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Clet: realtà contemporanea fiorentina che guarda alle principali città europee

Reinterpreta i cartelli stradali con i propri sticker per denunciare la mancanza di attenzione delle amministrazioni locali verso l’arte moderna. Così questo pittore e scultore bretone, toscano di adozione, diventa uno dei paladini della street art

» Correnti artistiche Gianluca Damante - 13/09/2012
Titolo: Uno dei segnali stradali di Clet
Fonte: ©Gianluca Damante

Tutto ha inizio con un piccolissimo trafiletto sul Corriere Fiorentino il 14 luglio 2010 sulla strana apparizione per le vie del centro storico di Firenze di un segnale stradale "modificato" con degli stickers, personale rielaborazione notturna di un buontempone per qualcuno, opera di un vandalo per qualcun altro. È così che appare per la prima volta agli occhi di tutti il primo, e allo stesso tempo il più amato, "cartello stradale stickerato" quello della sagoma nera di Gesù Cristo che si adagia sulla tipica forma a 'T' del segnale di strada senza uscita.

L'autore della stravagante performance è Clet Abraham, per tutti semplicemente Clet, pittore e scultore bretone che vive e lavora in Italia dal 1990. Approdato per caso alla street art, quella degli sticker in particolare, questo eclettico personaggio dedica il suo interesse interpretativo dal retrogusto estremamente provocatorio, ad incursioni artistiche urbane che possano lasciare in chi le osserva gli stessi interrogativi che le hanno generate. Il suo intento, infatti, è la riflessione circa lo scarso interesse delle istituzioni locali rispetto all'arte contemporanea.

Subito dopo la performance del Gesù Cristo, Clet sale agli onori della cronaca nell'ottobre del 2010 per l'installazione non  autorizzata di un suo autoritratto all'interno della galleria di Palazzo Vecchio a Firenze nel posto lasciato momentaneamente vuoto da un'opera del Bronzino[1] . A capeggiare sotto l'autoritratto di Clet una scritta di poche righe di carattere puramente goliardico[2] con tanto di una sua firma autografa a dimostrazione dello spirito puramente ironico. Contento di aver esposto, anche se solo per poche ore un proprio autoritratto accanto ad un Pontormo, l'allora poco conosciuto artista straniero polemizzava sulla mancanza di attenzione delle istituzioni fiorentine verso l'arte contemporanea. Episodio che, tuttavia, mise in imbarazzo l'amministrazione comunale che si ripromise di avviare indagini interne per capire se l'artista fosse riuscito nell’impresa grazie alla complicità di qualche dipendente oppure avesse agito e completamente indisturbato, ipotesi ben più grave in quanto avrebbe messo in discussione tutto il sistema di sicurezza di Palazzo Vecchio.


[©Gianluca Damante]  

A quei primi adesivi ne sono seguiti molti altri negli ultimi due anni, tra i quali il cartello di 'senso vietato' il cui rettangolo bianco su sfondo rosso diventa un pesante fardello per "l'uomo comune"; il volto di Marchionne che sovrasta la P di parcheggio vomitando macchine; la freccia della 'direzione obbligatoria' del senso unico che trapassa la moneta da un euro o un cuore a seconda della direzione della freccia. E poi tantissime altre incursioni che, seppur personalizzate, mai imbrattano e mai compromettono la leggibilità dei segnali stradali stessi e regalano sempre un sorriso.

Una mattina del gennaio del 2011, nello stesso periodo in cui il famoso teschio rivestito di diamanti di Damien Hirst viene esposto a Palazzo Vecchio[3], la sagoma dell'uomo comune da semplice e minuscolo stencil bidimensionale diventa improvvisamente qualcosa di più solido: una sagoma  umana in vetro resina a grandezza naturale installata senza alcuna autorizzazione sopra uno dei piloni di Ponte alle Grazie, il primo ponte a monte di Ponte Vecchio. Questa scultura, metafora di colui che ogni giorno deve fare un passo nell'ignoto per andare avanti, è raffigurata in procinto di fare un passo nel vuoto, ma in realtà è immobile e manifesta plasticamente la condizione tipica della cultura contemporanea nel capoluogo toscano.



Appurata l'abusività dell'opera, viene rimossa dopo circa una settimana dal Comune di Firenze, suscitando le proteste e i dissensi di molti fiorentini che, in breve tempo, si sono affezionati a questa stravagante forma d'arte. Così, dopo qualche mese Clet decide di andarla a cercare per ritornarne in possesso[4].  Lo scorso mese di giugno, con le dovute autorizzazioni, l'uomo comune di Clet viene esposto al Parco dei Renai nel comune di Signa (FI), insieme a molti dei suoi cartelli stradali nell'ambito dell'evento 'Signali'. Ed è forse questo, più di altri, l'evento che concentra il messaggio dell'arte di Clet, ovvero una posizione di completa chiusura verso forme d'arte e di espressione non convenzionali.

