Fonte: dal web
Contenuti correlati
Mentre assistiamo alla caccia alle streghe contro “Sanguepazzo”, la pellicola di Marco Tullio Giordana che narra la triste fine di Osvaldo Valenti e Luisa Ferida divi del Regime, colgo l’occasione per parlare di un’altra grande attrice dell’epoca, ora dimenticata, ossia Doris Duranti.
La Duranti, al secolo Dora Durante, nacque a Livorno,25 aprile 1917 dotata fin da giovanissima di un fisico aggressivo e di una innata eleganza iniziò la sua carriera con alcune apparizioni minori, come comparsa in “L'urlo” di Corrado D'Errico, in “Vivere” di Guido Brignone e in “La gondola delle chimere” di Augusto Genina; in Libia nel 1936, sempre con Genina, lavorò nel film “Squadrone bianco”.
Ma è con Sentinelle di bronzo (1937) che la Duranti, interpretando come protagonista una donna di colore, conseguì il grande successo diventando da quel momento una stella del cinema e facendosi notare, giungendo presto a divenire l'attrice più ammirata e pagata del regime fascista. Protagonista in ruoli di “femme fatale”, fornì le sue prove migliori in “Cavalleria rusticana” (1939), tratto dall'atto unico di Giovanni Verga, Tragica notte (1941) e, soprattutto, in “Carmela” (1942), da un racconto di Edmondo De Amicis, nel quale recitò la parte di una ragazza impazzita per amore.
Fu proprio sul set di “Carmela” che ebbe l’incontro che gli cambiò la vita quello con Alessandro Pavolini allora Ministro della Cultura Popolare. Sembra che fu amore a prima vista. Amore segreto però e nascosto, anche se non troppo bene, visto che Pavolini era già da tempo sposato e padre di tre figli. Lo stesso Mussolini originariamente osteggiò il rapporto ma alla fine gli diede il suo beneplacido con una pacca sulla spalla e dicendo “la capisco” (sembra infatti che lo stesso Benito avesse un debole per Alida Valli). Pare, infatti, che il Duce fosse rimasto colpito positivamente dalla Duranti che recitava nel film “Il re si diverte” del 1941.
Dopo l’8 settembre, andando contro il proprio interesse per puro amore, Doris decise di seguire il suo uomo a Salò. Ivi fu ospitata a Villa Sucotina, presso Como, forse sarebbe meglio dire nascosta per evitare le violente rappresaglie dei partigiani. Oramai arrivati alla fine dell’esperienza repubblicana Pavolini si preoccupa di far riparare in Svizzera la Duranti con una valigia contenente: un vestito ed biglietto con su scritto “grazie per la tua fedeltà e per il tuo bene”.
Nel dopoguerra, registi che un tempo erano stati fascisti ed erano stati pasciuti dal Regime, ad esempio Rossellini, la ostracizzarono e lei emigrò in Sud America. La sua ultima interpretazione è stata quella della signora Fones in “The Divine Nymph” (La divina creatura, 1976), di Giuseppe Patroni Griffi interpretato da Laura Antonelli. Nel 1991 Rai 1 trasmise un film tratto dalle sue memorie intitolato “Doris una diva di regime” firmato da Alfredo Giannetti e vedeva Elide Melli come protagonista. Si spense il 10 marzo del 1995 a Santo Domingo all'età di 78 anni.
Storica è la sua rivalità con l'altra grande diva del cinema italiano di quegli anni, Clara Calamai soprattutto per una celebre "querelle” riguardante un nudo. Nel film “Carmela”, infatti, la Duranti si mostrò a seno nudo, e teneva a dire che “il mio fu il primo seno nudo ripreso all'impiedi, apparve eretto com'era di natura, orgoglioso, senza trucchi, invece la Calamai si fece riprendere sdraiata, che non è una differenza da poco”. Purtuttavia, contrariamente a quanto sostenuto dalla Calamai, la prima a mostrare il seno nudo nella storia del cinema italiano fu Vittoria Carpi nel film “La corona di ferro”, di Alessandro Blasetti.






Home
"Sanguepazzo": l'importanza di saper andare oltre gli odi politici
Invia ad un amico
Commenta