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Cartoon anni '80: l'esercito delle animazioni giapponesi alla conquista della tv italiana

Hanno fatto impazzire un'intera generazione, diventando veri e propri cult amati da migliaia di fans. Famosi, nel Bel Paese, anche per le sigle di testa, ecco come i palinsesti televisivi italiani dovettero adeguarsi all'avanzata dei cartoni nipponici

» Costume Andrea Artusi - 23/07/2012

Tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80, il panorama televisivo italiano ha presentato, tra le sue tante anomalie e contraddizioni, un fenomeno assolutamente unico e difficilmente ripetibile che ha riguardato il settore della programmazione per ragazzi. Fino al 1975, infatti, i palinsesti della RAI offrivano al pubblico dei più piccoli 'La TV dei ragazzi', un contenitore che era rimasto sostanzialmente immutato nella sua struttura fin dalla sua nascita alla fine degli anni '50 e che era improntato a obiettivi fortemente pedagogici sintetizzabili nel motto 'educare divertendo'.

Tra i contenuti offerti a bambini e adolescenti di quegli anni, fra i quali non si facevano molte distinzioni di target, vi erano molte produzioni di fiction televisive americane, alcune europee, documentari e reportage, ma pochissimo spazio era dedicato all'animazione. Le uniche sporadiche apparizioni erano i cartoons statunitensi della 'Hanna & Barbera' e i 'Looney Toones' della Warner Bros. Una scelta che, a posteriori, denota una certa reticenza nel proporre l'immagine disegnata all'infanzia e che connota nella cultura dominante italiana l'identificazione di questo genere come di serie B.

CARTONI ANIMATI ANNI '80 - PARTE 1  


A destabilizzare lo 'status quo' di Viale Mazzini ci pensano Guido De Maria e Giancarlo Governi che, su commissione del Reparto Programmi Speciali della TV di stato, danno vita nel 1972 a 'Gulp - Fumetti in TV'. Il programma, che inaugurerà un inedito e riuscitissimo melange grafico tra fumetto e cinema d’animazione, diventa fin da subito un vero e proprio cult raccogliendo indici di gradimento fino all'83 per cento. Una delle anime di questa longeva trasmissione che andrà in onda fino al 1981, è la parte musicale realizzata dalla straordinaria figura di Franco Godi che compone sigle celeberrime all'epoca (e ricordate ancora oggi) come Supergulp! Fumetti in TV, Mi chiamo Giumbolo e molte altre.

Con l'avvento delle televisioni commerciali il palinsesto per ragazzi si trasforma da area educational a spazio di intrattenimento e, sulla scorta del grande successo di 'Gulp', la neonate emittenti private scandagliano il mercato internazionale alla ricerca di titoli che possano catturare l'attenzione di bambini e adolescenti. Missione piuttosto facile visto che nel ventennio 60/70 la produzione di cartoni animati è cresciuta esponenzialmente sia negli Stati Uniti ma sopratutto in Giappone, dove molte serie a fumetti di successo sono state tradotte in animazione con grande cura e un'attenzione alla qualità maggiore rispetto agli standard occidentali.



Nel momento in cui i distributori si preparano a lanciare sul mercato italiano questo tipo di contenuti viene quindi abbastanza naturale, oltre che a doppiarli, di dotarli di sigle cantate nella nostra lingua. Il fenomeno non è immediato (alcuni famosi cartoni giapponesi dell'epoca, come quelli realizzati della nota casa di produzione nipponica Tatsunoko, sono proposti ancora con le sigle originali), ma ben presto prendono piede le canzoni italiane dei titoli di apertura e, com'era accaduto per le melodie orecchiabili di Franco Godi, il successo è straordinario.

Nel giro di un decennio una vera e propria invasione di 'anime' (così vengono chiamati in patria i cartoni animati giapponesi) travolge il nostro mercato televisivo creando una schiera di fan agguerriti e un conflitto generazionale che è arrivato fino ai banchi del parlamento con interpellanze, divieti e censure. Un corpus creativo quello del cinema d'animazione giapponese molto lontano dalla tradizione italiana e, per questo, spesso non capito quando addirittura dichiaratamente avversato e che la reinterpretazione musicale realizzata nel nostro paese ha in qualche modo compreso e fatto proprio.

 
Una schiera di autori di grandi capacità e di insospettabili qualità, spinti certamente dal grande successo che questi brani riscuotevano sul mercato, vengono reclutati dalle case discografiche alla rincorsa della serie animata del momento. Una stagione irripetibile per questo settore che si è conclusa con la concentrazione nel duopolio RAI/Mediaset. Un assetto che ha accentrato anche le produzioni musicali, ponendo fine alla pluralità di autori e di proposte che avevano contraddistinto la prima fase di diffusione di questo tipo di contenuti.

Sull'entità di questo fenomeno e sul periodo in cui si è concretizzato, i numeri parlano chiaro. Nel 1979 la sigla del cartone animato tratto dal manga di Go Nagai 'Il Grande Mazinger' vende 600mila copie mentre 'Ken Falco', serie di stampo motoristico, realizza  200mila copie e 'I Supereroi' 150 mila. Il 1980 è la volta di 'Candy Candy'. La sigla dello 'shojo manga' (fumetto per ragazze) più famoso d'Italia vende 500mila copie e via via tutti gli altri: 'Lulù' 300mila copie, 'Daltanious' 200 mila copie, 'Trider G7' 200mila copie, 'Gordian' 150mila copie, 'Fantaman' 180 mila copie, 'Megaloman' 140 mila copie, 'Toriton' 100mila copie. Ancora nel 1982 titoli come 'Lalabel' realizzano 200mila copie, 'Sampei' 100mila copie, 'Dr Slump e Arale' 100 mila copie.

Uno dei protagonisti di questa stagione straordinaria, i cui dati fanno letteralmente impallidire l'odierna produzione discografica, è l'inglese ormai naturalizzato italiano Douglas Meakin, voce dei 'Superobots' e dei 'Rocking Horse', due dei gruppi musicali che in quegli anni hanno letteralmente spopolato con le sigle dei cartoni animati negli anni '80. Un personaggio eclettico, seguito ancora da moltissimi fans, che nell'interessantissima intervista correlata a questo speciale, svela molti retroscena inediti della sua attività di autore e interprete svolta in quegli anni.