Pochi mesi dopo, il sabato Santo della Pasqua 2011, Firenze si sveglia ammirando sulle impalcature della Torre di San Niccolò, all'epoca in restauro, un'enorme figura un po' più complessa rispetto a quelle ammirate di solito: la composizione raffigura un enorme faccione sarcastico che sovrasta una sagoma umana. In questo caso, però, Clet non affronta in solitaria l'arrampicata notturna sulle impalcature per attaccare le strisce di carta velina con la colla, ma è accompagnato dal misterioso street artist di origine calabrese chiamato 'Bue 2530'. In seguito, interpellando gli autori, si scopre che il faccione (opera di Bue) rappresenta "l'uomo contemporaneo che non ha più occhi per vedere", mentre la sagoma sottostante (opera di Clet) idealizza l'uomo che lo sostiene e che "lo vuole lanciare idealmente verso la città". "Questa opera è un modo per far capire che noi artisti ci siamo, che continuiamo il nostro lavoro anche se la municipalità non solo non ci sostiene, ma spesso anche ci ostacola - spiega Clet -. Abbiamo scelto Torre San Niccolò, perché ci dava la possibilità di creare qualcosa di scenografico che si vede da buona parte del centro, come ad esempio da Ponte Vecchio".

Dopo due anni di polemiche con le amministrazioni locali, finora cieche nei confronti dell'arte contemporanea, lo scorso giugno con l'aiuto di alcuni professionisti e grazie al comitato del quartiere San Niccolò in cui ha sede il suo laboratorio, Clet realizza la sua prima grande opera "autorizzata" dal Comune di Firenze: un naso di legno appeso alla Torre San Niccolò che maestosa sovrasta l'omonimo quartiere fiorentino, e con il quale lo splendido monumento del 1300 prende magicamente vita. "Veder spuntare un naso sulla facciata di una torre medievale al punto di diventare una faccia umana alta 45 metri - dichiara lo stesso Clet direttamente dal suo profilo Facebook - è, oltre ad un omaggio all'umanità che l'ha creata, la rivendicazione dalla parte stessa del monumento di una propria necessità nel continuare a relazionarsi con l'uomo". Poi riferendosi al progetto 'Firenze Immaginaria' realizzato dal Corso di Grafica della Facoltà di Architettura di Firenze dove i luoghi tipici del capoluogo toscano vengono rielaborati con tecniche digitali per creare una Firenze diversa e più creativa, l'artista bretone afferma: "Ammetto di essere sempre deluso da questi belli fotomontaggi di Firenze sott'acqua, o con il mare in tempesta o in mezzo ad un campo di grano, accattivante quanto frustrante perché hanno come principale effetto di farti realizzare che non è mai successo niente veramente. il Nasone invece, che piaccia o meno, è ben reale, materico".

E non finisce qui. Chissà cos'altro bolle in pentola nel suo laboratorio. In molti si chiedono se a risvegliarsi con un sorriso, la prossima volta, sarà ancora Firenze, principale teatro delle sue provocazioni, o un'altra città, magari europea. Dopo le incursioni ad Arezzo, Bologna, Milano, Torino, Roma, Sassari, Valencia, Parigi, Londra, Barcellona, ecc. ormai possiamo solo aspettarci di tutto dall'artista che fa della frase "finché ci saranno delle strade, ci sarà l'arte di strada" una sorta di filosofia di vita.

NOTE
[1] L'opera era il ritratto della poetessa fiorentina Laura Battiferri in prestito alla mostra 'Bronzino. Pittore e Poeta alla Corte dei Medici' dedicata all’artista rinascimentale che si è tenuta a Palazzo Strozzi dal 24 Settembre 2010 al 23 Gennaio 2011.
[2] La beffarda didascalia al suo autoritratto esposto per provocazione a Palazzo Vecchio nel 2010: "ANACLETO ABRAHAMI (1524-1594) detto Il Bretone data la sua sfrenata passione per l'ostrica. Pittore e scultore bizantino, si trasferì in Firenze dove si formò presso la bottega di Angelo Del Bello. Fu l'appassionato amante di Laura, con la quale batté il ferro finché fu caldo, in barba del ben noto artista Bartolomeo Ammannaggia".
[3] Il teschio tempestato di diamanti venne esposto all'interno della mostra 'For the Love of God' a Palazzo Vecchio dal 26 Novembre 2010 al 1° Maggio 2011. L'idea di Clet sulla mostra: "Diciamo che il momento è stato favorevole per evidenziare come la mostra di Damien Hirst fosse esattamente l'opposto di quello che faccio io. Una mostra elitaria che non ha interessato i fiorentini, giustamente; inoltre, vista e rivista, perché esiste da tanti anni questo teschio di diamanti. L'Assessorato alla Cultura tende ad imporre una certa arte e dare quasi lezione alla gente. È come se dicesse ai fiorentini cosa devono imparare dall'arte contemporanea. Il mio lavoro è una risposta contraria: è un'arte che parte dalla strada, che cerca di parlare innanzitutto alla gente. Per la mia scultura, c'è stata una petizione da parte dei cittadini che hanno chiesto di rimetterla. Quando il teschio di Hirst è andato via, invece, nessuno ne ha sentito la mancanza. Credo".
[4] 'Firenze Immaginaria' è una raccolta di immagini foto ritoccate dagli studenti del Corso di Grafica della Facoltà di Architettura di Firenze, dove per gioco, sogno e provocazione, i luoghi conosciuti in ogni angolo di mondo tipici del capoluogo toscano vengono rielaborati digitalmente per creare una Firenze diversa e più creativa.