel 2005, sono il 2,6 per cento nel 2010.

ISTRUZIONE: LA MAGGIORANZA DEGLI STATALI POSSIEDE UNA LAUREA. Particolarmente interessante, ai fini dell'indagine, risulta il profilo culturale dei dipendenti pubblici italiani. Oltre il 40 per cento ha un alto livello d’istruzione: il 36,8 per cento possiede una laurea, il 3 per cento una laurea breve e il 3,3 per cento un titolo post-laurea. La maggioranza dei dipendenti pubblici, il 39,9 per cento, è in possesso di una licenza superiore, mentre il restante 17 per cento, avendo frequentato solo la scuola dell'obbligo, ha un basso livello di scolarizzazione.

NON CALANO SOLO I DIPENDENTI, MA ANCHE LA LORO FORMAZIONE. Considerando che per misurare l'effettivo investimento formativo all'interno delle amministrazioni è stata rilevata la media delle giornate di formazione erogate in rapporto al numero dei dipendenti, nel corso del 2010 si registra una trascurabile diminuzione nel numero medio di giornate erogate: da 3,37 giorni del 2009 a 2,63 del 2010. In calo anche la domanda di formazione; se tra il 1997 e il 2010 le aule sono state caratterizzate dalla presenza di 14/16 persone in media, nel 2010 si è verificato un calo consistente rispetto al periodo considerato, con una media di 10 partecipanti per ogni corso. I corsi avviati sono stati 4.710, con una durata media di 2,3 giorni, e i dipendenti che hanno partecipato ad attività formative sono stati 46.946. I corsi più frequentati sono stati: quella giuridico-normativa (28 per cento del totale delle partecipazioni), l'area tecnico specialistica (17,5 per cento) e l'area informatica e telematica (16 per cento). Anche nella formazione spicca il valore aggiunto delle donne che sono state 46.315, a fonte di 41.072 uomini. La presenza delle donne tra i dipendenti delle P.A. è maggioritaria negli Enti pubblici, negli Organi dello Stato, nelle Camere di commercio e nei Comuni. Nel 2010 si registra una drastica diminuzione delle risorse umane impiegate nelle attività di formazione. Se, infatti, dal 1998 al 2009 la linea presenta un andamento pressoché costante, nel 2010 essa mostra un forte decremento pari al -9.11 (valore assoluto) rispetto al 2009. 

CRESCONO I DIPENDENTI PUBBLICI IN EUROPA.
Mentre in Italia dal 2001 il numero di dipendenti pubblici è calato del 4,7 per cento, nel resto d'Europa, gli addetti nel pubblico impiego crescevano, soprattutto in Irlanda e in Spagna dove si è registrato un aumento rispettivamente del 36,1 per cento e del 29,6 per cento; altri paesi mostrano incrementi vicini al 10 per cento (Regno Unito 9,5 per cento e Belgio 12,8 per cento); infine, un altro gruppo di paesi mostra un trend crescente ma contenuto (in Francia del 5,1 per cento, in Germania del 2,5 per cento, nei Paesi Bassi del 3,1 per cento). L'Italia, risulta l'unico paese in cui, nei dieci anni considerati, il numero dei dipendenti pubblici si sia ridotto.